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Crisi della pesca in Calabria, Salvatore Martilotti: “Servono un nuovo assetto produttivo e un Piano Straordinario”

Il Comitato Pescatori Calabria riconosce i sostegni FEAMPA 2021-2027 ma denuncia il depauperamento della flotta, il caro gasolio ed il blocco del ricambio generazionale. L’appello alla Regione per l’attuazione della Legge 27/2004.

Bene ha fatto la Regione Calabria a predisporre strumenti a sostegno (riferimento FEAMPA 2021-2027) per le imprese di pesca in ginocchio – dichiara Salvatore Martilotti del “Comitato Pescatori Calabria” – in questa crisi che certamente è addebitabile all’aumento esponenziale del costo del gasolio. In questo momento di profonda difficoltà dell’intero settore regionale bisogna ricordare che il comparto è attraversato da più anni da una crisi che viene da lontano.

Crisi caratterizzata da fenomeni di carattere locale, come lo sviluppo spontaneo, ma anche legata alla stessa composizione della flotta insieme a normative comunitarie in materia di riduzione dello sforzo di pesca, alle incertezze dell’Unione europea nel riconoscere le specificità della pesca mediterranea e ai vincoli nell’utilizzo di tecniche e attrezzi da pesca, alla cessazione delle pesca del bianchetto ma anche all’incredibile storia della messa al bando della pesca del pesce spada con le reti.

Tutte insieme hanno prodotto uno stato di crisi permanente con contraccolpi socioeconomici e occupazionali preoccupanti. La crisi continua, la mancanza di organizzazione sugli ambiti locali, ha fatto registrare l’espulsione continua di occupati dal settore e generate una serie di preoccupazioni per lo stesso futuro.

E così come previsto dal FEAMPA 2021-2027 diversi armatori, in prevalenza anche pescatori, hanno aderito alla riconversione attraverso demolizione dei battelli. La dismissione di imbarcazioni da pesca – continua Salvatore Martilotti – non rappresenta soltanto la fine di un’attività individuale, ma anche la storia collettiva delle marinerie che hanno accompagnato l’intera operatività dei diretti interessati.

Ma hanno rappresentato anche la sintesi delle micro-imprese a conduzione famigliare, vero valore aggiunto delle marinerie. Inoltre, con la riduzione della flotta assistiamo alla effettiva riduzione della capacita produttiva con effetti che si riflettono sull’economia ittica locale e regionale. Meno battelli da pesca significa anche meno prodotto ittico locale sbarcato, minore qualità e di conseguenza una progressiva perdita di competenze che difficilmente possono essere recuperate nel breve periodo.

Le demolizioni già fatte e quelle in corso mettono a fuoco un aspetto centrale della crisi attuale: il mancato ricambio generazionale. Questo del mancato ricambio generazionale ha prodotto un danno notevole ad un settore anche per aver minato al cuore la centralità delle micro imprese. Questa forma di coesione familiare dell’impresa di pesca ha storicamente garantito stabilità e sviluppo settoriale, anche se è stato uno sviluppo non guidato.

Oggi, tuttavia, il peso del costo del gasolio e dei costi operativi, la diminuzione del PLV e quindi l’incertezza dei ricavi insieme alla complessità gestionale e il carico di adempimenti burocratici/amministrativi hanno reso l’attività della pesca poco attrattiva. A seguire assistiamo ad una forma di paradosso dal punto di vista del mercato e del consumo dei prodotti ittici sugli ambiti locali e regionale. Infatti, la riduzione dei battelli da pesca non equivale a una diminuzione della domanda del prodotto ittico.

Al contrario, la richiesta, negli ultimi anni, è aumentata e, purtroppo, tende a essere soddisfatta attraverso canali alternativi, spesso aumentando la dipendenza da approvvigionamenti esterni. Questo processo modifica l’equilibrio tra produzione nazionale e importazioni e incide sulla capacità dei territori di valorizzare il pescato locale in termini di qualità, tracciabilità e stagionalità. In questo contesto di crisi e decadenza è necessario dare nuova linfa e rivitalizzazione alle “comunità di pesca” ed è questo che non è più rinviabile avviare una nuova fase per governare il cambiamento possibile della pesca regionale con una inversione di rotta e un nuovo assetto organizzativo, produttivo, commerciale e sociale.

E allora per uscire dalla crisi, – conclude Salvatore Martilotti – in un’ottica di contaminazione virtuosa inter-settoriale tra settori, per dare una svolta alle “Comunità di pesca” non è più rinviabile un nuovo assetto produttivo, organizzativo, commerciale e sociale per governare il cambiamento possibile della pesca regionale. Ma per accompagnare il cambiamento non si può che ritornare a richiedere alla Regione Calabria il varo di un “Piano Pesca Straordinario”, una programmazione settoriale almeno triennale insieme al decollo della Legge regionale di settore, la n.27/2004, con una dotazione finanziaria compatibile per superare la crisi, invertire rotta, e assicurare così un futuro alla pesca e all’intera economia ittica regionale.

Salvatore Martilotti
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