IL CSV Cosenza, Centro di servizio per il volontariato per la provincia bruzia, ha organizzato per sabato 20 maggio un incontro dal titolo “L’umanità fragile” che ha visto la partecipazione straordinaria del giornalista Domenico Iannacone, volto noto della TV di Stato per essere stato autore di numerose inchieste che definisce “morali” ma anche per aver promosso un modo di fare giornalismo più vicino alla gente, valorizzando storie di quotidianità di singoli, spesso i cosiddetti ultimi, rendendole fruibili al grande pubblico con il fine non solo di informare ma anche di smuovere le coscienze.

Concetti chiave espressi durante l’incontro di ieri mattina tenutosi nella sala convegni della Villa Rendano di Cosenza dove il CSV Cosenza ha inteso premiare con un simbolico riconoscimento le testate giornalistiche cosentine e calabresi che hanno mostrato vicinanza all’ente promuovendo le sue attività.
Un incontro voluto fortemente dal presidente Gianni Romeo che presentando l’iniziativa e ringraziando Iannacone per la sua presenza ha ricordato la straordinaria capacità di fare solidarietà della Calabria che conta nella provincia di Cosenza ben 30mila volontari.
Numeri importanti che insieme alla distribuzione di aiuti nella provincia di Cosenza per un valore superiore ai 9 milioni di euro nel 2022, hanno consentito di ottenere il titolo di “Capitale italiana del volontariato” per il 2023. Per Gianni Romeo si è trattato di “Una bellissima giornata voluta per ringraziare la stampa e i mass media da sempre vicini al terzo settore ed al volontariato”.

“Siamo consapevoli – ha aggiunto – dell’importante ruolo che la stampa assume per valorizzare il lavoro costante dei volontari”. Una giornata che Romeo vuol fare diventare un appuntamento annuale del CSV. “Speriamo di replicarla anche nel 2024” – ha detto. Fra le testate premiate anche Cosenza Post, presente con il direttore Rita Russo, la quale, nel ricevere il riconoscimento e nel complimentarsi con il CSV, ha ringraziato il presidente Romeo e tutto lo staff. Solidarietà e volontariato, connubio perfetto che ha dato modo a Iannacone di parlare della sua vita professionale.
“Mi definisco un giornalista libero nel racconto” – ha detto Iannacone che poi, rivolgendosi ai colleghi in sala li ha esortati a “raccontare le periferie del mondo”. Iannacone ha spiegato il suo modo di intendere il giornalismo che lo ha spinto ad abbandonare i talk, a dire no agli stereotipi e alle mode del momento facendo prevalere quelle che definisce “norme del redattore sociale”. “La mia narrazione – ha detto – non vuole essere giudicante, ecco perché è necessario andare nei luoghi, privi di ogni pregiudizio. Noi dobbiamo coincidere con quello che raccontiamo”.
“Ogni storia deve essere un reagente morale” e “il racconto non deve mettere noi giornalisti nella condizione di essere sovrastanti sulla storia” sono state altre due pillole di saggezza giornalistica che Iannacone ha riservato al pubblico in sala. Concetti espressi durante la mattinata e tra una visione e l’altra di alcune sue inchieste fra cui “I dieci comandamenti”, “Che ci faccio io qui” e “Arance Rosse” che a distanza di qualche anno dalla loro realizzazione, sono riuscite questa mattina a far commuovere l’autore stesso.
Storie forti, che raccontano un’umanità quasi persa ed ai confini del mondo che nello smuovere le coscienze richiede un’azione semplice ma al tempo stesso potentissima, ovvero guardare negli occhi le persone per scorgerne la sofferenza e il desiderio di riscatto, il modo migliore per fare il giornalismo delle “inchieste morali”.
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