Passate le Olimpiadi saranno inevitabilmente tanti i “Re per una notte” di cui difficilmente, purtroppo, si ricordanno le gesta che oggi tanto hanno entusiasmato
Elia Viviani, Niccolò Campriani, Gabriele Rossetti, Diana Bacosi, Rachele Bruni, Giovanni Pelliello, Chiara Cainero, Marco Innocenti e tanti altri ancora. La triste constatazione che facevo in questi giorni, mentre gioivo per l’ottimo ruolino di marcia dei nostri atleti impegnati alle Olimpiadi di Rio, è che questi nomi così familiari oggi perché associate a persone che hanno portato a casa almeno una medaglia, fra qualche mese, probabilmente, verranno ricordati da pochissime persone.
E’ la schiera dei tanti “Re per una notte”, gente che per un motivo si trova a vivere un periodo più o meno breve di notorietà … in pochi sono quelli che verranno celebrati a distanza di anni e il più delle volte capita perché lasciano il mondo entro cui svolgono la loro attività per approdare in una dimensione che non gli appartiene.. quella dei reality show. Ti trovi che l’artefice delle notti magiche Toto’ Schillaci venga ricordato non per i 6 gol a Italia ’90 ma per la sua esperienza sull’Isola dei Famosi dell’allora Venturiana-Rai gestione.

Un fattore dominante è dato da alcuni sport che monopolizzano i vari palinsesti televisivi (calcio su tutti, seguito dalle discipline motoristiche) è che fanno si che un Balotelli che nella sua vita si è contraddistinto per il nulla cosmico venga ricordato più di un certo Gaetano Scirea (di cui in questo periodo ricorre la scomparsa) “Signore del calcio” e eroe di quel 1982 che ci consegnò la terza Coppa del Mondo.
Eppure ce ne sarebbero imprese da raccontare guardando queste olimpiadi: sua maestà dei tuffi Tania Cagnotto che si congeda dalla grande platea con un tuffo da 81, punteggio da lei mai realizzato in manifestazioni ufficiali che le permette di divorarsi la canadese Abel fino ad allora terza e mettersi al collo un bronzo che vale oro visto il monopolio cinese nella disciplina. Alla faccia della più strombazzata Federica Pellegrini che probabilmente ormai è più dedita a curare la sua immagine social che conseguire risultati degni della sua fama …ma la Fede si sa che è più televisiva ergo promuoviamola portabandiera.
O lo sguardo di Campriani che per un’intera gara si attesta con una media di 10.2 e all’ultimo tiro mi fa un 9.3 che cancella le possibilità di oro tranne poi risuscitare quando il suo rivale a cui bastava un 9 per vincere ti fa un 8.5, mai fatto nemmeno sparando bendato. O Elia Viviani che cade dalla bici si rialza e va a prendersi l’oro. O la storia di Nibali che stava volando verso l’oro fino a quella maledetta curva che lo taglia fuori..

Sicuramente la storia non si ricorderà di questi nomi e di queste facce, ma ci sono stati momenti in cui anche durante le Olimpiadi ci sono stati gesti che sono passati alla storia: ai Giochi, svoltisi a Roma nel 1960, Abebe Bikila corse e vinse l’intera maratona senza scarpe. L’etiope partì senza scarpe d’accordo con il suo allenatore Onni Niskanen. Bikila divenne il simbolo dell’Africa che si liberava dal colonialismo europeo, conquistando la prima medaglia d’oro del continente africano ai Giochi olimpici. Bikila a distanza di anni perse l’uso delle gambe.
Oppure il silenzio rumoroso del gesto di Tommie Smith e John Carlos che si trovano sul podio dei 200 metri alle Olimpiadi a Città del Messico, il 16 ottobre 1968, con i pugni alzati, i guanti neri (simbolo del black power), i piedi scalzi (segno di povertà), la testa bassa e una collanina di piccole pietre al collo (“ogni pietra è un nero che si batteva per i diritti ed è stato linciato”).
Smith e Carlos facevano parte dell’Olympic Project for Human Rights e decisero di correre alle Olimpiadi nonostante il 4 aprile Martin Luther King fosse stato assassinato e molti altri atleti avessero deciso di non partecipare. Tommie Smith arrivò primo (stabilendo il nuovo record mondiale dei 200 metri), Carlos terzo.
Ritornando ai nostri atleti e analizzando il dato delle medaglie finora vinte emerge che siamo forti con le armi: carabina, spada.. Soprattutto con le armi da fuoco… tanto che quando vedevo Campriani sparare provavo a immaginarlo nel film American Sniper. Vai a scoprire che l’Italia è un paese di santi, navigatori, allenatori e … cecchini.
“E’ stato stravolto il concetto di identità e il nostro modo di confrontarci con gli altri: da penso dunque sono a ho tanti “mi piace” quindi esisto”. (Loredana Lipperini)
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