Per quanto se ne dica, Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’Amerca, così come ha deciso il popolo americano che ha scelto da chi farsi governare
Stamattina mi sono svegliato con il motivetto di una nota canzone che mi ronzava per la testa. Ovviamente testo in inglese, la parte più interessante del testo della canzone tradotta in italiano fa pressappoco: “Ora stà attento a quello che dici o ti chiameranno: radicale, liberale, fanatico, criminale. Potresti scrivere il tuo nome? Ci piacerebbe sapere se sei accettabile, rispettabile, presentabile, un vegetale!”
La canzone è “Logical song” dei Supertramp che benché la pronuncia quasi simile non è la versione Supereroe del neo Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump.

Quella che doveva essere una “Logical election” che avrebbe dovuto portare alla vittoria, seppur rosicata, annunciata, strombazzata da tutti i sondaggisti, politologi, medium e cartomanti di Hilary Clinton si è trasformata nel trionfo del Biscardi dell’antipolitica americana. Qualcuno sul web ironizza dicendo che si è passati dal primo Presidente nero al primo Presidente arancione. Una cosa è certa: gli Americani non hanno voluto il primo Presidente donna.
Il miliardario Trump viene visto dai media in vari modi: c’è chi lo ritiene un valido affarista e un geniale imprenditore, c’è chi lo apostrofa come bancarottiere sostenendo che le sue sconfinate risorse economiche siano il frutto del lascito paterno. Di fatto è che cura molto l’apparenza e più che al fatturato è stato sempre attento al brand.
Il suo marchio è associato a varie catene di merchandising di vini e abbigliamento utili per promuoverlo e con il quale sponsorizza e lancia vari concorsi internazionali per reginette e starlette. Abile showman e ideatore del reality The Apprentice, il reality TV in cui lui selezionava aspiranti imprenditori: un vero successo in tutta l’America. E proprio come all’interno di un reality siamo stati testimoni della più imbarazzante contesa elettorale che lo vedeva contrapposto a Hilary Clinton, e per contenuti e per i toni scurrili e i vari colpi bassi che si sono scambiati i due candidati.
I primi passi di Trump in politica vengono mossi proprio in casa Clinton anche se da lì a breve se ne distacca per indirizzarsi verso un orientamento di destra. Già all’epoca della rielezione di Obama aveva fatto parlare di sé attirando i consensi di chi riteneva Obama un usurpatore perché nato in Kenya e non quindi eleggibile in quanto non rispettava il sentimento di americanismo.
Quando decide di candidarsi nessuno lo prende sul serio ma facendo leva sull’appoggio delle lobby e contando su un nuovo sentimento nazionalistico che sta spirando fa incetta dei suoi avversari fino ad arrivare all’incarico più importante del mondo.
Se Hilary doveva essere la naturale prosecuzione della politica avviata da Obama, Trump ne rappresenta l’antitesi. Inizia a far girare termini come muro, dazi doganali e denuncia dei trattati di libero scambio. A quelle aziende che hanno deciso di trasferirsi in Messico in caso di sua elezione Trump ha promesso che farà pagare dazi stellari per vendere le merci negli Stati Uniti. Il suo programma pone al centro gli Americani e punisce chi entra illegalmente: si rischiano fino a cinque anni di carcere.
Trump ha vinto rivolgendosi all’elettorato con un linguaggio giullaresco in alcuni momenti, ha parlato di pancia quando ha promesso aumenti di salari, ha parlato patriotticamente quando ha dichiarato guerra commerciale alla Cina e in queste sue sfaccettature Trump ha usato a mani basse i social facendo passare slogan che alla fine si sono rivelati vincenti.
Il mondo non sembra aver reagito bene alla sua elezione e anche i primi indici di mercato dopo l’annuncio sono negativi.
In Italia l’ “intellighentia dominante” vede l’elezione di Trump come qualcosa di apocalittico per le conseguenze delle politiche che vorrà adottare… La stessa intellighentia dimentica che noi un fenomeno simile lo abbiamo avuto quando abbiamo eletto Silvio Berlusconi a cui non a caso Trump dice di ispirarsi.
Oppure dimenticano che alla base di qualsiasi democrazia c’è l’esito elettorale che è quanto i cittadini vogliono e l’America ha scelto Trump. Gli pseudo-intellettuali del nostro Paese hanno forse dimenticato che l’Italia è in mano a uno che non ha avuto alcuna legittimazione personale elettorale. E soprattutto dimenticano che fino a stamattina l’America era la Nazione a cui ispirarsi…
All’improvviso mi ronza un altro motivetto… una canzone dei Green Day… “American idiot” e mentre la ascolto un dubbio mi assale: siamo sicuri che gli “idiot” siano gli Americani che hanno scelto da chi farsi rappresentare o noi Italiani a cui questa possibilità ci viene negata da diverso tempo?
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