Banner Conad

Donne di mafia, nel mirino c’è la ‘reggente’ del clan Serpa

Le rilevazioni della vedova di Michele Bruni, morto in carcere due anni fa, ancora una volta sembrano inchiodare Nella Serpa alla guida dell’omonimo clan di Paola

clan serpaIl ruolo delle donne di mafia negli ultimi anni è diventata sempre più centrale.

E adesso sotto il mirino degli inquirenti c’è la 59enne Nella Serpa, reggente dell’omonimo clan di Paola, che compare nelle confessioni di Edyta Kopaczinska, moglie di Michele Bruni che è stato al vertice della nota cosca cosentina ed è morto in carcere due anni fa.

E’ stata proprio lei a raccontare ai pm Eugenio Facciolla e Pierpaolo Bruni gli intrecci che regolavano i rapporti tra i Serpa e i Bruni in Calabria.

In mezzo a queste rivelazioni parla anche di Nella che era molto più di una semplice moglie per il boss, mentre Giuliano Serpa (cugino del boss) faceva il doppio gioco informando le forze dell’ordine ma mantenendo buoni rapporti con il suo clan.

Ma il ruolo di Nella è stato confermato anche da altri: la Edita s’incontrava spesso al lido Jamaica di Paola, lo stesso appena sequestrato dalla Dda di Catanzaro, e lì sette anni or sono, rischio di morire in un attentato come ha confessato tempo fa il pentito Adamo Bruno.

Un’operazione che precedette di poco l’assassinio per errore dell’operaio Tonino Maiorano scambiato nel 2007 per il boss Giuliano Serpa. Tutti particolari svelati da Bruno.

Ora le attenzioni degli inquirenti si concentrano sul ruolo della cosca e in particolare di Nella nel condizionare gli appalti pubblici a Paola, il Comune e l’Asp locale. Pesantissime le accuse per la donna che però continua a dirsi innocente “almeno sino a sentenza definitiva”.

Condividi questo contenuto