Diciamo le cose come stanno: siamo alla rovina più totale. Ad oggi, l’intera area metropolitana di Cosenza è in ginocchio: il comune di Rende è sciolto per mafia almeno fino al 2024, mentre quello bruzio non ha più un euro.
In sostanza l’uno ha i sigilli e l’altro è alla canna del gas. Alcuni cittadini vedono la fusione come una possibile occasione di rilancio, altri temono di accollarsi i debiti. Insomma ancora non si è capito se il progetto della “Grande Cosenza” prenderà mai forma.
Intanto, ci ritroviamo probabilmente nel periodo peggiore della storia cittadina. La dimostrazione è data dalle centinaia di studenti che affollano l’autostazione per partire verso lidi migliori, perché a dirla tutta, il capoluogo non ha mai conosciuto un momento più triste di quello attuale.
Ne è la prova anche il crollo demografico a cui stiamo assistendo da un pò di tempo a questa parte. In più, se negli anni scorsi la città aveva conosciuto una fase di rinascita e di modernizzazione, ora è tornata a vivere una stagione di totale immobilismo.
Si è passati da un ciclo di entusiasmo a uno stadio negativo e imbarazzante che però è determinato in gran parte dalla mancanza di liquidità.

Quindi la proposta sulla città unica avrebbe grossi vantaggi: un centro di oltre centomila abitanti che diventerebbe il secondo della Calabria dopo Reggio, capace di ottenere almeno 150 milioni di euro di nuovi finanziamenti pubblici.
Una prospettiva interessante, considerando il fatto che ciò di cui il territorio ha urgentemente bisogno adesso sono le risorse, e poi un municipio fallito e uno sospeso per risorgere debbono unirsi, così facendo ne potrebbe nascere uno nuovo pronto a piazzarsi tra i più popolosi del mezzogiorno.
Sta alla politica lavorare per arrivare a questo risultato, nel frattempo i cosentini e i rendesi continuano a vivere in quest’epoca del nulla, rimpiangendo il passato e vivendo il malessere del dissesto che si riversa sull’inefficienza dei servizi pubblici e su un’amministrazione più debole con le mani legate.
La svolta potrebbe arrivare dalla fusione in sede di discussione in consiglio regionale ma c’è chi adombra la possibilità che Caruso o Principe impugnino il provvedimento amministrativo. Sarà un inverno di sorprese.
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