Se questa è la stessa squadra che nelle prime sei giornate di campionato è riuscita a racimolare la miseria di due punti, se è la stessa squadra che fino a poco più di un mese fa arrancava terribilmente allora le cose sono due: o il calcio è uno sport strano e imprevedibile (risposta veritiera al 50%) o mister Braglia ha saputo stravolgere tutto toccando corde che solo lui poteva individuare (risposta più plausibile).
Il successo prestigioso sul campo di un Trapani che fino a ieri non aveva mai subito sconfitte in casa si aggiunge a quello schiacciante e convincente contro la Virtus Francavilla. È il quarto risultato utile consecutivo, la seconda vittoria nell’arco di 7 giorni, sono 6 i gol fatti e 2, di cui uno su rigore, quelli subiti: questi numeri spiegano bene la resurrezione del Cosenza targato Braglia.
Il blitz in terra sicula assume un valore doppio, perché il club silano ha affrontato la trasferta più lunga e impegnativa della stagione con gli uomini contati, sul pullman infatti erano solo in 18. L’organizzazione, l’ordine, la compattezza e il sincronismo dei movimenti hanno prevalso sul “palla a Reginaldo e magari ci pensa lui”. Nel confronto a distanza mister Braglia ha dato una lezione di sagacia tattica al collega Calori. Si è rivelata azzeccata la mossa di preferire Saracco ad un Perina dato con le valigie in mano dopo due anni di miracoli e grandi prestazioni.

Se anche dovesse cambiare padrone la porta rossoblu sarebbe in buone mani e ieri il bravo Umberto ne ha dato l’ennesima dimostrazione. Quando si chiedeva un giudizio agli addetti ai lavori di Francavilla sulle doti del difensore Riccardo Idda la risposta era pressoché unanime: “È un ottimo giocatore”. I 90 minuti di ieri sono stati illuminanti in tal senso: per il sardo non solo il gol vittoria ma tanta personalità. In generale la gioia di vedere un muro difensivo che ha annullato Evacuo e ha chiuso quasi tutti i varchi all’offensiva granata.
Non va crocifisso il giovane Pasqualoni per l’ingenuità commessa su un vecchio volpone dell’area di rigore come Reginaldo, sono piccoli errori che rientrano nel processo naturale di crescita di un calciatore. Pensiamo piuttosto al gol ritrovato da Mendicino, dopo Baclet un altro attaccante che riesce a rompere il suo digiuno personale: imperioso e chirurgico lo stacco di testa con cui ha freddato Furlan.
La chiusura è dedicata a chi ormai ha inteso perfettamente il significato della fascia di capitano: Angelo Corsi, non più la solita quantità e dinamicità, ma anche un’inaspettata qualità. Se si mette a calibrare palloni come il miglior Beckham siamo a cavallo.
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Immagine di copertina dell’articolo Pappalardo.
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