I rifiuti in Calabria continuano ad essere un problema… o forse bisognerebbe dire che si tratta di una vera e propria “prolungata” emergenza rifiuti
Questa emergenza dura ormai da quasi vent’anni e viene affrontata senza troppa cognizione di causa, un pò come se bastasse navigare a vista, districandosi alla meno peggio, tra un momento critico e l’altro.

Il problema dei rifiuti era stato un problema serio, già per la precedente legislatura regionale, ed i problemi non si sono risolti neanche alla fine della gestione commissariale con il passaggio di competenze al Dipartimento Ambiente, guidato da quasi due anni dall’assessore Putignano. Problemi aggravati dalle difficoltà finanziarie nei rapporti con le società titolari della gestione degli impianti, e le difficoltà strutturali della grande discarica di Pianopoli, sempre più spesso alle prese con i mal funzionamenti.
Situazione davvero disastrosa, alla quale la giunta Scopelliti, aveva reagito con superficialità e poca lungimiranza, attuando provvedimenti provvisori, ricorrendo ad impianti privati e inviando i rifiuti in altre regioni ed anche all’estero, con costi elevati per le casse della regione.
Nella nuova legislazione, quella seguita da Mario Oliverio, le cose non sembrano andare meglio, visto che si sta procedendo come se l’unica soluzione fosse attendere tempi migliori, infatti il primo provvedimento firmato dal neo Governatore, è stata la proroga nel settore rifiuti, che poi altro non è che “la proroga della proroga”.
Prorogare l’aumento delle soglie di conferimento, significa riempire molto più velocemente i contenitori oggi disponibili per lo smaltimento dei rifiuti.
Alla seconda riunione utile del Consiglio Regionale, quella dedicata alla riforma dello Statuto, Oliverio ha trovato il tempo di far approvare una nuova legge, che di fatto proroga la possibilità di far ricorso agli impianti privati per lo smaltimento dei rifiuti. La nuova scadenza è fissata per il prossimo 31 dicembre, per cui si ha avanti un intero anno, nel quale si spera, Oliverio comunicherà il da farsi.
La Calabria è la stessa regione della quale fino al 2011 si è occupata la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, con una valutazione finale che ricalca quanto già certificato dalla Corte dei Conti di Catanzaro, che aveva – a proposito della gestione commissariale – parlato di ”fallimento di un’esperienza che invece di produrre scelte rapide e definitive, introduce conflitti istituzionali devastanti e incomprensibili, tanto più che si è riscontrata la totale assenza di pubblicità, correttezza e trasparenza nell’attribuzione degli incarichi esterni”.
Questa tesi sostenuta anche dai Carabinieri del Noe, che si esprimevano sullo stato di emergenza nella regione Calabria, dicendo che invece di rappresentare una concreta risorsa per la collettività, ha rappresentato un sistema di potere, da tutelare e prorogare ad ogni costo e per più tempo possibile, basato sugli appalti, sulle consulenze esterne e su tutti quei meccanismi di potere che caratterizzano un condizione emergenziale.
Quindi entrambi i punti di osservazione – quello della Commissione d’inchiesta come quello del Noe -hanno rilevato come il modo in cui si approccia al problema di “emergenza”, non solo non lo risolve, ma in più lo aggrava, ai danni dei calabresi che pagheranno a caro prezzo, nel tempo, con conseguenze per loro salute.
Presumibilmente la soluzione sarebbe stata incentivare quanto più possibile l’aumento delle percentuali di raccolta differenziata nei comuni calabresi, e sarebbe stata cosa buona e giusta, incominciare a pensare ai rifiuti come ad una risorsa da sfruttare attraverso il riutilizzo e la vendita dei materiali.
E poi la razionalizzazione dei costi, e la differenziata porta a porta con i contributi regionali.
Il tempo passa e questo problema resta ancora “emergenza” che si impantana nelle proroghe.
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