Sala gremita per l’assemblea UGL Autonomie. Migliaia di dipendenti pubblici pronti alla mobilitazione: «Siamo il pilastro dei Comuni, ma guadagniamo 800 euro». Il 6 maggio l’incontro decisivo con il Governatore Occhiuto.
Ampio consenso e sostegno all’UGL da parte dei dipendenti pubblici ex lavoratori lsu/lpu. Dignità e diritti negati per i dipendenti precari più vecchi della P.A. Dopo trent’anni di lavoro negli enti locali, gli ex lsu/lpu, ancora con contratti part-time e con stipendi di circa 800 euro al mese. Senza contributi previdenziali per oltre 10 anni, saranno pure i più poveri pensionati della P.A. In tanti, già pensione, è uguale a quella sociale. Il sei maggio, l’incontro con il Governatore, Occhiuto.
E’ stato un successo di partecipazione ieri, con una sala gremita a Rende, l’assemblea dell’UGL Autonomie, Dipartimento Lavoro con i dipendenti pubblici ex lsu/lpu. Sono oramai in migliaia i lavoratori dipendenti pubblici ex lsu lpu della Calabria, che hanno deciso di sostenere le proposte e dato mandato al sindacato UGL Autonomie, di rappresentarli, con centinaia di iscrizioni. L’intervento in remoto, della segretaria generale di UGL Autonomie, Ornella Petillo ha di fatto aperto i lavori, confermando l’interesse prioritario della Confederazione nel seguire la vicenda , ribadendo di aver creato una struttura Nazionale ”lavoro” dedicata anche a questo comparto di lavoratori, affidandola non a caso al calabrese Gianvincenzo Benito Petrassi della segreteria Nazionale UGL Autonomie e per la Calabria ai dirigenti regionali e componenti del direttivo, Romolo Cozza, Giovanni Conforti, Oreste Valente, Giulio Pignataro e Gino Pettinato. Diversi gli interventi, nel corso dell’incontro, anche di lavoratori che hanno parlato dei problemi che vivono sui loro territori. A margine, anche i saluti a questa nuova area dell’Ugl Autonomie, dipartimento lavoro, del segretario confederale dell’UGL di Cosenza, Guglielmo Nucci.
Da ora in avanti, – hanno detto all’unisono i dirigenti sindacali – non ci saranno più scuse da parte della politica a non ascoltare questi lavoratori precari dimenticati, i più poveri della P.A. ma che rappresentano il 95% dei dipendenti degli Enti Locali. Senza questi lavoratori, – hanno sottolineato, Petrassi, Cozza e Pignataro – i comuni della Calabria, chiuderebbero, senza dare più servizi ad intere popolazioni. E, si perché questi lavoratori, – hanno poi ribadito, Conforti, Valente e Pettinato, oramai dopo trent’anni, coprono tutti i servizi sia esterni che interni, con mansioni e qualifiche anche alte. In tanti, dirigono vari uffici, dall’anagrafe ai tributi, fino alla polizia locale.
Le tre vertenze, portate avanti da circa un anno dall’Ugl, dimenticate da altri sindacati, hanno fatto esplodere il grido di allarme di questi lavoratori, e nella gremita assemblea svoltasi ieri, si è definito anche il percorso per riportare all’attenzione di istituzioni ed opinione pubblica, le difficili condizioni in cui si trovano.
Le rivendicazioni si concentrano su 3 punti: aumento delle ore di lavoro, molti ex LSU/LPU operano ancora con contratti part-time, spesso ben al di sotto delle 36 ore settimanali che garantirebbero uno stipendio dignitoso. UGL Autonomie chiede ripristino e corretto utilizzo del Fondo già destinato all’aumento delle ore.
Riconoscimento dei contributi previdenziali: per oltre un decennio, hanno prestato servizio senza copertura previdenziale effettiva; situazione che, come denuncia l’UGL, ha costituito un “vero e proprio lavoro nero legalizzato dallo Stato” e con rischio di pensioni al di sotto della soglia di povertà. Mobilità tra Enti: l’attuale sistema discrimina gli ex Lsu Lpu.
Grandi aspettative, infine, per la notizia data durante l’assemblea, dell’incontro, già confermato, di mercoledì sei maggio, con il presidente della regione, Roberto Occhiuto e l’assessore al lavoro Calabrese. E’ la prima volta, – hanno dichiarato i dirigenti Ugl – un segnale positivo, entusiasmante e pieno di speranze, per iniziare a risolvere le varie problematiche, affinchè si possa migliorare la qualità della vita di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie.

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