Come in una trattoria. Il concerto di Fabio Concato al Rendano ,ieri sera, è stato cosi bello e semplice che lo possiamo paragonare ad una serena giornata trascorsa in trattoria. Un poco di amici, una chitarra, il pianoforte e la musica… Proprio come la sua canzone che in pratica propone ad inizio concerto “In trattoria”.

Una canzone che sa molto di Concato. Lui che assapora la lentezza e riflette sulla vita per arrivare alla creatività e alla scrittura. E tante sono le canzoni che ,nel corso della sua carriera, ha scritto con quella sensibilità e grande conoscenza musicale che hanno reso ogni pezzo unico, irripetibile. Ed è musica. Quella musica di un cantautore che riesce ad emozionare con una facilità disarmante. Ritorna a Cosenza con il suo tour “L’altro di me” dove mette al centro dello spettacolo canzoni scritte 30 anni fa, ma che magari sono meno conosciute delle altre. Di tutte quelle canzoni che il pubblico canta con grande coinvolgimento.
C’è una canzone a cui è legato Fabio Concato in modo particolare ed è la canzone dedicata al padre. Si chiama Gigi e la canta con trasporto. Le parole sono belle, basta partire dall’inizio: “era il tempo in cui cominciavo a sentire musica. Ascoltavo un signore che aveva una voce cosi. Non capivo che lingua parlasse ma mi era simpatica e riempiva le stanze di note e di poesia. Tu eri li con me che cercavi di insegnarmela…”. Il padre che ha insegnato al piccolo Fabio che la musica è tutto.
Il teatro Rendano è strapieno. Il giovane manager Alfredo De Luca riceve i ringraziamenti pubblici da parte dello stesso Concato che ammette: “mi ha voluto a tutti costi qui in questo splendido teatro. Il ragazzo è un buongustaio…”. E giù risate, applausi e via dentro in più di due ore di concerto dove il Fabio nazionale non si risparmia nonostante una bronchite, ma durante tutto il suo spettacolo riesce a bere solo un bicchiere d’acqua. E ci sono titoli, canzoni che non si dimenticano. Il milanese della “Domenica bestiale” resta milanese, ma con l’animo del terrone perché ama dialogare con il pubblico e nello stesso tempo essere tra il pubblico.
E quando lo vedi sbucare il platea eccolo il delirio di foto, pacche sulle spalle e grande amore di un pubblico che vuole ancora “un’altra canzone, un’altra ancora…”. In prima fila c’è una ragazza dagli occhi belli. Si chiama Federica, canta e confessa: “con questa canzone è nata mia figlia…”. Non poteva che essere Fiore di Maggio. Ogni canzone di Concato in fondo è storia di vita, di buona vita fatta di sentimento e tanto amore.
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