Caro Presidente,
ho letto con attenzione il comunicato diffuso oggi dal Cosenza Calcio, nel quale la società denuncia quello che viene definito un vero e proprio “boicottaggio”, parlando di insulti, minacce, campagne organizzate e di ingenti danni economici provocati alla società negli ultimi due anni.
Sono parole importanti, che meritano rispetto e attenzione.
Proprio per questo, però, credo sia necessario ricordare anche un’altra parte della storia.
Da diversi anni, e precisamente già nel mese di dicembre, quando il Cosenza militava ancora in Serie B, il sottoscritto ha cercato in più occasioni di creare un momento di confronto pubblico tra la società, la stampa e i tifosi.
Attraverso l’allora addetto stampa, Gianluca Pasqua e attraverso numerosi messaggi WhatsApp inviati personalmente al Presidente, ho invitato la società a partecipare alla mia trasmissione ALupoAlupo, non per attaccare o mettere alla berlina qualcuno, ma semplicemente per parlare, chiarire, spiegare e metterci la faccia, soprattutto in un momento particolarmente delicato.
L’invito era semplice: venire in trasmissione, confrontarsi con i giornalisti e con i tifosi e raccontare direttamente la posizione della società. A quegli inviti, però, non è mai arrivata una risposta.
E allora oggi, leggendo che si parla di una strategia di boicottaggio che andrebbe avanti da due anni, mi permetto di porre una domanda, senza polemica e senza pregiudizi: se c’era la necessità di spiegare, chiarire e difendere le ragioni del Cosenza Calcio, perché non si è scelto, quando ne è stata data la possibilità, di confrontarsi pubblicamente con chi era disposto ad ascoltare?
ALupoAlupo è sempre stato uno spazio aperto al confronto e alle diverse opinioni. Chi viene in trasmissione è libero di esprimere il proprio pensiero e, naturalmente, si assume la responsabilità di ciò che dice.
Una cosa, però, è la contestazione, anche dura; altra cosa sono insulti, minacce e comportamenti illeciti, che personalmente non ho mai condiviso e che devono essere eventualmente perseguiti nelle sedi competenti.
Ma non si può mettere tutto nello stesso calderone.
Il dissenso di un tifoso, una critica giornalistica, una contestazione della piazza o una domanda scomoda non sono automaticamente un boicottaggio.
Se oggi il Cosenza Calcio ritiene di essere vittima di una vera e propria strategia organizzata ai suoi danni, credo sia giusto che vengano spiegati con chiarezza fatti, circostanze e responsabilità, distinguendo sempre tra il diritto di criticare e gli eventuali comportamenti illegali.
Da parte mia, rimane una convinzione: le porte del confronto sono sempre state aperte.
Lo erano allora e lo sono ancora oggi.
Presidente, se ritiene che sia arrivato il momento di spiegare ai tifosi e alla città la posizione del Cosenza Calcio, ALupoAlupo è ancora disponibile ad ascoltarla.
Senza pregiudizi, senza filtri e senza paura di affrontare anche le domande più scomode.
Perché alla fine, al di là delle società, dei dirigenti e delle polemiche, c’è una cosa che dovrebbe unirci tutti: il bene del Cosenza Calcio e il rispetto per la sua tifoseria.
Fabio D’Ippolito
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