Banner Conad

Farmaci incretinici e dimagrimento: i consigli dell’endocrinologo Domenico Tromba per proteggere la massa muscolare

Il referente nazionale e consigliere dell’Ordine dei Medici di Reggio Calabria fa chiarezza sulla dieta corretta durante il trattamento. Tromba: «Non conta solo quanto peso si perde, ma come lo si perde: fondamentali proteine, idratazione ed esercizi di resistenza».

“Quando si utilizzano i nuovi farmaci per il dimagrimento basati sull’azione delle incretine, non esiste una dieta rigida e uguale per tutti. È però fondamentale seguire un’alimentazione equilibrata, capace di favorire la tollerabilità digestiva, garantire un adeguato apporto di nutrienti e preservare la massa muscolare durante il percorso di perdita di peso”.

Così il dottor Domenico Tromba, endocrinologo, specialista in malattie metaboliche e obesità, consigliere dell’Ordine dei Medici di Reggio Calabria e referente nazionale Corso Biomedicina oltre che Presidente Associazione “Scienza e vita”. 

“Questi farmaci, infatti, riducono l’appetito e rallentano lo svuotamento gastrico, contribuendo a prolungare il senso di sazietà. Per questo motivo, è importante prestare particolare attenzione non soltanto alla quantità di cibo consumata, ma anche alla sua qualità. Come avviene in qualsiasi percorso di dimagrimento significativo, una parte del peso perso può essere costituita da massa magra, compresa quella muscolare, oltre che da tessuto adiposo. Per limitare questo effetto e ottimizzare i risultati, sia dal punto di vista fisico sia in vista di eventuali interventi chirurgici, è importante associare al trattamento farmacologico un adeguato apporto proteico e un’attività fisica regolare, con esercizi di resistenza, sotto la supervisione di professionisti qualificati. Durante il trattamento con farmaci incretinici non è generalmente necessario seguire uno schema alimentare rigido. È invece consigliabile adottare un’alimentazione varia ed equilibrata, adattata alle esigenze individuali e alla tollerabilità digestiva. Mangiare meno non significa necessariamente mangiare meglio. Se la riduzione dell’appetito porta a consumare quantità insufficienti di nutrienti essenziali, il dimagrimento può accompagnarsi a stanchezza, perdita di massa muscolare e difficoltà nel mantenere un buono stato nutrizionale” – spiega il dottore.

Gli alimenti da privilegiare

1. Proteine di buona qualità

Pesce, pollo, tacchino, uova, tofu, ricotta, fiocchi di latte e yogurt greco sono alcune delle possibili fonti proteiche da inserire nella dieta. Anche la bresaola può essere consumata occasionalmente, tenendo conto del suo contenuto di sale.

Un apporto proteico adeguato contribuisce a preservare la massa muscolare durante il dimagrimento. Le quantità devono essere personalizzate in base alle caratteristiche individuali, all’attività fisica e all’eventuale presenza di patologie.

2. Carboidrati complessi e alimenti ricchi di fibre

Cereali integrali, avena, pane integrale, riso e altri cereali possono contribuire a fornire energia e nutrienti essenziali. La scelta e le porzioni vanno adattate alla tolleranza individuale: durante la terapia, infatti, alimenti molto ricchi di fibre possono risultare meno tollerati da alcune persone, soprattutto in presenza di nausea o senso di pienezza precoce.

3. Verdure, preferibilmente ben tollerate

Zucchine, carote, spinaci e altre verdure, cotte o crude secondo la tolleranza personale, aiutano a fornire fibre, vitamine e minerali.

In presenza di gonfiore, nausea o senso di pienezza, può essere utile preferire verdure cotte e porzioni moderate, aumentando gradualmente le quantità in base alla risposta individuale.

4. Grassi di buona qualità, nelle giuste quantità

L’olio extravergine d’oliva, le noci, le mandorle e l’avocado apportano grassi insaturi utili per un’alimentazione equilibrata.

È tuttavia opportuno moderare le porzioni, perché i pasti molto ricchi di grassi possono accentuare la sensazione di pesantezza, la nausea e il reflusso in alcune persone durante il trattamento.

5. Idratazione costante

Bere regolarmente durante la giornata è fondamentale. La riduzione dell’appetito può infatti accompagnarsi a una minore assunzione di liquidi, aumentando il rischio di disidratazione, soprattutto in presenza di vomito o diarrea.

La quantità di acqua necessaria varia in base alle condizioni individuali, all’attività fisica e all’eventuale presenza di patologie che richiedano una gestione specifica dei liquidi.

Fritture, carni particolarmente grasse, preparazioni elaborate e sughi pesanti possono accentuare nausea, reflusso e senso di pienezza. È preferibile privilegiare metodi di cottura semplici, come vapore, forno o piastra, e pasti meno ricchi di grassi.

Brioches, torte, dolciumi e bevande zuccherate dovrebbero essere consumati con moderazione. Questi prodotti possono fornire molte calorie a fronte di un apporto limitato di nutrienti essenziali e rendere più difficile mantenere un’alimentazione equilibrata.

L’alcol può peggiorare nausea e reflusso e contribuire a una gestione meno efficace della glicemia. È quindi opportuno limitarlo o evitarlo, valutando anche le condizioni cliniche individuali e le indicazioni del medico curante.

Chi assume farmaci incretinici, come la tirzepatide, può sperimentare una marcata riduzione dell’appetito e, di conseguenza, consumare porzioni molto più piccole rispetto al passato. Il rischio è che la riduzione delle quantità non sia accompagnata da un’adeguata attenzione alla qualità nutrizionale degli alimenti. Nel tempo, questo può determinare un apporto insufficiente di proteine, fibre, vitamine, minerali ed energia, con possibili ripercussioni sulla massa muscolare, sui livelli di energia e sul benessere generale.

Per questo motivo, il percorso di dimagrimento dovrebbe prevedere un monitoraggio nutrizionale adeguato, soprattutto nei pazienti che perdono peso rapidamente o che presentano difficoltà ad alimentarsi in modo sufficiente.

L’alimentazione e l’idratazione non sono soltanto strumenti per migliorare il risultato estetico: sono componenti importanti della tutela della salute durante il trattamento farmacologico.

Un accorgimento che può aiutare a migliorare la tollerabilità digestiva è suddividere l’alimentazione quotidiana in pasti di dimensioni contenute, evitando di concentrare grandi quantità di cibo in pochi momenti della giornata.

“Per alcune persone può essere utile distribuire l’alimentazione in quattro o cinque piccoli pasti, anziché consumare due o tre pasti abbondanti. È importante, tuttavia, adattare la frequenza dei pasti alla fame, alla tollerabilità individuale e alle indicazioni del professionista della nutrizione, senza sforzarsi a mangiare quando si avverte una marcata sensazione di pienezza. I farmaci incretinici rappresentano un’opportunità importante nel trattamento dell’obesità e nella gestione del peso, ma i risultati migliori richiedono un approccio integrato – conclude il dottore Tromba -. Un’alimentazione equilibrata, un apporto proteico adeguato, una corretta idratazione e un’attività fisica mirata al mantenimento della massa muscolare contribuiscono a rendere il percorso di dimagrimento più sostenibile e a tutelare la salute nel lungo periodo. Il principio fondamentale è semplice: non conta soltanto quanto peso si perde, ma anche come lo si perde. Per questo, il trattamento farmacologico dovrebbe essere accompagnato da un percorso personalizzato, seguito dal medico e, quando opportuno, da un professionista della nutrizione”.

Condividi questo contenuto