Una lunga, emozionante ed appassionata intervista, quella che Federica Angeli giornalista di Repubblica attualmente sotto scorta, ha concesso al nostro giornale
Le chiesi se fosse disposta ad una intervista per il mio giornale. Mi rispose: “certo, nessun problema. Ma preferisco farla di persona, e non per telefono. Vieni tu o vengo io?” Non nascondo che una tale sicurezza di intenti, mi spiazzò. Tutti – o quasi – sanno chi è Federica Angeli, ma starle vicino, ascoltare quello che dice, e “come” lo dice, puntare l’attenzione sulla sua storia, sulla sua esperienza lavorativa e di vita, fa un certo effetto. Eppure non mette in imbarazzo mai nessuno, lei. O meglio … mette in imbarazzo solo chi ha la coscienza sporca, perché quei suoi occhi grandi, ti trafiggono, ti scrutano e ti smascherano, se hai qualcosa che stona con la parola “legalità”.

Quando l’ho incontrata, ho pensato quello che forse pensano tutti, quando hanno la possibilità di starle vicino. Ho pensato “come fa ad essere così tenace, mentre cammina con quella falcata da gazzella?”
Poi le ho stretto la mano, ed ho capito tutto. Ed in quel “tutto” ci sta anche il motivo per il quale la chiamano “luce del coraggio”. Al buio della paura, lei, Federica Angeli, proprio non ci vuole stare e dunque, preferisce la luce. Lei deve vederci chiaro, deve “far luce”, deve capire, deve mettere a posto i fatti, dopo averli raccolti, analizzati, raccontati. Ma non fatti qualsiasi, come fa la stragrande maggioranza di coloro che decidono di fare i giornalisti. Fatti di “nera”, quel colore che inghiottirebbe chiunque, ma non lei.
Lei preferisce la luce. Facile a dirsi, ma la sua vita è complicata, da quando vive sotto scorta. Eppure indossa con classe il suo sorriso, le sue speranze e la voglia di “chiudere il cerchio”, come ama dire lei. Quella voglia di giustizia che non viene soddisfatta se non mette in fila tutti i perché per poi dare ad ognuno la risposta giusta … come quella che ha dato ai ragazzi della scolaresca di Cetraro, qualche giorno fa, mentre le ponevano le loro domande. E lei, consapevole che dalle sue risposte, sarebbe derivata una “speranza” in più, ha parlato a quei giovani con la voglia di far comprendere loro l’importanza delle proprie scelte e la tenacia nel non mollare nei confronti della giustizia, perché tanto “Il vento cambia”, dice, sta cambiando e quel vento diventa la forza che soffia nelle vele di un futuro che ci appartiene, se ancora lo vogliamo.

E allora con un pizzico di emozione, porgo a Federica Angeli le mie domande, e lei, mentre risponde mi guarda negli occhi, mi sorride, mi fa sentire a mio agio, e mi racconta in maniera schietta ed efficace dove è diretta.
S: Non è semplice intervistare Federica Angeli, e non solo perché vive sotto scorta, ma perché è un mondo sfaccettato fatto di scelte e di volontà. Federica che bambina era e cosa voleva fare da grande?
F: Sono stata sempre appassionata di giornalismo. Avrei anche voluto fare il pilota di aerei, ma dall’adolescenza in poi, la passione per il giornalismo ha preso il sopravvento. Ero attiva sin dal liceo, nel giornale della scuola, e passo dopo passo ho coronato il mio sogno.
S: Dottoressa Angeli, come si diventa giornalista d’inchiesta?
F: Bisogna prima di tutto avere tanta passione per questo lavoro e non basta fare solo “informazione”. Bisogna scavare nella realtà, bisogna sapersi sporcare le mani, per capire veramente cosa si nasconde dentro un fatto, dentro una realtà, sotto il tappeto. Per me fare questo lavoro è anche un impegno, tant’è che anche l’ultima inchiesta che ho condotto, dimostra proprio il mio impegno nel tentativo di “cambiare”, perché una denuncia con una penna è una goccia nel mare, ma bisogna star dietro ad una inchiesta, vedere gli sviluppi, eventualmente tornare sul campo, vedere cosa è cambiato da quando l’inchiesta è partita. Non basta denunciare un accadimento, bisogna poi star dietro ai fatti, sempre, con tenacia e costanza, altrimenti il giornalismo non ha senso.
S: Quanto può fare una giornalista davanti alla criminalità, alla mafia, all’usura, all’estorsione, all’omertà, soprattutto quando la politica in alcuni momenti sembra statica, o peggio ancora senza progetti?
F: Un giornalista deve fare il suo mestiere, ossia denunciare. Laddove non arriva o “non vuole” arrivare la politica, o la magistratura – perché ad esempio anche a Roma abbiamo avuto un periodo di buio a livello di indagini – allora è necessaria la penna, per denunciare, e vi assicuro che una penna può fare anche tanto. Soprattutto quando ci si trova in un giornale importante come Repubblica, un giornale letto, seguito, e allora quella denuncia vale quanto quella fatta in Procura. Una penna, secondo me, può fare davvero tanto. E se usata in maniera negativa può distruggere una persona. Avere in mano una penna, è avere un grande potere che bisogna saper usare.
S: Lei vive tutti i giorni nella condizione di trovarsi faccia a faccia con gli Spada. Ci si abitua alla condizione di dover subìre quella condizione, nella speranza che prima o poi non esisterà più, o il giorno nel quale si potrà liberare di questo incubo, lo vede ancora troppo lontano?
F: Io non mi riesco ad abituare, eppure è fondamentale per me rimanere nel territorio in cui ho denunciato la malavita, proprio per dare un segnale che non c’è retrocessione da parte mia, e se loro vogliono continuare a fare quel tipo di vita in quel territorio, anche io continuo a convivere con loro, ma soprattutto con i miei principi, portandoli avanti senza nessun ripensamento. Penso che non sia così tanto lontano, il giorno nel quale potrò camminare e vedere il loro sguardo, abbassarsi.
S: Il clan degli Spada, gestisce in modo estremamente capillare la città di Ostia, attraverso i lidi, le sale gioco, le sale scommesse, in maniera apparentemente pulita, tanto che non emerge un granché se si effettuano dei controlli. Dottoressa Angeli, mi racconta qual è stata la prima cosa che ha scoperto, e che le ha fatto capire che era sulla strada giusta?
F: Sono partita da una intercettazione avvenuta nel municipio di Ostia, dalla quale si evince che Armando Spada chiede apertamente al direttore dell’ufficio tecnico, di consegnargli un chiosco. Gli viene invece concesso uno stabilimento balneare e per me questa era la prova di quanto si fossero spinti “oltre”. Gli Spada avevano già tante panetterie, tante sale scommesse che gestivano, gli autolavaggi, ma quell’affaccio sul mare è stata per me la prova che tutto quello che possedevano lo avevano ottenuto con il placet della politica e dell’amministrazione e pertanto, bisognava assolutamente andare avanti.
S: Federica Angeli oltre ad essere giornalista d’inchiesta, è madre, moglie. Come si reagisce agli attacchi giornalieri e alle minacce pressanti della malavita?
F: Posso dire come ho reagito io, davanti all’attacco più forte che ho ricevuto, ossia alle minacce di morte che sono giunte per me e per i miei figli. Ho avuto tre giorni nei quali sono stata disorientata, come se avessi preso una botta in testa, faticavo a riprendermi, ma poi ho capito la loro strategia. Volevano arrivare al mio cuore, a ciò a cui tengo di più e allora ho reagito colpendo io al loro cuore, pubblicando sulla mia pagina Facebook, tutte le attività commerciali in teoria legali – perché bisogna vedere con quali soldi sono state ottenute – con le vie, i numeri civici e i nomi di tutti i soggetti clan, che le gestivano. Loro hanno toccato il mio cuore, ed io ho toccato il loro, ovvero i soldi.
S: Dottoressa Angeli, sul territori di Ostia, le forze dell’ordine sono di appena 120 unità, ma dalla commissione antimafia, è stata fatta richiesta di altri elementi. Basterà questo, secondo lei, per dare filo da torcere a coloro che operano, sicuri come sempre di farla franca?
F: Secondo me, no. Serve un ricambio. Perché quando ispettori di Polizia o marescialli dei Carabinieri, per trent’anni sono stati a Ostia, necessariamente, inevitabilmente conoscono la realtà e la vedono come la normalità. Non voglio dire che sono collusi, ma pensare che quello che accade sia la normalità, è sinonimo di perdita di contatto con la realtà, con quello che accade sotto gli occhi di tutti. Nella migliore delle ipotesi diventa abitudine, nella peggiore delle ipotesi si diventa collusi. Quindi non servono più uomini, servono uomini diversi, un ricambio, dopo un periodo non più lungo di due anni, sullo stesso territorio, proprio come funzione con il piano “anticorruzione” nelle amministrazioni.
S: Federica, lei è l’emblema di chi sa fare bene il proprio lavoro. E’ il simbolo di come si possa tenere a bada la paura e nutrire il coraggio. Però ce lo siamo domandati tutti: Federica Angeli, mamma di tre splendidi figli, qualche volta ha provato un senso di sconforto?
F: Certo, lo provo … lo provo spesso, perché gli attacchi sono molto frequenti e molto duri, però quando la sera vado a dormire serena, e la mattina seguente riesco a guardarmi allo specchio senza altre paure, sapendo di non essere venuta mai meno ai miei principi, beh… tutto diventa più sopportabile, e riesco anche a sorridere nei momenti difficili e a consegnare serenità ai miei figli, che ne hanno bisogno in maniera copiosa proprio da quando nella mia famiglia, quella serenità è venuta meno. Ma non è mai apparenza quel sorriso e quella serenità, perché io ci credo che tutto questo posso portare ad un cambiamento, ci credo fermamente.
S: Dottoressa Angeli, come si impara ad avere fiducia negli uomini della scorta? Loro che mettono a repentaglio ogni giorno la propria vita per difendere la tua, e che quindi non possono mai permettersi di sbagliare, pur essendo umani. Come si impara a riporre la propria fiducia nei confronti di persone che fino a non molto tempo fa, erano dei perfetti estranei, degli sconosciuti?
F : Io per deformazione professionale, osservo … osservo tutto quello che c’è intorno a me. Mi è bastato trascorrere il primo mese insieme a loro per capire che sono dei professionisti di cui mi posso fidare. A loro non sfugge nulla. Mi si parano dinanzi, mi proteggono quando c’è qualcosa che può costituire un pericolo, e di cui io magari non mi accorgo nemmeno. Notano ciò che io non noto, a volte. Si capisce osservandoli mentre lavorano, che sono professionisti affidabili, che lavorano con passione. Impossibile non fidarsi. Si vede sul campo, ogni giorno, quanto valgono.
S: Federica, il suo ultimo pensiero della sera, è lo stesso anche al mattino?
F: No. Quando ci sono giornate difficili – e ce ne sono – mi addormento quasi sempre domandandomi se io abbia fatto la scelta giusta. Poi al mattino, mi sveglio con la risposta alla domanda della sera precedente. So di aver fatto la scelta giusta, e mi vesto di ogni buon proposito per andare avanti e per procedere.
S: Dottoressa Angeli, continue minacce per lei, e adesso anche per il senatore Esposito. Loro hanno la minaccia, come arma contro di voi. Voi avete l’arma della giustizia e della legalità. Quanto conta, in questa lotta, la solidarietà?
F: La solidarietà è fondamentale. La struttura dei clan è una struttura solidale con grande complicità e senso di appartenenza e questa componente è un corollario importante delle mafie. E paradossalmente la società onesta da questo dovrebbe prendere esempio, ed invece ci si lascia spesso andare ad invidie, a rivalse personali. La mafia si sconfigge tutti insieme. È impensabile che una sola persona, o una giornalista possa sconfiggere la mafia. Diventiamo forti quando si raggiunge la consapevolezza del gruppo, che segue i giusti principi e non li molla, proprio come loro non mollano i propri. Fondamentale è avere una solidarietà partecipata, che non significa dire “brava Federica, vai avanti così”, ma “siamo pronti a scendere in campo al tuo fianco, e se hai bisogno di riposarti, lo teniamo noi il timone”. Questa è solidarietà vera, che devo dire con Esposito, ho trovato.
S: Dottoressa Angeli, prima di salutarla vorrei che lei utilizzasse le pagine del Cosenza Post, per dire cosa pensa della giustizia, se esiste la giustizia, se in essa si può ancora sperare, parlando quindi a tutti coloro che ogni giorno scoraggiati sussurrano che la giustizia non esiste.
F: Io sono contraria alle frasi come questa o come quella che recita “tanto il mondo non cambia”. Il mondo “si cambia”. Io ho fiducia nella giustizia perché in questo anno e mezzo mi ha dato delle risposte. Io personalmente spero e ho fiducia nella giustizia anche se i tempi sono lunghi, a volte lunghissimi e non coincidono con le nostre aspettative. Ma questo non significa che il colpevole non venga preso. Prima o dopo il colpevole e chi vive nell’illegalità viene preso. È solo questione di tempo. Bisogna lavorare su se stessi, senza perdere la pazienza, senza perdere la fiducia, perché lottando si ottengono i risultati, sempre. Anche a Roma per lungo tempo non è stato così, adesso la situazione è cambiata. Ad Ostia abbiamo aspettato vent’anni che le cose cambiassero e adesso sono cambiate, stanno cambiando, e abbiamo accolto le soddisfazioni che stanno arrivando.
Quando l’intervista è giunta al termine, ho capito che quell’incontro avrebbe lasciato un segno nella mia vita e nella mia professione e guardarla allontanarsi, sorridendo, mi ha fatto capire che quella donna, così leggera, avrebbe potuto spostare il mondo, e metterlo in salvo. Ed è quello che fa ogni giorno, senza sosta, Federica Angeli, giornalista di Repubblica, che vive sotto scorta.
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