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Francesca Archibugi

Francesca Archibugi, col nuovo film un ritorno magistrale nelle sale

Si intitola “Il nome del figlio”, il nuovo film della registra Francesca Archibugi, nelle sale da qualche giorno

A primo acchito, la si definirebbe una commedia “amicale” ed “orecchiabile”, lontana dai cliché, ma perfettamente intonata a quei dialoghi dal sapore “anni 70”.

Un cast di attori famosi e conosciuti al grande pubblico, alcuni dei quali già passati con successo, sotto la macchina da presa e la direzione della regista e sceneggiatrice romana.

Gassman, Golino, Lo Cascio, Michela Ramazzotti, Papaleo, sono i nomi di quel gruppo di attori intelligenti, che si lasciano dirigere arrivando al “ciack” ognuno con la propria esperienza e dunque, ognuno in modo diverso, diventando però, tutti insieme, coloro che danno respiro ad un viaggio, che dura il tempo di una cena, verso un domani incerto, alla riconquista di una capacità di giudizio oggettiva, nei confronti del mondo in generale e verso gli altri.

Francesca Archibugi
Francesca Archibugi

La Archibugi mette in scena una sorta di autoanalisi di una “famiglia bene di sinistra”, secondo la quale il mondo si suddivide inevitabilmente in buoni e cattivi, seguendo il ridicolo mito della superiorità morale ed intellettuale, ma alla fine i tic e le virtù, vengono allo scoperto in quel  luogo dove il film viene ambientato, ossia un appartamento ben arredato, finto casual ma molto “radical chic”, con quattro familiari ed un amico di vecchia data, pronti a dar vita ad un balletto di provocazioni, recriminazioni, aggressioni, confessioni , nostalgie ed anche sentimenti parecchio “impuri”.

E così il film racconta come può essere pericoloso scherzare sul nome del figlio che verrà. Lo scoprono i protagonisti del film: Paolo (Gassman) estroverso agente immobiliare, la sorella Betta(Golino) remissiva ma poi rabbiosa, Sandro (Lo Cascio) marito di lei, intellettuale distratto, Claudio (Papaleo) eccentrico amico d’infanzia e poi lei, Simona (Ramazzotti) scrittrice di romanzi piccanti, che porta in grembo il bimbo che nascerà e dal cui nome si scatenano riflessioni, e antichi rancori.

E’ una commedia sentimentale, ma al posto del singolo c’è un gruppo, i cui protagonisti si condannano alcune cose, ma poi scoprono di non poter vivere gli uni senza gli altri.

La registra descrive con molto tatto la meschinità che appartiene a tutti e cinque i protagonisti, ma al contempo sottolinea la loro forza e la drammaticità di alcuni aspetti del loro rapporto. Tale drammaticità mescolata a dosi di dolore incapace a rimanere nascosto, si stempera con la nascita della bambina che acquista, per tutti,  un valore particolare.

E così come una nascita resetta il mondo, rincominciando sotto nuove sembianze,  così accade che nel film ci sia un prima e un dopo, e quindi dopo una notte “al massacro” anche se a tratti “tragicomico”, i personaggi riescono a “resettarsi” e a vedersi in modo diverso, come mai prima di allora.

Questo film, ispirato ad un grande successo teatrale e cinematografico francese, “Le Prénom”, resta un film da vedere, per quel suo equilibrio tra amarezza, verità ed un passato troppo glorioso da poterlo sopportare.

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