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ITALIA DEL MERIDIONE (IDM)

Gestione acqua in Calabria, Maradei (IdM): molta responsabilità è da addebitarsi a chi ha gestito la cosa pubblica

“In questa torrida (come ogni anno) estate 2024, la crisi idrica non sta facendo dormire sonni tranquilli ai cittadini, ai turisti e agli amministratori di questo splendido scorcio d’Italia chiamato Calabria. Questa crisi idrica si manifesta in due modalità: approvvigionamento alle case e restituzione al reticolo idrografico”.

Giuseppe Maradei

Il componente della commissione regionale infrastrutture e sviluppo di Italia del Meridione, Giuseppe Maradei, commenta le problematiche che investono la gestione delle acque in Calabria.

“Per quanto riguarda l’approvvigionamento, la scarsità di precipitazioni piovose (ma anche nervose durante l’inverno), unita all’enorme volume perso nelle condotte e a quello altrettanto enorme sequestrato nei bacini artificiali a (mala)gestione Lombarda sta mettendo in difficoltà migliaia di cittadini e aziende che si vedono ridurre o azzerare le portate durante il giorno. Per quanto riguarda la restituzione al reticolo idrografico, invece, ogni giorno assistiamo a segnalazioni di mare verde e chiazze di colore marrone che infestano il nostro splendido mare.”

Maradei evidenzia che: “la Calabria è una delle regioni con una media delle precipitazioni maggiori in Italia e nel mediterraneo (oltre 1000 mm di pioggia all’anno), con una discreta omogeneità territoriale (salvo poche aree del Crotonese e del reggino); la fornitura naturale, quindi, è assicurata. Il problema nasce quando la fornitura deve essere modulata nello spazio e nel tempo, ovvero quando deve essere conservata per l’estate e trasportata dalle sorgenti alle singole abitazioni o aziende”.

Le problematiche sono complesse e multisettoriali e molta responsabilità è da addebitarsi a chi ha gestito la cosa pubblica; continua, infatti, Maradei: “Gli invasi (dighe) attivi sono pochi e molto spesso la gestione è stata assegnata a chi preferisce produrre energia elettrica (più remunerativa) piuttosto che immettere le acque nelle grandi adduttrici irrigue ed idropotabili. Quando, inoltre, le acque entrano nelle condotte, oltre il 50% (con punte del 70%) va perduta, ovvero non arriva mai a destinazione. Questo è un dato agghiacciante e non esistono scuse o pretesti che possano sollevare dalle responsabilità gli amministratori di ogni livello di governo (coadiuvati da degni consulenti) che per ignoranza, ignavia, menefreghismo, sudditanza, appartenenza a gruppi di interesse contrari all’emancipazione di queste terre o altro, hanno consentito la degradazione delle infrastrutture idriche. Gli schemi idrici principali e la maggior parte dei periferici sono ancora quelli costruiti negli anni ’50 del secolo scorso dalla Cassa per il Mezzogiorno (prima che fosse trasformata in uno strumento in mano alla politica nazionale per favorire la dismissione delle decotte aziende del Nord Italia), quando per le condotte l’acciaio era il materiale più usato, e a tutti è noto la fine che fa l’acciaio dopo qualche anno.”

Ma non è tutto, infatti “ad aggiungere tragedia a questa già abnorme tragedia è il fatto che le grosse perdite idriche spesso diventano concause di frane e smottamenti, aggravando la fragilità di un territorio già fragile.”

Conclude Maradei: “assicurare la fornitura di acqua potabile nelle case è l’A-B-C della civiltà ed è il primo livello di salvaguardia sanitaria di una popolazione. Il livello di degrado raggiunto dalle infrastrutture è ormai inaccettabile e prima che diventi irreversibile è necessario che la politica e gli organi tecnici deputati si prendano le loro responsabilità. Non basta produrre piani ben confezionati, come l’ottimo vigente Piano d’Ambito di Arrical, ma è indispensabile che si individuino e si facciano assegnare le risorse per implementarlo, anche a costo di scontrarsi con la politica nazionale, sempre generosa nei confronti delle regioni del Nord Italia, molto meno nei confronti delle regioni del Sud. Bene ha fatto il presidente Occhiuto a convocare le elezioni per l’individuazione dei Comuni che costituiranno il Comitato direttivo d’ambito di Arrical, in modo che i sindaci, sicuramente i più esposti nei rapporti con i cittadini, diventino protagonisti nella gestione del bene primario per eccellenza, l’acqua”.

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