La colpa di Giancarlo Siani, era stata quella di aver investigato troppo sugli affari dei Nuvoletta, scrivendo sul Mattino, che il noto clan originario di Marano di Napoli intratteneva rapporti con le forze di polizia.
Ciò ovviamente li fece passare per infami agli occhi di Cosa Nostra, della quale tra l’altro erano gli unici componenti napoletani.
I Nuvoletta infuriati per questo articolo, decisero che il giornalista di Torre Annunziata doveva morire. Scelsero Napoli come luogo dell’omicidio per depistare le indagini, ma era chiarissimo che si trattava di un’esecuzione camorristica. Siani per tutta la sua breve carriera, aveva sempre rivolto la sua attenzione sugli affari illeciti delle cosce torresi.
All’epoca era un cosiddetto “abusivo”, cioè un cronista che non risultava nell’organigramma del giornale, ma stava lo stesso lì per apprendere il mestiere.
Si era avvicinato molto ad Amato Lamberti, all’epoca direttore dell’osservatorio sulla Camorra, al quale chiese un incontro quel giorno per parlargli di cose che ” era meglio dire a voce” .
Non ce la fecero a incontrarsi. Era troppo tardi, quegli assassini avevano già massacrato Giancarlo subito dopo la telefonata. Spezzando per sempre la vita di un giovane giornalista ancora piena di sogni e speranze: il suo sogno era strappare il contratto da praticante per poi poter sostenere l’esame e diventare professionista.

Un titolo che gli verrà riconosciuto ad honorem, nel giorno del 35º anniversario dall’uccisione, da parte dell’Ordine dei giornalisti che ha consegnato il tesserino ai suoi familiari, durante una cerimonia a Napoli.
Inoltre il comico Alessandro Esposito, ha scelto il cognome Siani per ricordarlo. Qualche anno fa gli è stata pure dedicata un’opera di street art nella via dove è stato ammazzato. Il murale è stato realizzato dal duo di artisti italiani Orticanoodles con la tecnica dello stencil ed è caratterizzato da due colori predominanti: il verde della Citroën Mehari e il grigio seppia come l’inchiostro della sua Olivetti M80.
Al di là dei riconoscimenti, Giancarlo Siani rimane un grandissimo esponente di questo settore e un esempio per tutti i giovani che si avvicinano a questa professione. Il suo testamento si fonda sul coraggio di informare fino in fondo, perché è questo il compito di un vero giornalista.
Come nella scena di “Fortàpasc”, dove il suo direttore Sasà gli spiega la differenza fra l’impiegato giornalista e il giornalista giornalista, passeggiando in una spiaggia abbandonata.
I primi, sono coloro che scelgono l’indifferenza per vivere tranquilli, i secondi invece sono quelli che si sacrificano, portano le notizie, gli scoop e non sempre ricevono gli applausi della redazione. Giancarlo infatti, non era un giornalista impiegato, ma un giornalista giornalista.
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