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Gianni Simoni, Giovanni Negri e Gianluca Arrighi, conquistano il pubblico del Festival del Giallo

Venerdì 27 novembre, grande successo per la prima giornata del Festival del Giallo e del Noir di Cosenza, aperta dagli scrittori Gianni Simoni, Giovanni Negri e Gianluca Arrighi

Grande affluenza di pubblico per il Festival del Giallo e del Noir di Cosenza, promosso dal Comune e dalla Provincia della Città, in collaborazione con l’Associazione di promozione sociale “Prospettiva Avvenire”. Ad aprire l’appassionante kermesse giallista, sono stati nomi del calibro di Gianni Simoni, Giovanni Negri e Gianluca Arrighi.

Festival del Giallo
Gianni Simoni, Giovanni Negri e Gianluca Arrighi, conquistano il pubblico del Festival del Giallo

Grandi le storie, le personalità ed il talento dei tre grandi scrittori, che non si sono risparmiati di fronte ad un pubblico curioso, attento ed appassionato che non ha mancato di rivolgere numerose domande sugli intricati personaggi ed opere, frutto della creatività e del  duro lavoro dei tre giallisti.

I tre scrittori, rispecchiando in pieno l’intento e la formula del Festival,  hanno dialogato e si sono confrontati con il pubblico di lettori e appassionati  presenti presso il Chiostro di San Domenico, luogo in cui si è svolta la manifestazione.

Vastissima è la produzione letteraria dei tre scrittori, la cui partecipazione al festival è stata fortemente voluta da Giovanni Guagliardi, direttore artistico dell’evento dedicato al giallo e al mistero.

Il primo ad intervenire è stato lo scrittore Gianni Simoni, un ex magistrato, che ad un certo punto della sua carriera, ha deciso di abbandonare la toga e di scrivere gialli. La sua produzione letteraria, è caratterizzata da due momenti storici: il periodo bresciano e quello milanese. Diviso tra Brescia, la città che gli ha dato i natali e dove ha iniziato la carriera di magistrato, e Milano, dove si è trasferito dal 1985, Simoni ammette comunque, di sentirsi un apolide: né troppo bresciano, né troppo milanese. Nell’incontro di ieri, l’ex magistrato, senza troppi giri di parole,  ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto ad abbandonare la carriera giuridica, per intraprendere quella forse più incerta, dello scrittore di gialli. “Il compito del magistrato, che è anche un peso, è quello di fare giustizia – ha detto Simoni – ma quando si incontrano difficoltà insormontabili nell’applicazione della legge e quando le leggi che si hanno a disposizione non rispondono alle più elementari regole della giustizia, il peso diventa schiacciante e allora, meglio andarsene”.

Nel suo intervento, Simoni, si è inoltre espresso su alcuni dei misteri che hanno avvolto la storia recente del Paese, tra cui la strage di Piazza della Loggia – nella quale perse cinque amici – la P2, il Vaticano di Marcinkus, ed  il caso Sindona, del quale si è occupato da giudice istruttore, e che ha poi ripreso nel libro “Il caffè di Sindona” scritto con la collaborazione dell’amico Giuliano Turone.

Interessanti le descrizioni dei profili e delle personalità dei suoi personaggi. Famosi il commissario Miceli e l’ex giudice Petri – sorta di alter ego, al centro del popolarissimo “Commissario, domani ucciderò Labruna” –  e il commissario Lucchesi, protagonista dei suoi racconti più recenti.  E’ su quest’ultimo che lo scrittore si è soffermato maggiormente, sottolineando il perché della scelta di un commissario di colore. “Una scelta pensata – spiega Simoni – perché un uomo di colore, anche se ispettore di polizia, vive sulla sua pelle tutte le forme di intolleranza ancora presenti nella nostra società, diventando il veicolo attraverso le quali poterle sottolineare”. Fondamentale per la realizzazione delle sue 15 opere, la sua attività da magistrato.”In molti casi ho saccheggiato i miei ricordi” ha ammesso lo scrittore di fronte al pubblico.

L’intervento di Simoni, è stato poi seguito da quello di Giovanni Negri,  giornalista e scrittore, con un passato politico di tutto rilievo come segretario nazionale del Partito Radicale e parlamentare europeo, ma ora anche produttore di vini, circostanza quest’ultima che ha ispirato il commissario Cosulich, personaggio delle indagini di alcuni suoi romanzi.  A dialogare con lui è Sarino Branda, direttore di Unindustria Cosenza, ma qui nella veste di cultore di vini, al quale ha raccontato le origini del Romanée Conti, uno dei vini della Borgogna tra i più pregiati e costosi -una bottiglia può arrivare a costare fino a 2.500 euro. “Il vino è lo specchio dell’uomo – dice Giovanni Negri – ed ha con l’uomo un rapporto di natura mistica. Il mondo del vino è un porto di mare dove si fanno degli incontri straordinari ed unici sotto il profilo antropologico”. All’origine della sua attività di scrittore, un pranzo con un editor, che lo convinse a scrivere inserendo nei suoi libri l’elemento del vino mescolato al giallo.

A proposito del suo più famoso personaggio, Cosulich, dice che è un pò misogino – come la maggior parte degli investigatori – ma rispetto a lui, Negri si autodefinisce “meno orso”. La parte finale della discussione, è stata riservata al “Il gioco delle caste”, suo ultimo libro – edito Piemme – concentrato sulla malvagità della politica italiana.

Il giallo, ed il suo stretto ed inevitabile legame con il vino ed il cibo, è stato affrontato in una discussione tra il direttore artistico del Festival Giovanni Guagliardi, e la Presidente del Consorzio di ristoratori “Assapori”, Concetta Greco, dal tema “Risotto, un giallo internazionale”. La tematica del cibo, è stata affrontata attraverso le proiezione di una video ricetta sulla preparazione del risotto, alla maniera di Manuel Vazquez Montalban, e di un ulteriore video, in cui Andrea Camilleri, svela la ricetta degli arancini di Montalbano, che hanno danno il titolo ad uno dei suoi racconti. E’ stato un momento di esaltazione della grande produzione enogastronomica calabrese, suggellata dalla degustazione degli arancini di Montalbano, fedelmente riprodotti dagli allievi dell’Istituto Alberghiero “Mancini” di Cosenza, guidati dal docente Carmelo Fabbricatore.

Ultimo tra gli incontri della giornata, è stato quello con lo scrittore Gianluca Arrighi, avvocato penalista romano. Grande è il successo che lo scrittore ha ottenuto grazie a “L’inganno della memoria”, del 2014, rimasto per un anno ai primi posti della classifica dei thriller più venduti.
Proprio “L’inganno della memoria” è stato l’oggetto della discussione, intrattenuta con Assunta Morrone, dirigente scolastico, grande appassionata di gialli e di noir. “Nel libro – spiega Arrighi – c’è tantissimo della mia vita professionale nelle aule di giustizia, anche se rimane un romanzo di fantasia. L’Arrighi scrittore non poteva esistere senza l’Arrighi avvocato, sono imprescindibili”.

Sulla scia dei colleghi, anche Arrighi, si è poi soffermato sul personaggio protagonista del romanzo, Elia Preziosi, un avvocato penalista che passa dall’altro lato della barricata, abbracciando la carriera di magistrato. “Una scelta molto sofferta, come di fronte ad una sliding doors, che si ripercuote inevitabilmente anche sulla sua vita privata”. Quando gli si chiede se Elia Preziosi tornerà, rassicura la platea. “Sì, tornerà ed il suo assistente, l’ispettore Tolfa, sarà nel nuovo libro molto più presente ed avrà un ruolo tutt’altro che marginale”.

A chiudere la prima giornata del festival l’interessante appendice, introdotta da Daniela Giacomoni, con Franco Sumberaz, artista dalla solida esperienza internazionale e significative collaborazioni in Italia ed all’estero. Sumberaz – che ha curato i restauri di Piero della Francesca e di Paolo Veronese – ha trattato l’avvincente tema di “Delitti e Misteri nell’Arte”, passando in rassegna i molti enigmi di cui è disseminata l’intera storia dell’arte, prima di annunciare un suo ritorno a Cosenza – per il prossimo febbraio – per partecipare ad una conferenza sulla creatività.

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