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Gioacchino da Fiore, dalla scuola al mondo e dal mondo ai borghi delle aree interne

Gioacchino da Fiore, dalla scuola al mondo e dal mondo ai borghi delle aree interne

Dalle scuole di San Giovanni in Fiore alle giovani generazioni del mondo, fino ai piccoli centri delle aree interne: il pensiero dell’abate florense come patrimonio universale e come occasione per riflettere sul rapporto tra cultura, identità e futuro

L’inizio di un nuovo anno scolastico è sempre un momento di particolare significato per una comunità. La ripresa delle lezioni e delle attività didattiche rappresenta un passaggio nel quale la scuola rinnova la propria funzione educativa e civile e nel quale l’intera comunità è chiamata a interrogarsi sul futuro delle nuove generazioni.

È con questo spirito che una delegazione del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti ha incontrato i dirigenti delle istituzioni scolastiche di San Giovanni in Fiore, portando un augurio per il nuovo anno scolastico agli studenti e alle loro famiglie, ai docenti, al personale amministrativo, ai collaboratori scolastici e a tutte le figure professionali che, con ruoli diversi, concorrono ogni giorno al processo di formazione.

Gli incontri hanno coinvolto le principali realtà scolastiche del paese e hanno rappresentato anche un momento di conferma della collaborazione tra il Centro Studi e il mondo della scuola.

A ricevere la delegazione sono stati Rosa Audia, dirigente dei Licei di San Giovanni in Fiore, Gisella Imbrogno, dirigente dell’Istituto Comprensivo “Gioacchino da Fiore”, Loredana Lamacchia, dirigente dell’Istituto Comprensivo “Dante – Bandiera”, e Pasquale Succurro, dirigente dell’IIS “Leonardo da Vinci”.

La presenza dei quattro dirigenti, in rappresentanza delle diverse articolazioni del sistema scolastico cittadino, ha dato concretezza a un rapporto che negli anni ha trovato nel Centro Gioachimita un importante terreno di collaborazione. L’impegno comune è quello di favorire, attraverso la scuola, la conoscenza della figura e dell’opera di Gioacchino da Fiore e di avvicinare le giovani generazioni a un patrimonio culturale che appartiene profondamente alla storia di San Giovanni in Fiore ma che, per la sua rilevanza, supera da tempo i confini locali.

Il presidente del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, Giuseppe Riccardo Succurro, ha espresso il proprio ringraziamento ai dirigenti e, attraverso di loro, all’intera comunità scolastica, per il lavoro svolto nell’avvicinare gli studenti al pensiero dell’abate florense e in particolare al suo linguaggio figurale, evocativo e simbolico.

Oltre a trasmettere informazioni su un personaggio del passato, l’obiettivo è creare le condizioni perché gli studenti possano incontrare un pensiero complesso, imparare a interpretarne il linguaggio, comprenderne il contesto storico e misurarsi con una concezione della storia che ha suscitato, nel corso dei secoli, un vastissimo interesse nella cultura europea e internazionale.

Da questo incontro concreto, nato nelle scuole di San Giovanni in Fiore, si apre dunque una riflessione molto più ampia.

Ogni scuola è, in qualche modo, una finestra sul mondo.

Lo è la scuola di una grande città e lo è quella di un piccolo paese; lo è un istituto delle metropoli europee come una scuola di una comunità montana, di un’isola, di un’area rurale o di un territorio periferico.

Ovunque vi siano giovani persone che apprendono, si formano, discutono e cercano di comprendere il proprio tempo, esiste uno spazio nel quale il patrimonio culturale dell’umanità può tornare a interrogare il presente.

È in questa prospettiva che la figura di Gioacchino da Fiore può essere sottratta ad una lettura esclusivamente locale.

San Giovanni in Fiore custodisce la memoria dell’abate, conserva le tracce della sua presenza e riconosce nella sua figura una componente fondamentale della propria identità. Ma Gioacchino non appartiene soltanto a San Giovanni in Fiore, né soltanto alla Calabria.

La sua opera è entrata nella storia della cultura europea e nel dibattito internazionale sulla storia della teologia, sulla spiritualità medievale e sull’interpretazione del divenire storico.

La sua universalità nasce proprio dalla capacità di un pensiero, profondamente radicato in un determinato tempo e in un determinato luogo, di continuare a suscitare domande oltre i confini geografici e cronologici nei quali è nato.

È questo che rende particolarmente significativo il rapporto tra Gioacchino e la scuola.

Che cosa può dire Gioacchino da Fiore a uno studente di oggi?

La domanda è più importante della risposta.

Perché il valore educativo di un grande autore  consiste nella capacità di generare interrogativi.

Gioacchino visse nel Medioevo e pensò il mondo attraverso categorie teologiche, spirituali e storiche proprie del suo tempo. Il suo linguaggio è lontano da quello contemporaneo, e proprio questa distanza può diventare una risorsa educativa.

Avvicinarsi ai suoi testi significa confrontarsi con il simbolo, con la figura, con l’evocazione, con la necessità di interpretare.

In una società nella quale le giovani generazioni sono immerse quotidianamente in una quantità enorme di immagini, messaggi e informazioni, imparare a interpretare può diventare una competenza fondamentale.

Il linguaggio figurale gioachimita chiede di andare oltre la superficie, di stabilire relazioni, di comprendere un significato che non è sempre immediatamente evidente.

La scuola può trasformare questo incontro in un esercizio di pensiero.

Studiare Gioacchino  significa certamente conoscere un protagonista della storia della teologia medievale, ma significa anche imparare a confrontarsi con un sistema di pensiero complesso e diverso dal proprio, sviluppando capacità di analisi, interpretazione e confronto.

Gioacchino da Fiore appartiene a quella particolare categoria di autori la cui vicenda intellettuale continua a suscitare interesse perché affronta questioni che non appartengono esclusivamente al tempo nel quale furono formulate.

Il tema della storia, del tempo, del rapporto tra presente e futuro, dell’attesa e della trasformazione riguarda ogni generazione.

Ogni epoca si trova davanti alla necessità di interpretare il proprio presente e di immaginare il futuro.

Per questo la figura dell’abate florense può essere proposta alle giovani generazioni come un autore da studiare e con il quale confrontarsi.

La sua universalità trasferisce le sue categorie nel presente e la sua opera continua a produrre domande.

Ed è proprio la capacità di porre domande una delle funzioni più alte della scuola.

La vicenda di Gioacchino contiene, inoltre, una lezione importante sul rapporto tra centro e periferia.

Da un territorio dell’entroterra calabrese è emerso un pensiero che ha superato i confini del luogo nel quale è nato.

Questo dato storico consente di mettere in discussione un’idea ancora molto radicata: quella secondo cui la produzione culturale significativa debba necessariamente provenire dai grandi centri.

La cultura non conosce necessariamente le gerarchie geografiche.

Un piccolo centro può custodire una grande storia. Un territorio periferico può generare una riflessione capace di attraversare i secoli. Un borgo può essere, nello stesso tempo, profondamente locale e culturalmente universale.

San Giovanni in Fiore può leggere in questa vicenda una parte importante della propria identità.

Ma la lezione può essere estesa anche alle tante comunità italiane e internazionali che vivono una condizione di marginalità geografica e che cercano nuove ragioni per riconoscersi nel proprio territorio.

Dopo aver allargato lo sguardo alla scuola italiana e alle giovani generazioni del mondo, il discorso torna inevitabilmente ai piccoli centri delle aree interne.

È qui che la questione culturale assume oggi una particolare urgenza.

Molti borghi vivono processi di spopolamento che modificano profondamente la struttura delle comunità. I giovani partono per studiare o lavorare; la popolazione diminuisce e invecchia; alcuni servizi diventano più difficili da mantenere; le scuole stesse registrano la riduzione degli alunni.

La scuola diventa allora uno dei luoghi nei quali il fenomeno dello spopolamento si manifesta più chiaramente.

Quando diminuiscono gli studenti,  si indebolisce uno dei principali presidi sociali e culturali della comunità.

Per questo parlare di scuola nei borghi significa parlare di futuro.

E parlare di cultura significa chiedersi quali ragioni possano aiutare una giovane persona a considerare il proprio territorio non soltanto come il luogo dal quale partire, ma anche come un luogo nel quale poter costruire una parte della propria vita.

Naturalmente la cultura non può essere considerata una soluzione autonoma ai problemi dello spopolamento.

Servono lavoro, servizi, collegamenti, infrastrutture, innovazione, assistenza, opportunità formative e condizioni concrete che consentano alle persone di restare o di tornare.

Ma esiste anche un’altra dimensione, meno visibile e tuttavia essenziale: quella del senso di appartenenza.

Una comunità che non conosce la propria storia rischia di perdere anche la consapevolezza del proprio valore.

La cultura può essere considerata, in questo senso, una sorta di infrastruttura immateriale che contribuisce a dare significato ai luoghi e a costruire le condizioni culturali perché una comunità possa immaginare il proprio futuro.

La conoscenza di Gioacchino da Fiore può inserirsi in questa prospettiva, per fare della conoscenza uno strumento di formazione.

È questa la traiettoria che rende particolarmente significativo l’incontro del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti con le scuole di San Giovanni in Fiore.

Si parte da quattro istituzioni scolastiche concrete, dai loro dirigenti:Rosa Audia, Gisella Imbrogno, Loredana Lamacchia e Pasquale Succurro, dai docenti e dal personale scolastico, dalle famiglie e soprattutto dagli studenti.

Si parte da una comunità precisa, dalla sua storia e dal suo patrimonio.

Ma da quella comunità lo sguardo può allargarsi verso tutte le scuole italiane e, idealmente, verso le scuole di ogni parte del mondo.

Perché Gioacchino da Fiore, pur appartenendo profondamente alla storia di San Giovanni in Fiore, è ormai una figura della cultura universale.

E poi lo sguardo può tornare nuovamente ai borghi.

Questo movimento,dal borgo al mondo e dal mondo al borgo, permette di evitare due rischi opposti: quello di chiudere Gioacchino nella dimensione esclusivamente locale e quello di dissolvere la sua figura in una generica universalità, dimenticando il luogo concreto dal quale la sua storia prende origine.

La forza sta invece nel tenere insieme le due dimensioni.

Per i piccoli centri delle aree interne, questa prospettiva può avere un valore particolare.

La sfida consiste nel conservare ciò che resta e fare in modo che il patrimonio culturale continui a produrre conoscenza, formazione, relazioni e nuove possibilità.

Un patrimonio è vivo quando viene studiato dalle nuove generazioni.

È vivo quando entra nelle scuole.

È vivo quando diventa oggetto di ricerca.

È vivo quando permette a un giovane di guardare il proprio paese con occhi diversi.

Ed è vivo, soprattutto, quando viene utilizzato per raccontare ciò che una comunità è stata e contemporaneamente interrogarsi su ciò che essa può ancora diventare.

In questo senso, la collaborazione tra il Centro Internazionale di Studi Gioachimiti e le scuole di San Giovanni in Fiore assume un significato che va ben oltre l’incontro istituzionale di apertura dell’anno scolastico.

È un segnale di fiducia nella scuola come luogo di formazione e nella cultura come strumento di consapevolezza.

È un invito a considerare Gioacchino da Fiore come una grande figura del passato e come un patrimonio da consegnare alle giovani generazioni attraverso lo studio, la ricerca e il confronto.

E, soprattutto, è un modo per ricordare che l’universalità,  lungi dal cancellare le radici, può renderle più profonde.

Perché una comunità può trovare una parte della propria forza proprio quando comprende che ciò che custodisce localmente può parlare universalmente.

E perché, di fronte allo spopolamento dei borghi e alla crescente marginalità di molti territori dell’entroterra, una delle domande decisive resta quella che la scuola è chiamata a porre alle nuove generazioni:  da dove veniamo, ma soprattutto quale futuro siamo capaci di immaginare a partire dai luoghi e dalla cultura che abbiamo ricevuto.

Gioacchino da Fiore, dalla scuola al mondo e dal mondo ai borghi delle aree interne
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