E’ stata una stagione di emozioni fortissime. Si chiude la rassegna “Giornalisti nella storia” fortemente voluta dall’ Istituto per gli studi storici, dalla Fondazione Mario Dodaro e dal Quotidiano del Sud. A moderare è stata Cristina Vercillo ( caporedattore del Quotidiano del Sud) , in compagnia di Cesare Lanza che ha introdotto la figura di Oriana Fallaci.

Tanti gli adattamenti nel reading, tante le letture dei giornalisti nella storia e tanti gli attimi di commozione che si sono alternati a momenti di grande arte e di condivisione della sfera culturale.
L’ultimo appuntamento si è tenuto presso la Sala conferenze Sandro Tito ( sede centrale del Quotidiano del Sud) , dove la protagonista dei giornalisti nella storia è stata Oriana Fallaci, interpretata attraverso il reading da Emilia Brandi, a seguire l’accompagnamento musicale dei ragazzi del Conservatorio di musica Stanislao Giacomantonio con le melodie semidistinte e naturali.
Siamo in una sala stampa, ma le letture di Emilia Brandi vibrano durante il lavoro di elaborazione di un personaggio così complesso come la Fallaci, lei che è stata la prima donna ad andare al fronte in qualità di inviata speciale nel periodo della Guerra del Golfo, scrittrice, giornalista e attivista; sulla sua scrittura fluente e ricercata nessuno può obiettare, mentre sulle sue prese di posizione contro l’Islam in seguito agli attentati del Settembre 2001 dove lei viveva, la maggioranza ha preso le dovuto distanze da queste esternazioni.
Due volti della stessa medaglia, quello della metropoli e quello della giornalista, che dialogano con lo scorrere di immagini suggestive, dei colori dello skyline di Manahttan nel cuore della sua New York, lei che ha voluto aprire la porta del nuovo, della scoperta e dell’auto-realizzazione, raggiunta con i successi ottenuti dalla scrittura.
Probabilmente al prezzo della solitudine, della non felicità, della non completezza di alcuni sentimenti e del dover dimostrare sempre qualcosa in più hanno fatto di lei una donna per certi versi superba, per altri austera, in relazione al rapporto con il suo pubblico.
Il suo “approccio disinvolto” tipico dei piani alti ha trovato risposta nei suoi versi di saggistica come “Il sesso inutile”, nei suoi romanzi e soprattutto nel suo accostare alle sensazioni specchi di realtà, così distingueva il freddo sulla pelle delle borghesi signore da quello delle classi meno abbienti, e non lo faceva perché saccente,ma solo per il gusto dell’autenticità nei suoi scritti.
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