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Planetario di Cosenza, facciata

Giovan Battista Amico, l’astronomo cosentino a cui è intitolato il Planetario

Giovan Battista Amico o Amici, come suggerito dallo storico Coriolano Martirano, nasce a Cosenza nel 1511 o forse l’anno successivo.

Contemporaneo di Telesio, apparteneva a una famiglia del patriziato: i suoi parenti sedevano nel Seggio che governava la città giacché, contrariamente a quel che accadeva per la gran parte dei centri urbani calabresi, la Cosenza rinascimentale era una città libera ovvero regia, non infeudata.

Amici studia nella città natale le arti del trivio: grammatica, retorica e dialettica, che gli assicurano la conoscenza delle tre lingue sapienziali: aramaico, greco e latino. Nel 1531 si trasferisce a Padova, culla dell’aristotelismo e dell’averroismo, capitale continentale del pensiero aristotelico di tradizione latina, dove, nella prestigiosa università, completa gli studi delle arti del quadrivio: geometria, aritmetica, astronomia e musica. Qui segue corsi tenuti da celebri docenti e nel 1536 pubblica in latino presso una tipografia veneziana un manuale d’astronomia dal titolo Opusculum, che possiamo considerare l’unica opera sua. L’anno successivo torna a Cosenza e diventa membro della locale, da poco fondata e già autorevole Accademia cosentina, dove viene cooptato come membro permanente. Nel 1538, ritornato a Padova, cura per la stessa tipografia veneziana la ristampa dell’Opusculum. Un anno dopo, non ancora trentenne, viene assassinato “nel miglior corso dell’età sua per invidia” da un sicario rimasto sconosciuto, come può leggersi tra le Iscrizioni della Città di Padova. L’Opusculum verrà ristampato postumo per la terza volta nel 1540 a Parigi. Nel 1543 appare a Norimberga il trattato di Copernico De Revolutionibus e l’indagine filosofica sul sistema del mondo diverrà un dibattito tra tolemaici e copernicani. Per secoli il nome di Amici scomparirà dalla letteratura astronomica, salvo che nelle cronache cosentine. Solo nel 1905 si troverà di nuovo una citazione dell’Opusculum nella celebre A History of Astronomy from Thales to Kepler di J.L.E.Dreyer.

Il sottotitolo dell’Opusculum suona così: Attorno ai moti dei corpi celesti secondo la filosofia aristotelica e senza l’uso di eccentrici ed epicicli. Amici compie i suoi studi padovani proprio in quel tornante di tempo in cui i grandi viaggi in mare aperto, soprattutto la circumnavigazione del Globo ad opera di Magellano, avevano messo in evidenza le incoerenze tra previsioni della teoria tolemaica ed esperienza della navigazione.

L’astronomo cosentino cerca un sistema del mondo che rappresenti i movimenti celesti così come realmente si svolgono nel Cosmo reale. Tolomeo non pretende che i pianeti ubbidiscano nei loro movimenti ad una geometria  piana intessuta da referenti, cicli ed epicicli; piuttosto ritiene di riuscire a salvare i fenomeni celesti tramite un modello matematico, una specie di macchina analogica celeste, capace di ottenere previsioni numeriche in accordo con l’esperienza osservativa. Gli astronomi tolemaici sanno che il loro sapere astronomico è in contrapposizione con le leggi della fisica aristotelica, alla quale restano legati; non si occupano di cosmologia, non sono astronomi philosophi, solamente astronomi mathematici, cioè astrologi. Amici invece ricerca una rappresentazione fisica dei movimenti celesti che sia quanto più fedele al reale: dai suoi studi padovani di storia dell’astronomia trova che esiste una tradizione di pensiero materialistico  fondata da Eudosso  che arriva fino ad Aristotele, dove si tenta di simulare i movimenti celesti come si svolgono  nello spazio, impiegando  la geometria solida piuttosto che quella piana: quindi l’uso più espressivo anche se  più faticoso delle sfere omocentriche. La rappresentazione omocentrica dei movimenti celesti era stata egemone nell’astronomia mediterranea fino al secondo secolo dell’era volgare, quando appare il sistema tolemaico che si rivela più maneggevole e affidabile in due settori della cultura greco-alessandrina: la formulazione delle Tabulae per i naviganti in mare aperto e la redazione degli oroscopi per i potenti. Amici modifica il sistema di Eudosso, introduce decine di altre sfere omocentriche e soprattutto consente agli assi delle sfere di porsi tra di loro ad angoli prima non consentiti. Il sistema omocentrico modificato dal cosentino è così in grado di ottenere previsioni sui movimenti celesti raffrontabili quanto non migliori di quelli ottenuti col procedimento tolemaico. In più, e questo è il punto decisivo, la novità introdotta da Amici è che non v’è più un procedimento di calcolo indipendente dalle ipotesi fisiche; la matematica e la filosofia si convertono l’una nell’altra, e nasce l’astronomia fisica.

Amici può essere considerato, nella civiltà occidentale, come il filosofo della natura che ha anticipato di oltre mezzo secolo, nella filosofia naturale aristotelica, quel realismo fisico-matematico, tutt’altro che peripatetico, che sarà  poi di Galileo Galilei e quindi della modernità.

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