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Grazie di esistere

In viaggio tra musica e calcio, il tentativo di descrivere una fervida passione. 30 anni di gioie e dolori rossoblu.

Il mondo della musica pullula di testi di canzoni fondate su un grazie. Può essere un ringraziamento di sorta o un ringraziamento specifico dedicato a qualcuno o qualcosa. Il cuore detta le parole, giuste o meno. Ne escono fuori i grazie mille forse troppo smielati ma sentiti di Max Pezzali, quelli più intellettualmente concepiti e politicamente corretti di Alanis Morrisette, e infine quelli più affini alle anime rock dei Led Zeppelin. Se non si è trasportati da una fede politica o religiosa, succede che si sposti la propria gratitudine su altre entità apparentemente più concrete e palpabili. Avete mai pensato a cosa significhi essere profondamente grati ad una squadra di calcio? In alcuni casi una cosa del genere potrebbe avervi salvato dal grigiore di una vita senza forti passioni. In altri casi potrebbe anche avervi rovinato l’esistenza, condannandovi a innumerevoli domeniche condizionate da un banalissimo risultato.

Quando tanti anni fa decisi di trasformare lo stadio S.Vito nella mia chiesa personale, trasformandolo in un luogo di culto e facendo dei colori rossoblu la mia seconda pelle, non fui spinto da nessun condizionamento familiare. Non c’erano parenti stretti nè amici malati di Cosenza. Fu merito, o colpa, di un Cosenza-Nocerina datato 29 Maggio 1988. Per molti tifosi è la partita per eccellenza, l’immagine della passione più viscerale e dello smodato attaccamento. Nei fatti fu l’anticamera di una festa che una settimana dopo coinvolse tutta la città. Il ritorno in serie B e il pullman della squadra che, di ritorno da Monopoli, giunse a notte fonda in uno stadio ribollente di entusiasmo rappresentano un ricordo ancora vivo nella mia mente. Non avevo ancora 7 anni e da lì iniziò tutto, una serie interminabile di emozioni, vissute come se fosse sempre la prima volta.

Come si presentava il S.Vito in occasione di Cosenza-Nocerina 1987/88
Come si presentava il S.Vito in occasione di Cosenza-Nocerina 1987/88

Quei pochi ma indelebili minuti di Taranto in cui ci trovammo virtualmente in Serie A, la meraviglia del gol di Marulla nello spareggio di Pescara, le punizioni di Buonocore, il 3-2 di Marco Negri contro la Lucchese a tempo scaduto, la disperazione della retrocessione a Padova, la pronta risalita, la rovesciata di Vincenzo Riccio all’Olimpico contro la Lazio, lo slalom ubriacante di Lentini in mezzo ai difensori del Treviso, i fuochi d’artificio dopo la rete di Zampagna alla Salernitana, l’umiliazione del fallimento, il buio pesto del dilettantismo, la doppietta di Bernardi e quell’urlo liberatorio che mi fece perdere la voce, la ricaduta all’inferno, la bella ma inutile vittoria al cardiopalma della finale playoff di Arezzo, il cuore in gola per l’emozione del centenario, la Coppa Italia alzata da De Angelis e vissuta a 2000 km di distanza ma con eguale gioia. Più vividi i ricordi di questa lunga stagione: i 10 minuti da sogno vissuti sugli spalti del Ceravolo con la convinzione di portare a casa uno storico risultato che manca da tanto, troppo tempo e il viaggio di ritorno all’insegna di quel “prima o poi succederà”; la gioia per il piattone di Arrigoni che regala l’exploit a Caserta; l’unico ma decisivo gol del giovane Parigi in zona Cesarini a Monopoli; l’amarezza del suicidio sportivo ad Andria contro la Fidelis e la fine del sogno playoff.

Una citazione a parte la merita il ricordo del giorno maledetto, il 19 Luglio 2015. La perdita di un mito, di un punto di riferimento che ha lasciato a bocca aperta chi non sapeva nemmeno chi fosse Gigi Marulla ed è rimasto colpito dalla partecipazione popolare nel volergli regalare l’ultimo struggente saluto. Nel bene o nel male, che siano lacrime di gioia o di disperazione, forse aveva ragione Eros Ramazzotti, grazie di esistere!

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