La partita di Eccellenza calabrese non è andata in scena perché gli ospiti hanno lamentato di essere stati pesantemente minacciati prima del via. Ma il Guardavalle non ci sta e replica

Una vicenda che ora passerà dal Giudice Sportivo ma che probabilmente avrà un seguito anche il tribunale perché le due versioni sono decisamente diverse. Come ha raccontato uno dei dirigenti del Guardavalle, Domenico Salerno, al ‘Quotidiano del Sud’, è stata un’esagerazione: “Quello che è successo ci umilia. E non fa bene al calcio. Non so, forse non volevano rischiare qualche giocatore, suppongo, ipotizzo ma non so. Non c’era nessun motivo valido per non giocare. Screzi e qualche parola di troppo forse, ma questo non basta per saltare una gara”. E il sindaco del paese, Giuseppe Ussia, aveva rilanciato: “Il comportamento dell’Acri è stato scorretto e fa male al calcio e a Guardavalle. Si parla di presunte minacce e botte negli spogliatoi. Abbiamo i video delle tv locali, avremo modo di conoscere come sono andati i fatti”.
Pronta la replica dell’Acri: “Siamo arrivati al ristorante e mentre la squadra sedeva al tavolo per il pranzo sono comparsi cinque ‘signori’ i quali intimavano ai presenti (dirigenti e calciatori) di perdere la partita altrimenti gli avrebbero ‘spaccato le gambe’. Un calciatore, Amadou Rabihou, veniva afferrato da un orecchio e gli veniva puntato un coltello da tavola alla gola. Dopo questa ‘incursione’ durata circa 30-45 minuti di continue minacce ed allusioni che si sarebbero verificate in campo ai calciatori, questi ‘signori’ lasciavano il locale”. L’Acri ha comunque raggiunto il campo su consiglio delle forze dell’ordine e sotto scorta. Ma “all’arrivo negli spogliatoi, mentre stavamo entrando nei locali riservati agli ospiti, un nostro tesserato veniva colpito da calci e pugni tra schiena e collo da un soggetto da noi non identificato e davanti agli occhi del Commissario di Campo” e così è arrivata la decisione di non giocare: “Vogliamo che le istituzioni federali presenti facciano per intero il proprio dovere e soprattutto si assumano il coraggio di dire la verità, solo la verità. Da parte nostra nessuna offesa alla comunità di Guardavalle, che certamente non può essere rappresentata da questi ‘soggetti’. Chiediamo di essere ascoltati dal Giudice Sportivo in contraddittorio con il Commissario di Campo prima di ogni decisione, precisando che se non ci dovesse essere giustizia assumeremo ogni determinazione anche in maniera eclatante”.
Il Guardavalle però non ci sta e controreplica via Facebook con una lunga nota: “Potremmo scrivere un libro sugli episodi subiti in 40 anni ma non lo faremo nemmeno ora per non tirare in ballo fatti e situazioni che non c’entrano nulla con la presente. Ci meraviglia questo eccesso di indignazione e di zelo da parte della società acrese che nulla può rimproverare ai tesserati del Football Club Guardavalle. La stessa indignazione avremmo voluto leggerla o sentirla anche due anni fa quando in casa loro siamo stati aggrediti (allenatore, dirigenti, tifosi e genitori di due giocatori) al 90° minuto con spranghe, bastoni e lancio di oggetti solo perché avevamo esultato per il pareggio. Oppure vogliamo parlare dell’andata di questo campionato quando il nostro calciatore italo argentino Diego Casas è stato schiaffeggiato, guarda caso, dall’innocente diciannovenne che ha lamentato lo strattonamento e le ingiurie ieri, solo perché avevamo vinto sul campo la nostra partita, poi persa per un ricorso dell’Acri? Noi siamo responsabili di quello che accade in campo dove gli ospiti sono tutelati dalle forze dell’ordine, dalla terna arbitrale, dai commissari di lega e dai nostri dirigenti. Sarebbe pericoloso creare un precedente perché altrimenti chiunque si sentisse la ‘coda di paglia’ nell’apprestarsi ad affrontare una trasferta potrebbe dire di aver ricevuto aggressioni, minacce o insulti evitando di scendere in campo e rischiare i propri calciatori, utili in partite più ostiche”.
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