Denuncia shock dei lavoratori dell’Ente: «Fondi insufficienti e applicazione parziale della Legge Madia. Il Governo finanzi subito le stabilizzazioni per fermare l’agonia della scienza italiana».
In occasione della Notte Europea dei Ricercatori, la comunità scientifica del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) insieme anche agli altri Enti di Ricerca sceglie di rompere il silenzio. Dietro la vetrina istituzionale delle celebrazioni e dei laboratori aperti, si nasconde la realtà di un personale stanco, precario e logorato da anni di battaglie per il riconoscimento dei propri diritti fondamentali.«La ricerca italiana ha il nostro volto, ma è un volto esausto», si legge nella nota sindacale diffusa dai lavoratori.
«Su questa istituzione abbiamo investito gli anni migliori della nostra vita, offrendo le nostre competenze per dare lustro e prestigio internazionale al CNR. Oggi siamo stanchi di dover mendicare la stabilità. Esigiamo il rispetto che spetta a chi lavora ogni giorno con dedizione e responsabilità».
I ricercatori mettono sotto accusa la gestione dei percorsi di stabilizzazione previsti dal D.Lgs. 75/2017 (Legge Madia), la norma dello Stato nata specificamente per sanare il precariato storico nella Pubblica Amministrazione.
Al CNR, denunciano i lavoratori, l’applicazione della legge si è trasformata in un imbuto burocratico a causa della drammatica carenza di fondi, dividendo il personale in due binari rimasti al palo:
- il blocco del “Comma 1” (Stabilizzazione Diretta): La norma prevede l’assunzione diretta a tempo indeterminato per chi ha maturato 3 anni di anzianità ed è già entrato tramite concorso pubblico a tempo determinato. Nella graduatoria ufficiale degli idonei approvata a dicembre figurano 700 precari, ma l’Ente ne ha stabilizzati appena 185. I lavoratori chiedono al CNR lo scorrimento immediato e totale della lista per i restanti precari professionisti esclusi.
- l’invisibilità del “Comma 2” (Concorsi Riservati): Il canale destinato a chi ha accumulato i 3 anni di requisiti attraverso contratti flessibili e precari storici (come assegni di ricerca e co.co.co.). Per loro la Legge Madia impone l’indizione di concorsi speciali con una riserva di posti fino al 50%. Ad oggi, denunciano i precari, questa fascia di lavoratori non è stata nemmeno censita dall’Ente e i bandi non sono mai partiti.
L’equazione finale della protesta è netta: troppi precari, troppi pochi soldi per la ricerca.
I lavoratori si rivolgono direttamente all’esecutivo per chiedere investimenti straordinari e mirati alla copertura finanziaria delle stabilizzazioni.
Senza un cambio di rotta immediato, la Notte della Ricerca rimarrà solo una passerella ipocrita, mentre le menti migliori del Paese saranno condannate alla precarietà o costrette alla fuga all’estero”.
Così in una nota il movimento Precari Uniti CNR all’evento della Notte della Ricerca tenutasi oggi all’Unical.

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