E’ sera. Nei vicoli di Cerisano, un tifoso di 80 anni vede il direttore sportivo del Cosenza Gennaro Delvecchio: “Ti posso abbracciare? Io sono un tifoso, ma di quelli veri. Il Cosenza ancora lo ascolto alla radio…”.

I tifosi sono cosi. Quando sono tifosi non leggono chiacchiere o altro, pensano soltanto a quei colori che fanno battere il cuore. E tanti uomini, donne e bambini con il fuoco acceso nel cuore si trovano in questi borghi piccoli che costituiscono la vera essenza di una tifoseria tutta passione. Ed è per questo motivo che il Cosenza Calcio ha ripreso quel contatto diretto che al tifoso serve. Lo ha ripreso e lo porta avanti grazie alla presenza dei protagonisti tra la gente. La gente del borgo.
Era dai tempi di Gianni Di Marzio che non si vedevano scene come quelle dell’altra sera. Il paese è quello di San Lorenzo del Vallo e i giocatori sono andati a far visita al Club che porta proprio il nome di Gianni Di Marzio. E’ la prima festa del club inaugurato a novembre dal figlio di Gianni, Gianluca Di Marzio. Il club, che si trova anche a Spezzano Albanese, è il punto d’incontro, ma quando due giocatori del Cosenza come Christian Dalle Mura e Thomas Vettorel si gettano nella pancia di questa comunità tutto diventa intimo e il contatto fa crescere sogni anche di bambini di borghi dove il pane e mortadella è tutto da gustare con la giusta lentezza.
La lentezza di una vita semplice, naturale, dove i telefonini restano chiusi nei cassetti, ma il pallone no. Quel Super Santos nelle piazze ancora va in alto. I calciatori sono accompagnati da Gianluca Pasqua, capo ufficio stampa del Cosenza sempre attento e garbato. L’accoglienza è stata pazzesca: fumogeni, cori, sorrisi e tante fotografie. C’è stato tempo di lasciare un messaggio, uno di quei messaggi che devono entrare in tutte le case: no alla violenza negli stadi, no alla violenza in tutte le sue forme. Applausi, il Cosenza Calcio c’è, è vivo ed è tra la gente. Ora non resta che scendere in campo, anche perché, domenica c’è la Sampdoria e i tifosi dovranno essere il dodicesimo uomo in campo.
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