Un convegno di alto profilo scientifico e civile, promosso dalla Pro Loco “La Terra dei Lucij” e dall’Associazione Re-Genesis, esplora il ruolo della donna nella Divina Commedia.
di Ada Giorno
In occasione delle celebrazioni nazionali del Dantedì, la Pro Loco di Luzzi e l’Associazione Re-Genesis hanno promosso il convegno Le Donne e Dante. L’attualità del Medioevo, un incontro che ha intrecciato letteratura, filosofia, storia e impegno civile.
L’iniziativa ha messo al centro la presenza femminile nella Divina Commedia e nella cultura medievale, mostrando come il pensiero occidentale — quando letto nella sua autenticità — sia una risorsa preziosa per comprendere il presente e per costruire una comunità fondata sul riconoscimento reciproco.
La moderazione è stata affidata a Maria Gencarelli, membro del direttivo della Proloco di Luzzi, che ha guidato l’incontro con competenza e sensibilità, valorizzando ogni intervento e cogliendo gli spunti più significativi sia nelle presentazioni sia nelle conclusioni. La sua conduzione ha garantito un clima di ascolto autentico e un filo narrativo coerente che ha accompagnato il pubblico lungo tutto il pomeriggio.
Angelina Longo, con Dante, la donna e il Medioevo tra poesia e realtà, ha aperto il convegno mettendo in dialogo la rappresentazione poetica della donna con le condizioni storiche del Medioevo, evidenziando la modernità dello sguardo dantesco e la sua capacità di superare molti limiti culturali del suo tempo.
Sabrina Prete, con Pia de’ Tolomei: “Ricordati di me”, ha restituito la voce di Pia come denuncia dell’ingiustizia e della violenza, simbolo di una memoria ferita che chiede riconoscimento e che continua a parlare al presente.
Tina Naccarato con “Beatrice… e cui saluta fa tremare lo core” ha ripercorso il cammino dantesco nell’incontro con la musa ispiratrice che incarna Amore, attraverso la rilettura di alcuni sonetti della Vita Nova che assegnano alla donna amata la rilucenza dell’Eterno in terra.
Iole Brogno, con Francesca da Rimini: l’arte tra desiderio e realtà, ha analizzato Francesca come figura liminale tra eros, potere e costrizione sociale, mostrando la sua fortuna artistica nei secoli e la sua capacità di incarnare tensioni ancora attuali.
Elena Piluso, con Dalla negazione alla trascendenza: il percorso delle figure femminili nella Divina Commedia, ha illustrato l’evoluzione delle figure femminili nella Commedia, dalla sofferenza alla piena partecipazione al progetto salvifico, evidenziando la progressiva emancipazione simbolica che Dante attribuisce loro.
L’intervento di Ada Giorno – Il ruolo della donna nel cammino religioso, sociale e politico per il bene comune: da Platone a Dante ha proposto un percorso che attraversa Platone, il monachesimo cristiano e Dante, mostrando come la cultura occidentale, quando non viene distorta o ridotta a strumento opportunistico, sia una tradizione fondata sul riconoscimento dell’altro.
Un riconoscimento che non è sentimentalismo, ma educazione, giustizia, carità: tre vie che costruiscono la comunità e la rendono capace di bene comune.
Partendo dal Libro V della Repubblica, la docente, ha ricordato che per Platone la polis è giusta solo quando nessuno è escluso dalla formazione, dalla responsabilità e dalla governance. La donna è cittadina capace di pensare, agire, custodire la città: la giustizia nasce dal riconoscimento reciproco e da un’educazione che non discrimina.
Il monachesimo occidentale e il cristianesimo hanno poi introdotto nella storia un principio radicale: l’altro è un bene, non un limite. L’ospitalità, il lavoro, lo studio e la carità diventano così le colonne che reggono la comunità e la orientano verso il bene comune.
In questo orizzonte, amore, giustizia e carità non sono virtù astratte, ma pratiche quotidiane di responsabilità.
Dante raccoglie e trasfigura questa eredità: nel Convivio e nella Commedia, la donna è principio attivo di salvezza, giustizia e memoria. Beatrice è intelligenza teologica e politica, luce razionale che guida Dante e denuncia la corruzione della città quando il potere si esercita contro le donne.
Platone e Dante convergono su tre punti decisivi: la donna pensa, la donna guida, la donna costituisce la comunità.
Ha, infine, ricordato l’elogio che Dante rivolge a Gioacchino da Fiore, riconoscendone la profondità spirituale e la capacità di leggere la storia come cammino verso la giustizia. Il pensiero gioachimita, radicato nel monachesimo calabrese, diventa per Dante una chiave per comprendere il tempo, la corruzione e la speranza.
Il convegno ha dunque mostrato come il Medioevo non sia un’epoca remota, ma un laboratorio di idee ancora capaci di parlare al presente.
Le figure femminili di Dante, lette attraverso Platone, il cristianesimo e la tradizione monastica, diventano maestre di riconoscimento: ricordano che una comunità è giusta solo quando riconosce tutti i suoi membri e quando amore, giustizia e carità non sono parole astratte, ma pratiche quotidiane di responsabilità.
Un’educazione autentica nasce proprio da qui: dal riconoscimento di un pensiero che ci contraddistingue, ci fonda e ci orienta verso il bene comune.
E come Dante conclude il suo viaggio, così anche noi possiamo riconoscere che “l’amor che move il sole e l’altre stelle” resta la misura più alta dell’umano.




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