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Il peso delle radici: la voce di Saverio Strati tra dignità, memoria e appartenenza

Di Anna Maria Ventura

Ci sono scrittori che non si limitano a raccontare storie, ma incidono nella coscienza di un territorio. Saverio Strati è tra questi: narratore di un Sud profondo, remoto e vivo, ha dato voce a un’umanità nascosta, restituendole dignità attraverso il linguaggio della letteratura.

Il 7 agosto 2025, a Platania, in provincia di Catanzaro, si terrà un evento dedicato a lui, dal titolo “Ricordando lo scrittore Saverio Strati (1924–2014)”. L’iniziativa, nel solco delle tante manifestazioni dedicate a Strati nel centenario della sua nascita, è promossa dalla Pro Loco Platania – Dimora delle Fate e dall’Associazione Culturale Felice Mastroianni, con il patrocinio del Comune di Platania e il contributo del GAL dei Due Mari e del PSR Calabria 2014 – 2022 e si propone come un momento di approfondimento, confronto e memoria attiva. Un appuntamento significativo che intende riportare al centro dell’attenzione uno degli autori più intensi del secondo Novecento italiano.

Ricordando Saverio Strati

Nato a Sant’Agata del Bianco, nell’Aspromonte orientale, Strati ha attraversato in prima persona il travaglio della povertà e dell’emigrazione, Eppure, dalla sua formazione umile, è emersa una delle voci più limpide e autorevoli del nostro panorama letterario. La sua Calabria non è mai oleografica né mitizzata: è ruvida, concreta, segnata dalla fatica e dalla fede, abitata da personaggi in bilico tra rassegnazione e resistenza. Romanzi come “Tibi e Tascia”, “Il selvaggio di Santa Venere”, “La conca degli aranci”, “Noi lazzaroni”, restituiscono un mondo visto dal basso, con lo sguardo di chi non dimentica, ma elabora e trasforma la marginalità in testimonianza. È il narratore della soglia: tra Sud e Nord,  tra passato e speranza.

Uno dei protagonisti della serata sarà Domenico Stranieri, sindaco di Sant’Agata del Bianco e profondo conoscitore dell’opera stratiana. La sua presenza non è formale: da anni è interprete e promotore di una lettura umana e culturale dello scrittore, autore del libro “Solo come la luna”, che raccoglie pagine biografiche e riflessioni sulla figura di Strati. Stranieri ne è diventato il biografo affettivo, e ha contribuito a mantenere viva la memoria di un uomo grande di Calabria, che ha lasciato una traccia profonda nella letteratura italiana del secondo Novecento.

Accanto a Stranieri interverranno tre voci autorevoli della cultura italiana. Giuseppe Polimeni, docente di Storia della lingua italiana presso l’Università Statale di Milano e Accademico della Crusca,  si è interessato, nel corso dei suoi studi al rapporto tra lingua, dialetto e oralità nell’opera stratiana, ha scritto prefazioni a nuove edizioni delle opere dello scrittore ed è intervenuto in diversi convegni, che si sono tenuti sullo scrittore calabrese nel corso dell’anno.

Luigi Franco, Direttore editoriale della Casa Editrice Rubbettino, che ha pubblicato le nuove e moderne edizioni dei romanzi satriani. Domenico Piraina, Direttore della Cultura del Comune di Milano e del Palazzo Reale.

Gli illustri relatori  offriranno una prospettiva nazionale ed europea sul valore civile e culturale di autori come Strati.

Apriranno l’incontro Umberto Caruso, Presidente dell’Associazione Culturale Felice Mastroianni, Paolo Nicolazzo, Presidente della Pro Loco Platania e Davide Esposito, Sindaco di Platania. Un parterre composito e coerente, che testimonia il desiderio di costruire ponti tra comunità, tra territori, tra generazioni.

Bella e singolare la locandina dell’evento, a sinistra, sulla foto dello scrittore, campeggia  l’immagine della copertina di un libro dal titolo  “È il nostro turno”, accompagnato dalla frase: “È il nostro turno è il racconto di una generazione sospesa tra sogni e necessità, tra il desiderio di emancipazione e il peso delle radici.”  La frase scelta non è decorativa: diventa quasi una chiave di lettura trasversale. Si riferisce a Strati, certo, ai suoi personaggi, ai suoi emigranti, ai suoi contadini, ma parla anche di noi, di chi vive in una Calabria moderna e ancora in transizione, divisa tra partenze obbligate e desiderio di restare. In questa frase si condensa la tensione tra identità e cambiamento, che è l’essenza stessa dell’opera stratiana.

E proprio a proposito di radici e interiorità, non passa inosservata la presenza, tra gli enti organizzatori, dell’Associazione Culturale intitolata al poeta Felice Mastroianni, nato a Platania. Figura appartata ma intensa, Mastroianni ha rappresentato con la poesia un versante più intimo e lirico dell’anima calabrese. Se Strati ha raccontato il mondo sociale, la storia collettiva, il dramma del riscatto e dell’emarginazione, Mastroianni ha scavato nelle pieghe dell’anima, nei sentimenti, nella fede, nella nostalgia. Anche qui, un confronto silenzioso ma eloquente: due autori profondamente calabresi, entrambi legati a un senso di appartenenza che si traduce in scrittura. Platania e Sant’Agata del Bianco, due borghi di Calabria, dalla bellezza antica e suggestiva, pur distanti tra loro, sembrano parlarsi attraverso le loro parole, come se la letteratura fosse un ponte invisibile tra sensibilità lontane ma affini.

Quella che si terrà a Platania, per come è stata concepita, sarà una “cerimonia” intensa, arricchente, capace di suscitare emozioni e sentimenti, sarà come un gesto di amore verso un padre e di riconoscenza verso un maestro. E ancora, in un’epoca in cui la memoria sembra spesso effimera, e il valore della letteratura viene misurato in base alla visibilità, ricordare Strati significa fare un atto di giustizia culturale. Significa restituire spazio a una voce autentica, che ha saputo raccontare un Sud senza mitizzarlo, senza denunciarlo, ma amandolo nella sua verità. Il peso delle radici, per Strati, non è mai un fardello sterile, ma una forza originaria. Qualcosa che ancora oggi può tenerci ancorati a ciò che conta, quando tutto intorno vacilla.

A Platania, in una sera d’agosto, quelle radici torneranno a vibrare. E a parlare. Non sarà solo un omaggio, né una semplice celebrazione, ma un atto di ascolto. Un ascolto che si fa collettivo, quando il tempo della narrazione si intreccia con quello dell’appartenenza. La parola di Strati, cesellata nella lingua e nel dolore, nel dialetto e nella speranza, si fa eco di un’identità che non ha mai smesso di cercarsi. E quella eco trova accoglienza nella voce di chi oggi legge, ricorda, tramanda. In questo passaggio silenzioso tra generazioni, tra borghi che resistono e storie che restano, c’è tutto il senso di una letteratura che non vuole essere monumento, ma materia viva. A Platania, dunque, non si celebra soltanto, si raccoglie un’eredità. Si accoglie un tesoro per custodia nello scrigno della storia. Nel farlo, si risponde ad un bisogno antico: quello di sentirsi ancora parte di qualcosa che ci precede, ci nutre, ci guida.

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