Questo lavoro rappresenta un viaggio emozionante e suggestivo lungo uno dei corsi d’acqua meno conosciuti della Calabria, un territorio ricco di fascino e storia, ma spesso poco valorizzato.
Attraverso immagini coinvolgenti e una narrazione attenta, il documentario racconta la bellezza naturale e culturale delle aree che il Trionto attraversa, restituendo dignità e luce a una parte d’Italia che merita di essere scoperta e apprezzata. Di seguito alcune informazioni oggetto della trasmissione.
La Valle del Fiume Trionto
In Calabria, sui Monti della Sila, nel cuore verde del Mediterraneo, a 1500 metri sul livello del mare si estende per oltre 40 km il Fiume Trionto, l’antico Traes, una delle più grandi fiumare del continente europeo. Con il suo ampio e ramificato bacino idrografico, questo fiume abbraccia un vasto territorio che dall’altopiano silano, pentitamente, si proietta verso il mare con scoscese pendici e sinuose colline che adagiano la Sila Greca nelle azzurre acque dello Jonio.
L’alternarsi e il radicarsi di popoli e culture hanno dato vita in questo territorio, a peculiari e antichissime tradizioni, che si palesano oggi, quale vissuto storico delle generazioni che si sono succedute, dalla tradizione contadina alla tradizione culinaria, nei gesti atavici di pastori , artigiani e contadini, nelle espressioni e nei termini dialettali.
Alle più antiche popolazioni, gli enotri, si sono integrati nel continuo divenire dei secoli della storia, micenei, greci e fenici, lucani e brettii, cartaginesi e romani, bizantini e arabi, normanni e ancora francesi, spagnoli, austriaci: una millenaria e peculiare cultura che da sempre lega alla propria terra l’uomo che vive sulle rive del fiume Trionto.
Tante sono le storie, le testimonianze archeologiche e monumentali in cui si può ancora oggi riconoscerne il prestigioso passato di questo territorio, che ha lasciato impressioni nello stesso paesaggio segni evidenti ed evocativi.
Le antiche centraline idroelettriche del Fiume Trionto
Negli anni ’20, periodo in cui i cambiamenti geo-politici si alternavano a quelli culturali, a Rossano si respirava aria di innovazione tecnologica e infrastrutturale affidata ad alcune mani imprenditoriali.
Erano gli anni delle costruzioni di strade e vie di comunicazioni fondamentali, della teleferica che serviva da trasporto dalla montagna fino allo Scalo, anni di lavori per la canalizzazione del torrente Celadi e del suo conseguente imbrigliamento, ma erano soprattutto gli anni in cui c’era fame di energia elettrica.
Al 1927 risale una documentazione video-fotografica molto importante che fa emergere uno spaccato di imprenditoria alla ricerca di energia sfruttando la più grande risorsa della Calabria: l’acqua. Si tratta delle centraline idroelettriche nate lungo il Trionto nel 1925, impianti che prendonovano il nome da alcune località che attraversavano e che successivamente furono ingrandite grazie all’acquisto da parte dei fratelli Smurra.
Fu proprio Tiberio Smurra, originario di Longobucco, conosciuto come “colui che portò la luce a Rossano”, a realizzare la prima centrale idroelettrica ampliando quella di località Sullacca con quella di Castellaccio sul Trionto e di Puntadura, due salti di importanza fondamentale per una centrale che portò Rossano ad essere una delle prime cittadine ad avere il servizio elettrico.
Il Territorio Longobucco
La storia del centro montano più grande della Sila Greca, Longobucco, è saldamente legata ai ricchi giacimenti di galena argentifera, sfruttate già nell’antichità dai sibariti e dai Bretti.
Oggi se ne rievoca il ricordo ne ”Le vie delle Miniere”, un itinerario suggestivo, in cui natura ed archeologia industriale si fondono in un incantevole paesaggio. Centro nevralgico delle vie della transumanza, oggi, nel mese di maggio, si svolge la Fiera di Puntadura, a memoria dell’incontro di armenti e uomini che dalla costa si spostavano verso i pascoli estivi silani.
La storia del pastore Saverio
A Longobucco, vive immerso nella natura Saverio, insieme a suo padre, alleva lungo le sponde del fiume Trionto, una mandria di capra rustica calabrese di di pecora gentile, una razza antica ormai quasi scomparsa sul territorio. La loro, è una passione tramandata da padre in figlio da generazioni, molte delle tecniche utilizzate sul lavoro, difatti, sono frutto di un sapere atavico.
A rotazione nei mesi, riparano le Terrate, ricoveri arcaici per la mandria, costruiti con travi in legno e terra lungo i pendii scoscesi delle montagne. Per proteggere le mandrie dagli attacchi dei lupi, costruisci, come si usava tanti anni fa, una recensione ecologica ea costo 0, fatta con i rami spinosi di pero selvatico intrecciati. I formaggi che producono in maggiore quantità sono la Sciungata, le ricotte e il caprino.
Crosia
Attraversato l’ampio delta del fiume Trionto, lasciandosi alle spalle il territorio di Rossano e, con questo, l’ultimo lembo della pianura di Sibari, il paesaggio che incontriamo è modellato dalle estreme propaggini collinari che si spingono a ridosso della costa. La breve pianura costiera e le fertili vallate che si incuneano verso l’interno silano, limitano dolci e smussate colline che, innalzandosi sempre più verso l’interno, culminano nello sperone di arenaria su cui si distende il borgo medievale di Crosia, l’avamposto sul Mediterraneo della valle del Trionto.
La peculiare conformazione geomorfologica assegna a questo territorio un ruolo strategico nel controllo delle vie di comunicazione costiera e fluviale. Per scorgere minacce esterne da terra e da mare, un elebarato sistema di torri d’avvistamento, che permetteva il controllo della costa e delle vie fluviali del Trionto.
Al di là di ingegnose ricostruzioni storiche, che fanno risalire l’origine di Crosia alle peregrinazioni del Troiano Enea, nel territorio si trovano importanti resti materiali, dati archeologici che attestano una lunga frequentazione umana. La più antica traccia di frequentazione umana a Crosia risale all’Antica età del Bronzo, periodo a cui si datano alcuni frammenti di vasi ceramici recuperati in località Sorrenti/Cappelle.

La storia di Tommaso e Maria
Tommaso e Maria, hanno vissuto gran parte della loro vita a La Spezia, dove erano proprietari di un’azienda artigianale che produceva divani e tappezzeria. Da qualche anno hanno deciso di tornare nella loro terra d’origine, Crosia, qui insieme alla figlia Teresa e a suo marito, hanno acquistato un giardino di agrumi antichi, dove crescono aromatici limoni, aranci dolci, aranci rossi e la rara Piretta Calabrese.
La piretta calabrese (Citrus limetta), o limonetta rotonda calabrese, è un agrume tipico calabrese poco noto al grande pubblico. La limetta calabrese ha subito una graduale riduzione colturale negli ultimi decenni a fronte dell’introduzione di cultivar con maggiore resa e un più largo consumo.
Tommaso, che ha una forte propensione artistica, ama raccogliere e lavorare l’argilla per realizzare le maschere antropopaiche da porre nel suo agrumeto, per allontanare le energie negative e propiziare i raccolti. Maria, compagna di Tommaso, da oltre 30 anni, è sempre al fianco di suo marito, collaborando in ogni progetto e lavoro, durante il periodo di raccolta delle Pirette, prepara a casa la marmellata e il liquore.
L’antica fornace
L’Antica Fornace di Francesco nasce nei primi anni dell’800, lungo le sponde del Fiume Trionto a Crosia. Allora quello del Mattunaru era un mestiere povero e faticoso.
Si narra di uomini che con gli asini trasportavano l’argilla dalla montagna dopo averla cavata, che a piedi nudi la impastavano in rudimentali vasche di pietra e che dopo aver creato i loro manufatti li affidavano al sole e al fuoco affinchè facessero il resto.
La fornace di Francesco oggi produce un prodotto che pur avvalendosi in alcune fasi della tecnologia ha conservato intatta la sua unicità, frutto di un’esperienza secolare. Ciò che distingue la fornace di Francesco in un settore diventato sempre più vasto è la lavorazione a mano dei prodotti.
I Coppi, i Pavimenti, gli Elementi da rivestimento, sono realizzati pressando solo argille naturali in stampe di legno. Oggi Francesco commercializza i sui prodotti in tutta italia nonchè all’estero.
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