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Installazione al Parco della Biodiversità di Catanzaro

Lunedì pomeriggio ha avuto il via la performance partecipata e installazione al Parco della Biodiversità di Catanzaro “Apolidi aquae et igni interdicti”, studiata e curata nei minimi dettagli da Maria Teresa Zingarello e Silvia Pujia, entrambe laureate in Storia dell’Arte all’Università La Sapienza di Roma

Installazione Parco BiodiversitàLa Zingarello e la Pujia, entrambe specializzate in curatore di arte contemporanea, sono molto entusiaste del loro progetto “Il lavoro esposto al parco” afferma Silvia Pujia, “è risultato tra i tre finalisti di un bando dello scorso anno del Marca e della Dena Foundation si incentra sul Mediterraneo considerato come punto di convergenza di molteplici culture e sul tema della cittadinanza intesa come accomunamento, raggruppamento d’individui.

Partendo da una riflessione sulla perdita della cittadinanza per punizione nell’antica Roma, in cui era in uso un provvedimento volto a privare della cittadinanza coloro che si macchiavano di gravi reati, attraverso la privazione simbolica del fuoco e dell’acqua, elementi fondamentali nell’organizzazione della città,Apolidi aquae et igni interdicti si presenta come una rinuncia volontaria alla cittadinanza per addivenire ad una realtà avulsa dai confini territoriali e tendente al sincretismo culturale.”

Le fa eco Maria Teresa Zingarello, sostenendo che il contesto del Parco della Biodiversità si sposa alla perfezione con l’iniziativa trasformando il Mediterraneo da una zona di passaggio a uno spazio in cui vivere.

E aggiunge ” La diversità oggi è una ricchezza e non un nemico da abbattere; annullare le barriere geografiche e superare il concetto campanilistico di appartenenza tendente a sottolineare la diversità, spogliarsi della diversità per accomunarsi, capovolgere il concetto di privazione sono i temi racchiusi nell’espressione artistica realizzata“.

Il video conclusivo del progetto delle due curatrici mostra alcune persone camminare a piedi nudi per ristabilire il contatto con le proprie radici. L’installazione ha ricevuto anche il plauso di Ippolita Luzzo, professoressa di filosofia e critica letteraria da sempre molto attenta alle manifestazioni artistiche che valorizzano il territorio, che ha dichiarato che è importante ricordarsi che i confini sono stati costruiti per difendersi ma che la vera forza nasce dall’unione e, di conseguenza, dalla comunità.

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