Mirko Pallera: “Un buon progetto di comunicazione prima che dalle parole deve partire da uno stato interiore che suscita emozioni”. Al termine del #Ninja Camp di Scilla il fondatore della prestigiosa scuola che forma i ninja della comunicazione e del marketing ha risposto alle domande di Cosenza Post
Mirko Pallera è Co-fondatore e CEO Ninja Marketing, direttore responsabile del magazine e direttore scientifico della Ninja Academy, fra i più importanti esperti del marketing contemporaneo, consulente e digital strategist per grandi aziende come Barilla e Telecom.

Ma Mirko Pallera è anche sociologo, strategic planner, giornalista, copywriter, scrittore che ama definirsi un innovatore sociale e praticare l’arte marziale cinese Tai Chi Chuan.
Ma per lui è importante saper combattere e divenire un esperto ninja soprattutto nel mondo della comunicazione.
Per questo la Ninja Academy organizza i Camp, eventi formativi, come quello svoltosi nei giorni 24, 25 e 26 marzo in Calabria, a Scilla.
“Noi non diamo risposte ma solo buone domande” – ha asserito Mirko Pallera nel dare il via al Ninja Camp Scilla 2017. E allora Cosenza Post gli ha chiesto:
Dott. Pallera, cosa si chiede a un comunicatore e cosa un comunicatore deve chiedersi?
Un buon comunicatore deve chiedersi qual è il modo migliore per parlare alle persone. Ci sono delle emozioni, degli archetipi, ovvero dei contenitori di senso, che sono universali. È importante conoscerli e costruire dei progetti che parlino al cuore delle persone, risuonino con le persone. Poi dopo si possono trovare le giuste parole per suscitare queste emozioni, questi contenitori di senso, però è importante avere un progetto che parta da una visione che spesso è interiore. Non usare semplicemente le parole come strumento, ma partire da un’intenzione che inizia prima della comunicazione.
Quali risposte, invece, si aspetta Lei da questo evento?
La risposta è già arrivata. L’obiettivo di questa tre giorni era quello di incontrarsi perché spesso il nostro lavoro è fatto di pixel, di chat, di notifiche e non di incontri faccia a faccia. Ma la community ha bisogno di momenti per incontrarsi. E le aziende che sono in grado di portare le persone a fare un’azione come attraversare regioni e prendere aerei, treni per potersi trovarsi hanno un grande vantaggio competitivo.
Ninja Academy forma professionisti della comunicazione. L’attuale scenario sociale di che tipo di comunicatori necessita? Domanda e offerta si incrociano o ci sono delle difficoltà?
Oggi c’è tanto bisogno di competenze digitali nelle aziende perché Italia da questo punto di vista è un Paese piuttosto arretrato. Quindi nelle aziende mancano le competenze per affrontare la comunicazione digitale in maniera efficace e c’è tanta richiesta sul mercato di figure capaci, che abbiano esperienza e che possano gestire questo processo di sbarco sui mezzi digitali nel migliore dei modi possibile e quindi in maniera professionale, in maniera adeguata.
Quanto la comunicazione genera innovazione?
La comunicazione genera innovazione perché può cambiare, può migliorare, può fare evolvere, può intensificare quello che è il senso attribuito alle cose. E quindi può, da un lato creare degli stereotipi che sono negativi perché sono in realtà delle immagini svuotate di senso, sostanzialmente, quindi non esprimono più quella che è la profondità di quel concetto. Oppure può lavorare per aumentare il senso delle cose e quindi la profondità della percezione, di questo viaggio interiore che è chiamato a fare ognuno di noi ogniqualvolta compra un prodotto e si relaziona con una marca.
Ha dichiarato che il brand, di cui si è molto discusso durante il Ninja Camp, deve essere un “soul maker”. Ci spiega come e perché?
Soul maker è un concetto che deriva dalla psicologia archetipica, significa fare anima, ovvero significa che la marca ha la possibilità, il potere, in qualche modo, di aiutare le persone nel proprio viaggio psicologico e spirituale. Sembrano parole lontane dalla realtà ma tutti noi ci muoviamo in questa realtà, andando a comprare dei prodotti, postando foto, perché abbiamo un forte bisogno di contatto con l’altro, un forte bisogno di riconoscimento. Di fatto stiamo facendo un viaggio, un percorso di ricerca interiore della nostra identità e di sviluppo della nostra spiritualità. Questo significa che il brand, se si parte da questo punto di vista, può aiutare questo percorso. Il consumo oggi ha assunto un ruolo talmente importante nelle nostre vite che è diventato quasi una vera e propria religione se pensiamo a marche di culto come quelle della moda o della tecnologia. Quindi questo significa soul maker: vedere il proprio ruolo di incoraggiamento sociale e spirituale nel mercato, nel consumo.
Quale mostro vuole sconfiggere?
Il mostro principale da sconfiggere, per quanto mi riguarda, è interiore perché la realtà in qualche modo è una percezione di quel che abbiamo dentro. Per cui anche una realtà apparentemente super positiva per chi la vive male può trasformarsi in un incubo. Viceversa una realtà apparentemente negativa può essere vissuta con tranquillità e come una grande opportunità, addirittura con grande felicità. Quindi il mostro è interiore. È un lavoro su se stessi che ognuno di noi fa, che anch’io faccio e che non posso smettere di fare perché è un lavoro che non termina mai.
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