Il Tribunale di Cosenza ha riconosciuto valido l’impianto accusatorio e le motivazioni poste alla base della confisca dei beni agli esponenti della cosca Serpa, per un ammontare di circa 6 milioni e mezzo di euro, ma ha ritenuto di dover restituire una parte di quanto in precedenza sequestrato
Il Tribunale di Cosenza, ha revocato il sequestro che riguarda alcuni immobili, ed ha applicato la confisca di primo grado – perchè potrà esserci, come sicuramente ci sarà, l’Appello a Catanzaro – al parco auto, ai conti correnti ma soprattutto, al bar-ristorante-albergo denominato “La Rinascente”, ubicato in Paola (CS), via Capo d’Armi nr. 17, nei pressi della Stazione Ferroviaria e del lungomare.

E’ facile comprendere l’importanza economico-strategica di tale struttura proprio per il potenziale volume d’affari legato sia alla Stazione – considerato che la clientela è costituita da persone che pernottano per poi ripartire il giorno o i giorni seguenti – sia alla vicinanza al mare e quindi turismo.
E proprio in merito al turismo che è importante sottolineare che la confisca ha riguardato anche il lido “Jamaica Beach”, sempre di proprietà del clan Serpa. Del complesso aziendale “La Rinascente” fanno parte la società “La Rinascente di Pietro Amoroso & C.” che si occupa del bar-ristorante, la ditta individuale “Rinascente S.P. & G. di Amoroso Carlo, che si occupa dell’attività di affittacamere-albergo, nonché le unità immobiliari che la costituiscono.
Per quanto emerso dall’indagine, convenzionalmente denominata “Tela del Ragno” la predetta struttura – “La Rinascente” – assume significato rilevante in quanto frutto di attività estorsiva e reimpiego di denaro di illecità provenienza, ma soprattutto rappresenta agli occhi della cittadinanza, il simbolo del potere di Nella Serpa ed è per questo, che prende forma l’aspetto fondamentale rappresentato dalla relativa confisca.
Alla parziale restituzione dei beni, si contrappongono comunque la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro – che sta presentando adeguato ricorso – e gli organi investigativi che continuano la loro opera.
Nella Serpa, che ha già collezionato una condanna ad anni 18 di reclusione per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, in qualità di promotrice ed organizzatrice, ed estorsione aggravata, così come si legge nella sentenza del Tribunale di Paola, si trova attualmente detenuta al regime del 41 bis (carcere duro) presso la Casa Circondariale di L’Aquila.
A breve inizierà l’iter processuale presso la Corte d’Assise di Cosenza, dove è imputata per tentato omicidio e omicidio di Luciano Martello. Su quest’ultimo, gli elementi di colpevolezza sono molto forti, poiché all’eccellente impianto investigativo si aggiunge una lettera, nella quale la Serpa, scrive ai suoi parenti affinchè rendino le dichiarazioni da lei suggerite, e adottino le dovute precauzioni per non essere intercettati.
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