E’ stata una turbolenta annata quella di Pietro Perina. Si è sentito dire veramente di ogni, da chiunque e ovunque.
Uomo leader delle annate in serie C, ha difeso la sua porta con le unghie e con i denti conquistandosi la titolarità partita dopo partita. Cosenza era diventata casa sua a tutti gli effetti. Il calore dei tifosi e la sicurezza che emanava era un perfetto mix di equilibrio mentale che avrebbe portato sicuramente al successo.
Cosa è accaduto al portiere pugliese nel finale dell’ultima stagione di serie C? Nessuno lo sa. Cosa accade nelle gambe, nella testa, nella mente di un giocatore nessuno può saperlo. Probabilmente doveva andar così, probabilmente no, chi lo sa. Ad aggiungersi a questi problemi, il 22 gennaio lascia Cosenza per andare alla Sambenedettese divenendo a tutti gli effetti un rivale per i Lupi e continuando a ricevere (e non poche) parole per la scelta fatta.
A difesa della porta rossoblu prende il suo posto Umberto Saracco che, come abbiamo visto, ha rappresentato l’uomo dei playoff e non solo nell’annata spettacolare dei Lupi verso la Serie B, un campionato certamente difficile da mantenere e da giocare in cui la testa, la mente, e il cuore fanno una differenza enorme. Sarà stata la pressione o la troppa responsabilità ad aver intimorito il giovane portiere che neanche 10 partite e viene sostituito dal suo secondo Cerofolini, che a sua volta non rende troppo bene sul rettangolo di gioco.
Una vera agonia per la difesa rossoblu che a causa delle cattive prestazioni dei suoi portieri è costretta a subire non poche reti dai suoi avversari. La società cala il suo asso dalla manica giocando la sua ultima carta con la speranza della svolta. Pietro Perina, che dopo aver terminato il prestito a San Benedetto ritorna a Cosenza, riprende la difesa della porta con non poche critiche ed ulteriori pressioni fin da subito nel derby portato a casa e blindando la porta.
Perina si è allenato sempre in silenzio, con educazione, rispetto e voglia di tornare in campo al più presto. E ci è riuscito. Da terzo portiere ormai è un titolare fisso, inamovibile da quella porta che ritorna a difendere con il sangue negli occhi. Non è facile il ruolo del portiere. E’ una grande responsabilità che comporta rischi e pericoli. Pietro è riuscito a riconquistare la ‘sua’ città con pazienza e timore al tempo stesso, parando un rigore al 95′ e tenendo stretta quella palla fra le sue braccia, come se fosse un tesoro. E’ sua. L’ha parata. Ha salvato il risultato e la partita. La squadra si fionda a capofitto su di lui festeggiandolo e lui stesso, inoltre, può essere contento per aver difeso i suoi 603 minuti di imbattibilità in casa.
Una piccola grande soddisfazione personale per Pietro che, adesso, può stare più tranquillo in una città che ha ricominciato ad amarlo ed a rispettarlo come giusto che fosse.
(Foto Copertina IlCosenza.it)
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