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La Festa della Madonna Delle Grazie a Macchia di Casali Del Manco

Di Anna Maria Ventura

La Chiesa Cattolica l’8 settembre celebra la Natività della Vergine Maria, ed è a questa ricorrenza che si lega la festa di Macchia di Casali Del Manco (CS), dedicata alla Madonna delle Grazie. Nel borgo, tuttavia, la celebrazione non cade più quel giorno preciso, ma la seconda domenica di settembre: quest’anno il 14.

Macchia è un paese antico e suggestivo, disteso tra i boschi e i panorami della Presila cosentina, con le sue case di pietra, i vicoli stretti, i balconi in ferro battuto. Un borgo che porta in sé la bellezza dolce dei paesaggi presilani e insieme la fragilità dello spopolamento: oggi vive quasi tutto l’anno nel silenzio, con case chiuse, piazzette abbandonate e strade solitarie.

Poi in occasione della festa della Madonna Delle Grazie, avviene un miracolo. Le porte che si riaprono, famiglie che tornano, voci che rimbalzano tra i vicoli. La piazza si anima di profumi, musica e incontri, i bambini corrono come a ridestare le pietre. È una vita intensa ma fugace, che dura forse un giorno, forse solo poche ore, prima che il paese torni al suo quieto silenzio.

Nove giorni prima della festa, il primo giorno della novena, avviene un rito che segna l’inizio del tempo sacro: la statua della Madonna lascia la piccola chiesa della “Cona”, il suo rifugio raccolto e protetto, per essere trasferita solennemente nella chiesa di Sant’Andrea Apostolo, dove resterà fino alla conclusione delle celebrazioni. È un gesto che sembra rimettere in moto il cuore della comunità.

La mattina della festa, sin dall’alba, i tamburi risuonano per le strade: un ritmo antico, profondo, che rompe il silenzio dei vicoli e annuncia che il giorno è arrivato. Poi la processione: la Madonna, vestita di azzurro e d’oro, percorre le vie del borgo, accompagnata da preghiere, campane e canti, accolta da una folla commossa: donne che stringono il rosario tra le mani e intonano antichi canti, bambini in doppia fila che hanno negli occhi lo stupore e l’innocenza.

Un altro momento significativo della giornata è il rito della “cuccìa”, antica pietanza di grano bollito condita secondo la tradizione, preparata e condivisa come segno di unione e di memoria collettiva.

La sera, la piazza si accende di festa popolare: orchestrine, fisarmoniche, tamburelli, balli che coinvolgono tutti, bancarelle di dolciumi, risate, musica. È il giorno in cui Macchia si riempie di nuovo, come se il tempo tornasse indietro.

Eppure, il ricordo della vita quotidiana del borgo appartiene a un altro tempo ancora, quando Macchia non conosceva il silenzio dello spopolamento. Allora le donne sedevano sulle sedie di paglia davanti agli usci, a chiacchierare o a ricamare al fresco dei vicoli; gli uomini si raccoglievano sulle panche di pietra per discutere di campagna, politica o emigrazione; i bambini correvano inventando giochi con poco, ma riempiendo di voci le strade. Nelle cucine il profumo del pane appena sfornato e delle pietanze di stagione si diffondeva nei vicoli, mentre il borgo viveva un ritmo lento e comunitario, che oggi resta custodito soltanto nella memoria.

La festa dell’8 settembre, che oggi si celebra la seconda domenica del mese, non è dunque solo un appuntamento religioso, ma un rito sociale e culturale. È il giorno del ritorno, della comunità dispersa che si ricompone, dell’identità che riaffiora. Sociologicamente, racconta la condizione di tanti paesi dell’entroterra calabrese: svuotati dall’emigrazione, ma ancora capaci di sopravvivere come luoghi dell’anima, spazi simbolici che tengono insieme fede e memoria, appartenenza e nostalgia.

Ed è proprio in questo intreccio che si intravede anche una possibilità di futuro. Feste come quella di Macchia sono infatti una risorsa preziosa, non soltanto per la comunità che vi si riconosce, ma per il patrimonio culturale e turistico della Calabria. Esse custodiscono tradizioni secolari, rendono vivi borghi che rischiano di spegnersi, offrono a chi viene da fuori un’esperienza autentica, fatta di paesaggi, di riti antichi, di convivialità semplice e profonda. Così, nel giorno della sua festa, Macchia non è soltanto memoria: è un invito a non dimenticare, a riscoprire la bellezza nascosta dei borghi, a pensare che il silenzio, se attraversato da tamburi e da canti, può ancora trasformarsi in vita.

Anna Maria Ventura

La Festa della Madonna Delle Grazie a Macchia di Casali Del Manco
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