Anche quest’anno, in occasione dell’estate, il MACA – Museo Arte Contemporanea Acri – presenta una mostra dal respiro internazionale
Partirà sabato 27 giugno, la mostra estiva del MACA e sarà una occasione imperdibile per riscoprire il fascino e l’influenza di Yves Klein, uno degli artisti fondamentali del Novecento. Nacque a Nizza nel 1928 e morì giovanissimo, a soli 33 anni, nel 1962 a Parigi. Klein nella sua breve ma intensissima carriera, segnò una rivoluzione nel mondo dell’arte con la sua serie di dipinti monocromatici e tra questi i più importanti sono quelli “blu”, ispirati dalla visione della volta del Mausoleo di Galla Placidia di Ravenna.

Fu però nel 1956 che Klein creò quella che egli stesso definì come “la più perfetta espressione del blu”, un “oltremare saturo e luminoso“, privo di alterazioni, che poi lui stesso brevettò con il nome di “international Klein Blue“. Un colore che rimanda senza dubbio all’infinito, alla spiritualità, al Mar Mediterraneo, laboratorio di storia e di cultura, luogo sentimentale dove si averte forte la percezione del mito della Magna Grecia.
Partendo da un’affascinante riproduzione della “Venus Blue” di Klein datata 1960, la mostra segue l’enorme influenza che il maestro francese ha avuto sui suoi contemporanei e sugli artisti successivi, sino ai giorni nostri, trovando nell’utilizzo del colore blu, il filo conduttore.
A partire da 27 giugno dunque, il MACA ospiterà una cinquantina di opere di alcuni dei nomi più significativi della scena artistica dalla seconda metà del Novecento, alcuni dei quali coevi di Klein, come Daniel Spoerri, Raymond Hains, César, Mimmo Rotella, che con Klein furono partecipi del movimento del Nuoveau Réalisme, sotto la guida del grande critico e teorico Pierre Restany, Pierre Alechinsky, del Gruppo Cobra, Victor Vasarely, padre dell’arte Optical Art internazionale, Hans Hartung, maestro dell’astrazione informale e allievo di Kandinskij, Lucio Fontana, genio innovatore al pari di Klein, nonché suo grande amico, Nanda Vigo del Movimento Zero e Francesco Guerrieri e Lia Drei del Gruppo P, ed altri appartenenti a generazioni immediatamente successive.

Tra gli altri Cesare Berlingeri, Jacques Toussaint, Mimmo Paladino, artista di punta della Transavanguardia, Tano Festa e Mario Schifano, i più importanti rappresentanti della Pop Art italiana, e Jan Fabre – uno dei nomi di spicco del panorama artistico internazionale – e due maestri storicamente antecedenti, Luigi Russolo, uno dei grandi futuristi e Sandro Sergi, che offrono una visione del blu, “ante-Klein”, fino alle interpretazioni più contemporanee dell’utilizzo del blu monocromo, come nel caso del Cracking Art Group e del giovane Giuseppe Lo Schiavo, a testimonianza della costante attenzione che il MACA rivolge ai giovani talenti della scena artistica italiana.
Si tratta di opere prestigiose provenienti da importanti collezioni private italiane ed europee, oltre che da alcune collezioni pubbliche, come nel caso delle opere di Hans Hartung, Osvaldo Licini e Lucio Fontana, della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno.

La mostra, promossa dall’associazione Oesum Led Icima, che cura le attività e gli eventi del MACA, e realizzata in collaborazione con l’associazione “De Arte-Progetti e servizi per l’arte”, e traccia un percorso che copre gli ultimi cinquant’anni di storia in ambito artistico, esemplificati dalla ricerca legata al blu, cominciata da Yves Klein e tutt’ora in corso, oltre che da una serie di incursioni nella cultura popolare, in particolare in ambito musicale, come suggerisce il titolo stesso della rassegna.
In occasione dell’inaugurazione, vi sarà una performance musicale, ad opera dei solisti della Magna Graecia Flute Choir, diretti dal M° Sebastiano Valentino, che eseguiranno i brani Nel blu dipinto di blu (D. Modugno), Il cielo è sempre più blu (R. Gaetano), Il bel Danubio blu (J. Strauss).
La scelta del blu è indicata dal Prof. Francesco Poli, critico e storico dell’arte di fama internazionale, curatore della mostra, come “l’unico mezzo artistico adatto a rappresentare ciò che è fisicamente invisibile, una sorta di virus che attacca e distrugge il corpo. Un campo monocromo fa da contrappunto visivo, un intenso poema ne scaturisce, un vero e proprio documentario in cui l’interiorità dell’artista è resa visibile dall’istanza pratica veicolata dal colore, il blu, offrendoci uno sguardo sublime della sua anima”.
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