Dall’11% in più di iscrizioni alle magistrali ai 45 milioni di euro attratti per la ricerca, fino alla crescita internazionale e agli investimenti nella sanità. Il rettore traccia il bilancio di un ateneo che punta sempre più su eccellenza, innovazione e collaborazione con il territorio: «I ragazzi stanno iniziando a scommettere sulla Calabria e sta a tutti noi non deluderli».
DI ELVIRA SANGINETO
Non più soltanto un’università in cui studiare perché partire sarebbe troppo costoso, ma un ateneo da scegliere per la qualità della formazione, le opportunità di ricerca e la possibilità di costruire il proprio futuro senza rinunciare a una dimensione internazionale. È il cambio di prospettiva che Gianluigi Greco, rettore dell’Università della Calabria, ha raccontato attraverso numeri, risultati e progetti che restituiscono l’immagine di un campus in trasformazione, sempre più intrecciato alle prospettive di sviluppo del territorio.
L’occasione è stata l’iniziativa “Radicare sul territorio: confronto e responsabilità per la persona, il lavoro e le comunità”, promossa dalla CISL di Cosenza e svoltasi giovedì 22 ottobre al Liceo scientifico “G.B. Scorza”. Un confronto dedicato al futuro della provincia, nel corso del quale il sindacato ha presentato la propria piattaforma territoriale, frutto di mesi di ascolto delle comunità. Ed è proprio sul diritto a restare, una delle questioni centrali dell’incontro, che Greco ha voluto portare il contributo dell’ateneo.
Il primo dato riguarda una tendenza che sembrava difficile da invertire: la partenza degli studenti dopo la laurea triennale. Per anni, infatti, molti giovani hanno scelto di proseguire gli studi fuori dalla Calabria, spesso nella convinzione che altrove avrebbero trovato maggiori opportunità lavorative. Oggi, secondo i numeri illustrati dal rettore, qualcosa sta cambiando. A fronte di iscrizioni sostanzialmente stabili alle triennali e dell’apertura di tre nuovi corsi di laurea magistrale, l’Unical registra un aumento dell’11% delle iscrizioni alle magistrali, interrompendo una tendenza negativa che durava da dieci anni.
Dietro questa percentuale ci sono quasi 300 studenti in più che hanno deciso di continuare il proprio percorso accademico in Calabria. Un risultato che Greco considera un segnale di fiducia verso l’intero territorio. «I ragazzi stanno iniziando a scommettere sulla Calabria e sta a tutti noi non deluderli», ha sottolineato.
Il diritto a restare non può tradursi in un orizzonte più ristretto
«Si può vivere in Calabria ma essere cittadini del mondo», ha affermato, rivendicando un modello di università profondamente radicata nella propria terra, ma capace di proiettare gli studenti in una dimensione internazionale.
I dati sull’apertura verso l’estero accompagnano questa visione: 509 accordi Erasmus, un aumento del 37% delle domande di mobilità studentesca e una crescita del 58% di studenti internazionali rispetto all’anno scorso. Numeri che raccontano un ateneo sempre più connesso con altri Paesi e capace di suscitare interesse oltre i confini nazionali. Per Greco, infatti, non basta parlare di “restanza” e radicamento: occorre portare in Calabria le reti internazionali, affinché scegliere di rimanere non significhi rinunciare alle opportunità offerte dal mondo.
Accanto alla didattica, uno dei capitoli più significativi riguarda la ricerca. Greco ha riferito che i ricercatori e le ricercatrici dell’Unical hanno attratto 45 milioni di euro di finanziamenti, attraverso progetti selezionati in bandi competitivi.
Risultati che si affiancano ai riconoscimenti nelle classifiche Censis e nella Valutazione della qualità della ricerca, con primati ricordati anche nei settori dell’informatica, dell’ingegneria informatica e delle scienze delle costruzioni.
Ma per comprendere la direzione intrapresa dall’Unical bisogna guardare anche alla sua storia. Greco ha richiamato la visione di Beniamino Andreatta, primo rettore dell’Università della Calabria dal 1971 al 1974 e artefice dell’impostazione residenziale dell’ateneo: un campus che si estende su 200 ettari di ettari, con tre teatri, due cinema e quaranta impianti sportivi.
Ogni anno, ha ricordato Greco, l’ateneo destina circa 50 milioni di euro al diritto allo studio, continuando a garantire accessibilità e opportunità in un contesto di crescente competitività universitaria. L’ambizione è tenere insieme le due dimensioni: essere un ascensore sociale e, contemporaneamente, un luogo di eccellenza.
Ed è proprio nel rapporto con la società che il discorso del rettore ha incontrato più direttamente lo spirito dell’iniziativa promossa dalla CISL. Greco ha riconosciuto nel percorso di ascolto realizzato dal sindacato un metodo condiviso anche dall’università nella costruzione del proprio Piano strategico, nato attraverso assemblee e momenti di confronto.
Una visione che ha portato a una scelta anche nel linguaggio: sostituire il concetto di “terza missione” con quello di “collaborazione con la società”. Non un semplice cambiamento terminologico, ma una diversa impostazione del rapporto tra ateneo e comunità. «Non si dice “si fa così”, ma si dice “si lavora assieme”», ha sottolineato Greco.
Una collaborazione che si traduce in iniziative concrete
L’Unical sta lavorando a nuove intese con i medici e l’ordine degli ingegneri per la formazione continua e professionale all’interno dell’ateneo. Particolarmente significativo il rapporto con il tessuto imprenditoriale: le aziende calabresi hanno contribuito con un milione di euro al cofinanziamento dei dottorati di ricerca, rafforzando un legame tra università e imprese che punta a far ricadere sul territorio conoscenze, competenze e innovazione.
Inoltre, nell’ultimo anno il numero dei brevetti dell’ateneo è quadruplicato, mentre gli spazi destinati agli spin-off universitari sono ormai esauriti.
E ancora la scelta di destinare il 5×1000 dell’Unical a un progetto dedicato ai centri storici.
Un capitolo particolarmente rilevante è infine quello della sanità, ambito nel quale Greco ha rivendicato il contributo dell’università alla trasformazione dell’azienda ospedaliera cosentina. Non soltanto attraverso i 20 milioni di euro in attrezzature richiamati durante l’intervento o l’arrivo di professionisti, ma soprattutto grazie alla presenza dei giovani medici in formazione. Il rettore ha parlato di 77 specializzandi già presenti, ai quali se ne aggiungeranno altri 55, sottolineando come il loro ingresso nelle corsie stia portando nuove energie, entusiasmo e stimoli anche ai medici già in servizio.
«La sanità parte da questi giovani», ha affermato, esprimendo l’auspicio che possano scegliere di continuare a lavorare nel territorio una volta completata la formazione.

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