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La solitudine della terra cosentina: la protesta dei trattori contro il caro gasolio e il silenzio dei sindacati

L’analisi amara di Francesco Pacienza sullo scollamento tra i piccoli produttori in rivolta nella Valle dell’Esaro e i vertici delle associazioni, sordi all’impennata dei costi energetici.

Di Francesco Pacienza

La provincia di Cosenza è tornata a fare i conti con la rabbia della terra. I presidi degli agricoltori, scesi in piazza e lungo le principali arterie viarie (dalla Valle dell’Esaro fino ai nodi urbani), raccontano di un settore allo stremo. Il caro gasolio e l’impennata dei costi di produzione stanno stritolando le aziende agricole locali, riducendo i margini a zero e trasformando il lavoro quotidiano in una lotta per la sopravvivenza.

Ma dietro ai trattori parcheggiati e ai megafoni che tuonano contro le istituzioni, emerge un quadro amaro fatto di solitudine, contraddizioni profonde e grandi assenze.Il dato che più balza all’occhio in questa mobilitazione è il totale e assordante scollamento da parte delle associazioni di categoria tradizionali. I sindacati agricoli storici, quelli che dovrebbero rappresentare la voce e lo scudo dei produttori, sembrano essersi volatilizzati.

Eppure, la macchina della riscossione non si ferma mai: ogni singola azienda agricola continua a versare regolarmente quote, contributi e tessere, cullando la vana speranza di veder tutelati i propri legittimi interessi. Nella realtà dei fatti, i manifestanti si trovano a lottare da soli, abbandonati da chi, comodamente seduto nei palazzi romani o nei tavoli regionali, continua a percepire lauti compensi senza offrire in cambio alcuna reale protezione contro l’aumento vertiginoso dei costi energetici.

A rendere la situazione ancora più paradossale è l’assenza totale delle grandi aziende agricole (Azienda Agricola Fratelli Nola, Varone Fruit Società Agricola, Consorzio Pomez O.P. Società Cooperativa Agricola, C.O.A.B, Agroalimentare Associazioni Latte Calabresi; solo per fare alcuni nomi) e dei loro rappresentanti dai presidi di protesta.

Un’assenza che grida vendetta e che alimenta un ragionevole, pesantissimo dubbio: quali vantaggi reali godono i colossi dell’agroindustria rispetto ai piccoli produttori locali?Mentre il piccolo agricoltore del Cosentino rischia il fallimento per fare il pieno al trattore e coprire le spese di semina e raccolta, le grandi aziende sembrano immuni alla crisi. Verrebbe da chiedersi, con amara ironia: ma il carburante per i loro immensi parchi mezzi lo acquistano forse su Marte? La risposta, ben più terrena, risiede in una rete di vicinanze e legami privilegiati con la politica che conta.

Corsie preferenziali, agevolazioni strutturali e una vicinanza ai centri decisionali che finisce sistematicamente per penalizzare il tessuto della piccola e media produzione, lasciata sola a subire il peso di una crisi strutturale.Una rabbia che cerca risposteI presidi nel Cosentino non sono soltanto un grido d’allarme contro il prezzo alla pompa (ieri acquistato il gasolio agricolo a 1,40 euro/litro), ma un atto d’accusa verso un sistema corporativo e politico sordo alle reali esigenze della base.

Se le associazioni di categoria non ritroveranno il coraggio di scendere in campo a fianco degli ultimi e se non si farà chiarezza sui privilegi dei colossi a discapito dei piccoli, la terra continuerà a ribellarsi, ma il rischio è che a spegnersi non siano i motori dei trattori, bensì il futuro dell’agricoltura calabrese.

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