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XXII Festa della Cultura Calabrese a Pisa dal 23 al 30 settembre 2026

La storia tra i banchi: a Pisa la cultura calabrese incontra la scuola, la memoria e la cittadinanza

Dalla Calabria a Pisa, la storia diventa memoria condivisa e strumento di cittadinanza: il 29 settembre la presentazione del libro di Giuseppe Ferraro alla Domus Mazziniana

C’è un filo profondo che lega la XXII Festa della Cultura Calabrese, in programma a Pisa dal 23 al 30 settembre 2026, all’appuntamento di martedì 29 settembre con Giuseppe Ferraro: è il filo della memoria, della sua trasmissione e della capacità della storia di diventare strumento di conoscenza, dialogo e cittadinanza.

Alle 18.00, alla Domus Mazziniana di Pisa, sarà presentato “La storia tra i banchi. Educazione civica, interdisciplinarità, inclusione”, il nuovo volume di Ferraro pubblicato da Carocci nella collana Studi Storici.

L’incontro, inserito nel programma ufficiale della Festa, vedrà i saluti di Celestino Pucci e Francesco Lochiatto per l’Associazione Esperia, di Pietro Finelli, direttore della Domus Mazziniana, e di Quintino Berardi, segretario dell’ISRI Cosenza e coordinatore OGU dell’Università di Pisa; interverranno Enrica Salvatori dell’Università di Pisa, Enrico Acciai dell’Università di Roma Tor Vergata e Gianfranco Bandini dell’Università di Firenze, mentre modererà Mariangela Priarolo della Biblioteca Franco Serantini. Sarà presente l’autore. 

La scelta di dedicare uno degli appuntamenti della Festa a questo libro non appare casuale: “La storia tra i banchi” nasce infatti dall’esigenza di mettere in dialogo didattica, ricerca storica e public history, interrogandosi su come la storia possa essere insegnata in una scuola che cambia e su come essa possa contribuire alla formazione civile delle nuove generazioni. Il volume, pubblicato nel marzo 2026 e articolato in 148 pagine,! è un percorso nel quale teoria e pratiche dell’insegnamento si incontrano con inclusione e interdisciplinarità, tradizione e innovazione, con l’obiettivo di offrire strumenti tanto alla formazione dei futuri docenti quanto all’aggiornamento degli insegnanti e a tutti coloro che, nella società civile, interagiscono con il mondo della scuola. 

Ma per comprendere pienamente il significato della serata pisana è necessario soffermarsi sulla figura dell’autore, perché lo storico Giuseppe Ferraro è uno studioso che da anni opera precisamente nel punto d’incontro fra ricerca, scuola, educazione civica, memoria e valorizzazione del territorio. Originario di Longobucco, in provincia di Cosenza, dottore di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università della Repubblica di San Marino, Ferraro è esperto di didattica della storia e formazione dei docenti; fa parte della commissione Didattica e scuola dell’Istituto nazionale “Ferruccio Parri”, della Società italiana per lo studio della storia contemporanea e coordina la commissione didattica dell’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea. 

A questo profilo scientifico e didattico si aggiunge un incarico particolarmente significativo per comprendere il senso della sua presenza alla Festa della Cultura Calabrese: Ferraro è Presidente del Comitato provinciale di Cosenza dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano.

La sua nomina alla presidenza nel 2019 fu accompagnata dall’indicazione esplicita del suo impegno nella ricerca storica, nella didattica della storia, nella valorizzazione culturale del territorio e nella formazione di docenti e studenti.  È un elemento tutt’altro che secondario, perché consente di leggere “La storia tra i banchi” anche alla luce di una precisa esperienza istituzionale: Ferraro opera all’interno di un organismo che ha come missione la promozione e la diffusione degli studi sulla storia d’Italia dall’età preparatoria dell’Unità e dell’Indipendenza sino alla Prima guerra mondiale, attraverso la ricerca, la conservazione delle fonti, le pubblicazioni e le iniziative culturali.

La sua stessa attività scientifica testimonia del resto una particolare attenzione al rapporto tra Risorgimento e didattica: già nel 2019, in occasione del convegno padovano “Insegnare il Risorgimento. Un percorso ad ostacoli?”, Ferraro intervenne proprio sul tema dell’insegnamento del Risorgimento nelle scuole secondarie superiori, con un percorso dedicato alla specificità dell’Italia meridionale. È dunque significativo che oggi, a distanza di anni, sia proprio lui a portare a Pisa un volume che riflette sul modo in cui la storia può abitare concretamente le aule scolastiche. Il passaggio dalla ricerca all’insegnamento, dall’istituzione storica alla scuola e dalla memoria del territorio alla formazione delle nuove generazioni costituisce uno dei fili più autentici della sua esperienza. Ed è anche il punto nel quale il libro incontra la Festa della Cultura Calabrese.

La manifestazione organizzata dall’Associazione Culturale Calabrese Esperia, giunta alla sua ventiduesima edizione,  costruisce a Pisa uno spazio nel quale una cultura territoriale si racconta, si confronta con altri saperi e si apre alla città. Il programma del 2026 comprende libri, incontri, cinema, musica, gastronomia e momenti di approfondimento, componendo una sorta di mosaico della cultura calabrese contemporanea.

All’interno di questo mosaico, “La storia tra i banchi” introduce una domanda che va oltre la singola esperienza regionale: come si trasmette una memoria? Come si insegna il passato? E come si fa in modo che la conoscenza della storia non rimanga separata dalla vita civile delle comunità? Sono domande particolarmente pertinenti in una manifestazione nata per valorizzare l’identità culturale calabrese, perché ogni identità collettiva vive anche della capacità di trasmettere alle nuove generazioni racconti, esperienze, luoghi, persone e avvenimenti che ne hanno determinato la formazione.

Ferraro, attraverso il suo ruolo nel Comitato provinciale di Cosenza dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, si occupa da anni proprio di questo rapporto fra storia, territorio e memoria pubblica. Un esempio significativo è il volume “Risorgimento e territori.

Il Comitato provinciale di Cosenza dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano” di Prospero Mazza, con introduzione di Ferraro, che ricostruisce la storia del Comitato fondato nel 1936 e la presenta anche come una finestra sulla società e sulla cultura calabrese del Novecento e del nuovo millennio. Il volume insiste sul valore di questa vicenda istituzionale come patrimonio culturale da offrire alla cittadinanza e interpreta la Calabria come un vero laboratorio culturale, inserito nelle più ampie dinamiche della storia italiana.  È proprio qui che il collegamento con la Festa diventa particolarmente forte: la cultura di una comunità è certamente ciò che si conserva, ma anche ciò che si trasmette e si rende comprensibile alle generazioni che vengono dopo.

E “La storia tra i banchi” affronta esattamente il problema della trasmissione, spostando l’attenzione dal semplice contenuto storico alle modalità attraverso le quali quel contenuto può diventare esperienza educativa. Il titolo stesso è rivelatore: non “la storia a scuola”, ma la storia “tra i banchi”, cioè dentro la relazione fra studenti e docenti, dentro il confronto con le fonti, dentro le attività laboratoriali, dentro le domande che il presente rivolge al passato. Il libro propone la storia  capace di entrare in rapporto con l’educazione civica, con le altre discipline, con gli strumenti digitali e con le diverse forme attraverso cui oggi la società costruisce e diffonde la memoria. 

Il volume mette in relazione dimensione umanistica e spirito progettuale, inclusione e interdisciplinarità, tradizione e innovazione, facendo dialogare didattica, ricerca e public history.  In questa prospettiva assumono rilievo anche le esperienze e i temi che attraversano il lavoro di Ferraro: la storia orale, gli archivi della memoria, le mappe digitali, le memorie e le contro-memorie, la Resistenza, il Risorgimento, l’Assemblea Costituente, il debate, la cancel culture, il rapporto tra scuola e territorio. 

Si tratta  di cambiare gli strumenti con cui si insegna e  di interrogarsi su che cosa significhi oggi formare attraverso la storia. La conoscenza del passato può infatti fornire agli studenti gli strumenti per comprendere la nascita delle istituzioni, dei diritti e delle libertà, per riconoscere la complessità dei processi storici, per confrontare fonti e interpretazioni e per sviluppare una capacità critica necessaria alla partecipazione alla vita pubblica. In questo senso il sottotitolo del volume – Educazione civica, interdisciplinarità, inclusione – è quasi una dichiarazione di intenti.

L’educazione civica non viene concepita come qualcosa di estraneo alla storia, ma come una delle possibili conseguenze della conoscenza storica; l’interdisciplinarità consente di superare i confini rigidi fra le materie; l’inclusione invita a interrogarsi sulle storie che vengono raccontate, sulle voci che hanno trovato spazio nella memoria pubblica e su quelle che rischiano invece di rimanere ai margini.

In questa prospettiva diventa fondamentale anche il rapporto con la public history, cioè con quella dimensione della ricerca storica che entra nello spazio pubblico e dialoga con comunità, istituzioni culturali, scuole, musei, archivi, associazioni e cittadini. E ancora una volta il percorso professionale di Ferraro rende particolarmente coerente la riflessione proposta dal libro: il suo lavoro attraversa infatti ricerca scientifica, formazione degli insegnanti, didattica, educazione civica e valorizzazione della storia territoriale. La scuola diventa così  uno dei luoghi nei quali il territorio può essere studiato, interrogato e restituito alle nuove generazioni. È qui che la presenza di Ferraro alla Festa della Cultura Calabrese assume un significato che va oltre la semplice presentazione editoriale.

La Festa porta a Pisa la cultura di una comunità calabrese che vive e si racconta lontano dalla propria terra d’origine; Ferraro porta una riflessione sul modo in cui le comunità costruiscono, conservano e trasmettono la memoria; il suo ruolo nel Comitato provinciale di Cosenza dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano aggiunge a questa riflessione una concreta esperienza di tutela e valorizzazione del patrimonio storico calabrese. Il passaggio è dunque dalla memoria individuale e comunitaria alla memoria pubblica, dalla memoria pubblica alla conoscenza storica e dalla conoscenza storica alla formazione delle nuove generazioni.

Anche la scelta della Domus Mazziniana come sede dell’incontro rafforza questa trama: un luogo profondamente legato alla storia del Risorgimento e alla memoria civile italiana ospita la presentazione di un libro che si interroga proprio sulla possibilità di mantenere vivo il rapporto fra storia e formazione. È una cornice che dialoga con i contenuti dell’incontro.

E il programma stesso conferma questa dimensione: la presentazione è promossa dall’Associazione Esperia in collaborazione con la Domus Mazziniana, l’Istituto per la storia del Risorgimento italiano e l’Associazione Italiana di Public History, mettendo insieme soggetti che operano, con strumenti diversi, sul terreno della ricerca, della conservazione e della divulgazione della memoria storica. 

La serata del 29 settembre diventa così un punto d’incontro fra Calabria e Pisa, territorio e scuola, ricerca e divulgazione, memoria e futuro. E proprio in questo consiste il filo che unisce la Festa della Cultura Calabrese al libro di Ferraro: la consapevolezza che una cultura rimane viva quando riesce a essere conosciuta, interrogata e trasmessa. La storia, allo stesso modo, vive quando raggiunge le aule, i territori, le associazioni, le istituzioni culturali e le comunità.

In questo senso la figura di Giuseppe Ferraro appare particolarmente adatta a fare da ponte fra queste diverse dimensioni: storico, autore, docente, studioso della didattica e presidente del Comitato provinciale di Cosenza dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Ferraro porta a Pisa una lunga esperienza maturata intorno a una domanda essenziale: come fare della storia un patrimonio realmente condiviso?

“La storia tra i banchi” sembra offrire una risposta attraverso la scuola, l’interdisciplinarità, l’inclusione, l’educazione civica e il dialogo con la società. La Festa della Cultura Calabrese, dal canto suo, offre il contesto ideale perché questa riflessione si trasformi in un incontro fra persone, esperienze e territori.

XXII Festa della Cultura Calabrese a Pisa dal 23 al 30 settembre 2026
XXII Festa della Cultura Calabrese a Pisa dal 23 al 30 settembre 2026
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