Dopo molte proteste, la UEFA è in procinto di modificare le regole del Fair Play Finanziario. Tale azione dovrebbe finalmente ridurre il gap competitivo tra le squadre, specialmente per quanto riguarda il PSG e il Manchester City.
Il sistema di controllo finanziario per le squadre europee venne introdotto da Michel Platini anni fa per porre un limite alle spese folli delle società calcistiche. Tuttavia, tale sistema si è evidentemente rivelato insufficiente dal momento che alcune squadre negli ultimi anni sono riuscite ad aggirare le limitazioni imposte dal Fair Play.

Il caso del PSG
Qual è il motivo per cui si vuole modificare ulteriormente il Fair Play Finanziario? A quanto pare, l’attuale sistema è facilmente aggirabile da parte delle grandi squadre come ad esempio il PSG, che è in grado di effettuare investimenti apparentemente senza limiti e impattare così anche su altri settori che ruotano attorno al calcio, come quello delle scommesse, influenzando i pronostici di Champions League.
In un periodo di crisi economiche in cui le varie squadre si sono ritrovate a causa della situazione pandemica, il PSG ha in poche settimane acquistato ben cinque campioni super quotati, tra cui Lionel Messi.
Già la situazione precedente era piuttosto squilibrata, con la squadra francese che poteva vantare di 67 giocatori sotto contratto e un monte ingaggi annuale di più di 230 milioni di euro. Di certo con gli ultimi colpi ha aumentato a dismisura il gap competitivo che il FPF aveva tentato – se non di eliminare – quantomeno di limitare.
Facendo i conti in tasca alla società francese, gli stipendi che dovrà versare annualmente ai giocatori sono davvero enormi: Donnarumma infatti percepirà 12 milioni di euro, a Sergio Ramos andranno 30 milioni di euro per due anni (15 milioni a stagione, avendo firmato il contratto fino al 2023), Achraf Hakimi ne riceverà 8 a stagione fino al 2026, Georginio Wijnaldum riceverà 10 milioni l’anno, mentre a Lionel Messi spetteranno 25 milioni di bonus iniziale e 35 milioni a stagione fino al 2023.
Il Fair Play secondo il Manchester City
Stesso discorso è da farsi per un altro grande club, il Manchester City che nell’ultimo periodo ha avuto un’accesa controversia con la UEFA, la quale incolpava la società di aver violato il FPF dal 2012 al 2016. L’accusa mossa era quella di aver portato avanti delle sponsorizzazioni provenienti da società affiliate alla proprietà con cui poter portare a termine numerosi acquisti, ma il Tribunale Arbitrale dello Sport l’ha fatta cadere per mancanza di prove.
Altro problema scaturito direttamente dal FPF è quello delle plusvalenze, che negli anni ha portato a un’importante alterazione dei prezzi di mercato, danneggiando così gli stessi club. Questi ultimi infatti per far andare i bilanci in positivo hanno dovuto vendere molti giovani giocatori con un buon potenziale e organizzare operazioni finanziarie spesso gonfiate o fittizie, facendo quadrare i conti anche tramite compensazione.
Da qui l’esigenza di una vera e propria rivoluzione circa le spese che ogni società potrà effettuare e il superamento del Fair Play Finanziario.
Cosa cambierà
Secondo la UEFA infatti i club potranno spendere una percentuale dei propri ricavi pari al 65-70%, per nuovi acquisti, commissioni e monte-ingaggi. Se da una parte quindi verrà posta più libertà sul mercato, dall’altra il tutto verrà controbilanciato con un controllo più serrato per chi non rispetterà tale limite.
In questo caso, la società dovrà pagare una Luxury Tax il cui ammontare verrà poi redistribuito tra le società più virtuose.
Fioccano comunque perplessità e critiche, dal momento che secondo alcuni questa manovra potrebbe contribuire ad avvantaggiare ulteriormente club come per l’appunto il PSG e il Manchester City.
Nel frattempo, in occasione dell’assemblea generale dell’ECA, il presidente della UEFA Alexsander Ceferin si è esposto in merito alla questione, chiarendo come l’organo di governo del calcio europeo intenderà aiutare le società maggiormente colpite dalla pandemia, promuovendo non solo un regime finanziario orientato agli investimenti e alla crescita di tutte le squadre, ma anche un comportamento di responsabilità finanziaria da parte delle società stesse che, se da una parte adottano delle strategie per potenziare la squadra, dall’altra devono anche tener conto dell’impatto che tali scelte avranno sugli altri club.
Gli obiettivi da raggiungere per ambire a questo scenario – ad oggi utopistico – è in primis adottare un sistema efficiente di controllo dei costi: trasparenza e responsabilità dovranno essere alla base per raggiungere l’altro grande obiettivo, l’equilibrio competitivo tra le squadre.
La priorità dunque è ovviamente agire per risolvere il problema del gap tra queste mese lo si farà, secondo Ceferin, approntando al più presto un sistema adeguato a stabilizzare le finanze del calcio europeo.
Vai al contenuto




