Caos notturno, musica ad alto volume e spazzatura: perché barattare il futuro del turismo per poche settimane di confusione è un errore.
di Francesco Pacienza
Ci sono serate in cui la luce del crepuscolo cala sul mare e la costa calabrese o salentina sembra un dipinto. Poi, scatta l’ora X. Non il momento in cui la bellezza si eleva, ma quello in cui la bellezza sbaracca per far posto al caos primordiale.
Si parla sempre più spesso di “malamovida” lungo la sponda ionica e adriatica. Da Gallipoli, con il suo centro storico sventrato dai decibel notturni e le viuzze lastricate trasformate in laccetti di plastica e decibel incontrollati, fino a Corigliano Rossano e a diverse altre località balneari della Calabria. Qui la stagione estiva si trasforma, per residenti e turisti in cerca di riposo, in una maratona di resistenza psicofisica.
Viene in mente l’amara ironia di un capolavoro televisivo e musicale di Renzo Arbore:
“Il morale s’affloscia, la pressione s’ammoscia. S’ammoscia, s’ammoscia, s’ammoscia di giorno. E per questa rottura, non si trova la cura. Ma la Notte no!”
Ecco: per una certa fascia di frequentatori estivi e per amministratori dalla vista corta, pare proprio che “la Notte no” sia diventato l’unico dogma in grado di giustificare l’esistenza di un territorio. Il problema è che, mentre la notte sfarfalleggia tra casse acustiche a volume illegale, cocktail serviti al risparmio in bicchieri di plastica e schiamazzi privi di freno fino alle sei del mattino, di giorno il morale e la pressione dell’economia locale s’ammosciano sul serio.
C’è un equivoco di fondo che domina le decisioni di troppi sindaci e assessori al ramo: l’idea che il turismo sia un’invasione barbara da tollerare per qualche settimana pur di racimolare due spiccioli, a costo di sventrare la qualità della vita di chi quei luoghi li abita 365 giorni all’anno o di chi li sceglie per rigenerarsi.
Si tratta di un clamoroso autogol strategico. Turismo e qualità della vita non sono due concetti in contrapposizione: camminano rigorosamente a braccetto.
Le destinazioni turistiche capaci di generare ricchezza reale, duratura ed elevata stabilità economica sono esclusivamente quelle in cui la qualità del vivere è alta. Dove l’ambiente è tutelato, l’aria è salubre, il decoro urbano è garantito e, soprattutto, la qualità del riposo è sacra.
Lamentarsi a fine stagione degli scarsi incassi, del declino dei flussi di valore e dell’assenza di investimenti importanti, dopo aver consegnato per tre mesi le piazze al turismo cafone e caciarone, è una contraddizione ridicola. Se trasformi una marina in una discoteca a cielo aperto senza regole, attirerai esattamente quel target: chi cerca lo sballo a basso costo, consuma e non lascia indotto, sporca e riparte senza aver capito nulla della storia, della cultura e dell’enogastronomia locale.
La differenza tra una località che subisce la malamovida e una che governa la movida sta interamente nella visione amministrativa e nell’etica della gestione pubblica.
La scelta del “Tutto vale”: Amministratori che cedono alla deroga permanente. Niente controlli sull’impatto acustico, nessuna sanzione per l’abbandono di rifiuti, licenze concesse a pioggia senza un piano di viabilità né d’igiene. Il risultato? L’espulsione immediata del turismo colto, riservato, familiare e ad alta capacità di spesa, che scappa a gambe levate verso altri lidi non appena capisce che dormire è un’utopia.
La scelta della qualità: Località internazionali rinomate – dalle coste della Provenza ad alcune zone virtuose delle Baleari o dell’Alto Adige, fino a piccoli borghi italiani che hanno blindato il proprio centro storico – dimostrano che il divertimento non è il nemico. I giovani hanno il diritto e l’esigenza di divertirsi. Ma questo deve avvenire in spazi dedicati, in strutture insonorizzate, nel rispetto degli orari e delle esigenze di comunità che chiedono solo di vivere in un ambiente pulito e decoroso.
In queste realtà virtuose, il divertimento convive con la calma. Chi vuole ballare lo fa senza devastare il sonno di chi, l’indomani mattina, desidera godersi un’alba sul mare o fare un’escursione nei parchi naturali della Calabria.
Se vogliamo che la pressione economica e morale delle nostre meravigliose terre marine non si “ammosci” al sopraggiungere di ogni autunno, occorre invertire la rotta con coraggio.
Creare i presupposti per una buona qualità del vivere non significa trasformare i paesi in dormitori o spegnere la vita giovanile; significa al contrario porre regole chiare e farle rispettare. Significa capire che un turista che spende, che rispetta il territorio e che torna ogni anno non cerca il caos fine a sé stesso, ma l’esperienza, la bellezza, la pulizia e il benessere.
Finché continueremo a barattare la dignità dei nostri borghi e la tranquillità dei residenti per un’estate di confusione e schiamazzi, saremo destinati a raccogliere le briciole di un turismo mordi-e-fuggi che lascia sul terreno solo spazzatura e rimpianti. La Notte può e deve essere bellissima, ma soltanto se non distrugge la meraviglia del giorno dopo.

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