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L’eterno ritorno al play out, un film che non appassiona più

E chi se lo aspettava questo finale da thrilling!?

Un finale  di stagione che ben conosciamo, su cui abbiamo scritto libri, ma che era rimasto nelle paure più recondite, e nei ricordi di Brescia.

Da Brescia a Brescia, per l’appunto. Ed eccoci, con in mano il cerino salvezza e un finale  d’ansia (con la zeta!) tutto da scrivere ma nei confronti del quale quest’anno il Cosenza sembra mostrarsi davvero povero di argomenti.

Non è più di qualità dei singoli che si parla,quella l’abbiamo difesa fino alla nausea, vagheggiando di obiettivi play off.

Qui si parla di sposare non un progetto, (quello è un altro film) ma una causa di sopravvivenza nella quale forse anche la città inizia a non credere più. Alla quale ci si è forse assuefatti, per via di stagioni che, qualunque ne siano i protagonisti, sembrano costruite in laboratorio per quanto votate inevitabilmente alla sofferenza finale.

Se Bisoli poteva contare sul proprio autobus motivazionale e su una concorrenza mediocre,  e il primo Viali sul fattore reazione dei suoi, il rettilineo finale di questa stagione consegna alle cronache una piazza spaccata e una squadra di cristallo,  bloccata da vecchie paure e da ciò che poteva (doveva) essere e non è stato. I numeri tracciano meglio di qualunque sceneggiatura il baratro: in casa 3 sconfitte nelle ultime 4 gare, un solo gol segnato nell’ultimo mese, peggiore attacco esterno della B. Ma,sempre i numeri, danno fiato alla speranza, se è vero che la difesa silana resta una delle meno battute e in passato al “Marulla” i gol rossoblù non siano mancati.

E allora, in attesa che si completi il rodaggio bis di mister Viali, che San Gennaro Tutino torni a cantare e portare la croce, che arrivino anche i gol dei centrocampisti (magari 3 o 4 schierati dal 1′) e sperando nell’allineamento dei pianeti e negli aiuti ultraterreni, è la gente di Cosenza che deve tornare a credere di poter fare la differenza.

Piacenza può rappresentare una prova senza appello,perché se la squadra non ha ancora compreso di dover indossare l’elmetto (cit.) , non è abbandonandola al proprio destino che si potrà sperare di cambiare rotta.

“Ma che voglia c’è?” verrebbe da chiedersi parafrasando una citazione in voga dalle nostre parti. Non se ne vede in una squadra allestita, e ne siamo ancora convinti, per spettacoli diversi da quelli (mediocri) offerti sin qui. Non se ne vede più nella gran parte degli sportivi cosentini, un po’ distratti e amareggiati dagli schiaffi presi e a cui il trailer dell’ennesimo spareggio play out proprio non appassiona più.

Orfano di certezze, sportive e soprattutto progettuali, è  proprio adesso che il Cosenza ha bisogno che Cosenza scenda in campo, dimostrando ancora una volta che la voglia, se ce l’hai , può portarti ovunque, oltre limiti tecnici, polemiche inutili e incomprensioni.

È già Primavera, ma la Primavera rossoblù, quella in grado di fare la differenza e sbaragliare la concorrenza nelle passate stagioni, ancora non si è vista. Anche lei, forse costretta a rassegnarsi a un film già visto.

Smentiteci, di voglia!

 

 

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