«E’ femmina e si chiama Futura»: la scuola primaria Porta di Ferro dell’I.C. “Alessandro Amarelli” di Corigliano-Rossano vince il concorso nazionale STEAM 2025/2026: le bambine e i bambini della 1ª B premiati dal Ministero per un viaggio immaginario verso Marte, tra scienza, creatività e parità di genere.
Ci sono progetti scolastici che riescono a raccontare, con la freschezza dell’infanzia e la profondità delle idee, quale scuola desideriamo per il futuro.
«E’ femmina e si chiama Futura», l’elaborato digitale realizzato dalla classe 1ª B della scuola primaria Porta di Ferro dell’Istituto Comprensivo “Alessandro Amarelli” di Corigliano Rossano, è uno di questi. Il progetto è stato selezionato tra le nove opere vincitrici del concorso nazionale «STEAM: femminile plurale», promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’anno scolastico 2025/2026, nell’area tematica «Immaginare il domani: arte e tecnologie creative».
Un riconoscimento prestigioso che premia la creatività di alunne e alunni e, al contempo, la qualità di un percorso educativo capace di intrecciare scienza, tecnologia, arte, educazione civica e riflessione sulle pari opportunità. Un risultato particolarmente significativo perché nasce dal lavoro di bambini e bambine agli inizi del loro cammino scolastico, quando la curiosità è ancora una straordinaria forma di conoscenza e l’immaginazione non conosce confini.
A guidare questo viaggio sono state la Dirigente scolastica, Professoressa Tiziana Cerbino, e la Docente referente Tesoretta Salatino, che ha ideato e realizzato il percorso insieme alle colleghe Anna Esposito e Ilaria Mauro. Al centro del progetto, naturalmente, i piccoli protagonisti della 1ª B, capaci di trasformare suggestioni scientifiche e figure femminili di riferimento in una narrazione originale, visionaria e ricca di significati.
Giunto alla sua settima edizione, il concorso «STEAM: femminile plurale» si inserisce nel quadro delle iniziative promosse dal Ministero in occasione della Giornata internazionale della donna, l’8 marzo, e del percorso di valorizzazione delle discipline scientifiche e tecnologiche.
La trasformazione dell’acronimo STEM in STEAM, con l’inserimento della «A» di Arts, riconosce all’arte e alla creatività un ruolo essenziale nella formazione delle nuove generazioni. Si tratta di favorire un modo integrato di apprendere, nel quale il pensiero scientifico dialoga con l’espressione artistica, la progettazione con la fantasia e la conoscenza con la capacità di immaginare soluzioni nuove.
Il concorso intende inoltre contrastare gli stereotipi di genere che ancora condizionano, talvolta fin dai primi anni di scuola, la percezione delle attitudini e delle possibilità professionali di bambine e bambini.
L’obiettivo è promuovere una partecipazione sempre più consapevole delle studentesse alle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche, valorizzando al contempo i talenti di tutti gli alunni.
In questo quadro, il successo di «E’ femmina e si chiama Futura» assume un valore che va oltre il risultato concorsuale: dimostra come l’educazione alla parità possa cominciare presto, attraverso esperienze concrete, personaggi ispiratori e attività capaci di coinvolgere mente, emozioni e immaginazione.
Il percorso didattico prende le mosse da alcuni riferimenti particolarmente significativi: la missione spaziale Artemis II, realizzata nell’aprile 2026, e le figure di Margherita Hack, Amalia Ercoli Finzi e Samantha Cristoforetti.
Tre donne diverse per formazione, esperienza e ambito professionale, accomunate dalla capacità di superare limiti e pregiudizi, contribuendo in modo determinante alla conoscenza scientifica e all’esplorazione dello spazio.
Margherita Hack, astrofisica di fama internazionale, ha dedicato la propria vita allo studio delle stelle e alla divulgazione scientifica, rendendo l’astronomia accessibile a un pubblico ampio e incoraggiando generazioni di giovani ad avvicinarsi alla ricerca.
Amalia Ercoli Finzi, ingegnera aerospaziale e figura di riferimento della ricerca spaziale italiana, ha contribuito allo sviluppo delle tecnologie necessarie per esplorare il sistema solare, dimostrando quanto competenze matematiche, ingegneristiche e scientifiche siano decisive per trasformare una domanda in un progetto concreto.
Samantha Cristoforetti, astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea, rappresenta invece una testimonianza contemporanea di preparazione, disciplina, competenza e collaborazione internazionale. Le sue missioni spaziali mostrano concretamente alle nuove generazioni che il percorso verso professioni considerate complesse o tradizionalmente maschili è possibile attraverso lo studio e la determinazione.
Accanto a queste figure, Artemis II ha offerto ai bambini un’occasione di confronto con l’attualità della ricerca spaziale. La missione della NASA, partita il 1° aprile e conclusa con il rientro sulla Terra il 10 aprile 2026, ha portato quattro astronauti in un viaggio intorno alla Luna, segnando una tappa importante nella preparazione delle future esplorazioni umane dello spazio profondo.
La presenza dell’astronauta Christina Koch nell’equipaggio ha reso ancora più evidente il contributo femminile a questa nuova stagione dell’esplorazione spaziale.
Per i bambini, la grande impresa scientifica è diventata uno stimolo per immaginare ciò che potrebbe accadere domani. E se oggi l’umanità esplora la Luna, perché non pensare a una missione verso Marte nel 2050?
È qui che il progetto trova la sua intuizione narrativa più suggestiva. Il gruppo delle «Sette Lunatiche» immagina una futura missione sul pianeta rosso, affidandone la guida a una protagonista speciale: Futura.
Il nome scelto è già una dichiarazione d’intenti. Futura è sì un personaggio fantastico, ma è anche una figura simbolica attraverso la quale le bambine e i bambini possono rappresentare un domani diverso, nel quale le donne occupano pienamente il proprio posto nella ricerca, nell’innovazione e nelle grandi imprese collettive.
La scelta di una comandante donna è particolarmente significativa. In un immaginario spaziale che per lungo tempo ha privilegiato protagonisti maschili, i piccoli autori ribaltano spontaneamente la prospettiva: alla guida della missione c’è una donna, e questa possibilità viene presentata come una realtà naturale.
È proprio questa normalità a rappresentare uno dei risultati educativi più importanti del progetto. La parità prende forma in una storia nella quale una bambina può diventare astronauta, comandante e protagonista di una missione interplanetaria.
La fantasia, in questo caso, non si oppone alla scienza. Ne costituisce il primo motore: immaginare una missione significa interrogarsi sulle distanze, sui pianeti, sui mezzi di trasporto, sulle condizioni necessarie alla vita e sulle responsabilità di chi intraprende un viaggio così impegnativo.
Il racconto offre così un terreno fertile per sviluppare domande scientifiche, competenze linguistiche, capacità di progettazione e attitudine alla collaborazione. E dimostra che anche una classe prima della scuola primaria può avvicinarsi ai grandi temi dell’esplorazione spaziale attraverso un linguaggio adeguato all’età, coinvolgente e ricco di possibilità.
Uno degli aspetti più interessanti dell’elaborato è la creazione dell’immagine di Futura attraverso l’intelligenza artificiale, una scelta che apre uno spazio di riflessione sul rapporto tra nuove tecnologie, immaginazione e responsabilità.
Nella copertina del progetto, Futura appare come una giovane figura femminile immersa in un universo di stelle e galassie. I capelli, che sembrano intrecciarsi con la luce del cosmo, fanno da cornice al volto; una mezzaluna dorata le adorna la fronte, mentre l’abito, composto visivamente da elementi vegetali e piccoli fiori, richiama la natura. Lo sfondo cosmico è dominato da tonalità blu, viola e luminose costellazioni, in contrasto con le forme arancioni e rosa della composizione grafica esterna.
L’immagine mette in relazione due dimensioni apparentemente lontane: l’immensità dell’universo e la delicatezza della vita sulla Terra. Il cosmo lungi dall’essere rappresentato come uno spazio freddo e impersonale, diventa un ambiente di meraviglia, bellezza e possibilità. La vegetazione che veste Futura introduce inoltre un richiamo alla natura, quasi a suggerire che l’esplorazione del futuro non debba mai perdere il legame con il mondo da cui proveniamo.
Anche la scelta cromatica è espressiva: il blu profondo richiama l’universo e la conoscenza, mentre il rosa e l’arancione restituiscono alla pagina energia, immediatezza e vitalità. Il titolo, disposto nella parte inferiore dell’immagine con caratteri bianchi e arrotondati, mantiene un tono giocoso e accessibile, coerente con l’età degli autori.
Naturalmente, l’immagine generata con l’intelligenza artificiale lungi dal documentare una persona reale o anticipare l’aspetto di una futura astronauta, rende, tuttavia, visibile un personaggio nato da un progetto educativo.
Particolarmente interessante è il fatto che la scelta dell’aspetto di Futura sia stata accompagnata da differenti e divertenti valutazioni da parte dei piccoli alunni e delle piccole alunne. Questo elemento restituisce al processo creativo una dimensione autenticamente didattica: la tecnologia diventa un’occasione per formulare preferenze, discutere possibilità, motivare scelte e confrontarsi con punti di vista differenti.
L’intelligenza artificiale, dunque, non è il fine del progetto. È uno strumento che, inserito in un percorso guidato dalle insegnanti, può aiutare a tradurre in immagini un’idea condivisa.
Ed è proprio qui che emerge una questione educativa decisiva: utilizzare una tecnologia significa imparare a interrogarsi su ciò che essa produce, sulle decisioni che rimangono affidate alle persone e sul modo in cui le immagini contribuiscono a costruire il nostro immaginario.
Il progetto raggiunge la sua dimensione più profonda nel messaggio affidato alla poesia conclusiva.
Nella storia immaginata dalla classe, Futura conduce gratuitamente gli esseri umani sul pianeta Marte, a condizione che non ripetano gli errori che hanno ammalato la Terra.
In poche parole, i bambini introducono un tema di enorme rilevanza contemporanea: la possibilità di esplorare nuovi mondi non può diventare un pretesto per trascurare quello che già abitiamo.
Marte rappresenta la scoperta, l’ignoto, la sfida scientifica e il desiderio di spingersi oltre i confini conosciuti. La Terra, invece, è la nostra casa, un ambiente prezioso e fragile, la cui tutela richiede scelte consapevoli e responsabilità condivise.
La condizione posta da Futura trasforma così il viaggio spaziale in una lezione di educazione ambientale. Oltre a possedere le tecnologie necessarie per raggiungere un altro pianeta, occorre anche maturare la consapevolezza degli errori che possono compromettere gli equilibri naturali e delle conseguenze delle azioni umane.
Il fatto che il viaggio sia immaginato come gratuito rafforza inoltre una lettura simbolica del personaggio: Futura concepisce la conoscenza e l’esplorazione come opportunità da condividere, legate però a una precisa responsabilità etica.
La poesia, con il suo ritmo e le sue rime, permette di condensare questo messaggio in una forma semplice e memorabile. È un esempio efficace di come il linguaggio artistico possa rendere accessibili questioni complesse senza svuotarle del loro significato.
In questa prospettiva, Marte diventa la metafora di un futuro possibile, che sarà davvero migliore soltanto se l’umanità saprà imparare dal proprio passato.
L’esperienza della 1ª B della scuola primaria Porta di Ferro dimostra quanto sia importante proporre attività interdisciplinari già nei primi anni della scolarità.
Le STEAM consentono di superare la separazione rigida tra i saperi e di creare occasioni nelle quali conoscenze scientifiche, strumenti tecnologici, capacità espressive e competenze sociali si sostengono reciprocamente.
Nel percorso dedicato a Futura, l’astronomia e l’esplorazione spaziale costituiscono lo scenario scientifico; la tecnologia offre strumenti per dare forma alle idee; l’arte interviene nella costruzione del personaggio e nell’elaborazione visiva; la poesia diventa veicolo di sintesi e comunicazione; l’educazione ambientale e quella alla parità di genere conferiscono al racconto una precisa dimensione civica.
Il valore formativo risiede certamente nel prodotto finale, ma anche nel processo: osservare, ascoltare, proporre, discutere, scegliere e rielaborare. Sono competenze che si costruiscono attraverso l’esperienza e che possono essere coltivate anche quando i bambini non possiedono ancora conoscenze scientifiche approfondite.
Un simile approccio contribuisce inoltre a contrastare l’idea che esistano talenti naturalmente destinati ai maschi e altri alle femmine. La curiosità per lo spazio, l’interesse per la tecnologia, l’abilità nel disegno, la capacità di raccontare e la propensione alla progettazione possono svilupparsi in ogni bambina e in ogni bambino, purché la scuola offra occasioni adeguate per scoprirli.
In questo senso, parlare di parità significa anche ampliare le possibilità di scelta, permettendo a ciascuno di immaginare per sé un futuro non condizionato da pregiudizi.
La vittoria di «E’ femmina e si chiama Futura» valorizza l’impegno della dirigente scolastica, professoressa Tiziana Cerbino, e la visione educativa dell’Istituto Comprensivo Alessandro Amarelli, che ha saputo sostenere un’esperienza nella quale innovazione didattica, creatività e formazione civica si incontrano.
Un ringraziamento particolare va alla docente referente Tesoretta Salatino, ideatrice e realizzatrice del percorso insieme alle colleghe Anna Esposito e Ilaria Mauro. Il loro lavoro ha offerto alle bambine e ai bambini l’opportunità di avvicinarsi a temi complessi attraverso una narrazione coinvolgente, trasformando stimoli provenienti dalla ricerca scientifica e dalla storia delle donne in occasioni di apprendimento.
La progettazione di un’attività STEAM richiede infatti sensibilità pedagogica, capacità di selezionare contenuti significativi e attenzione alle modalità con cui i più piccoli possono appropriarsene. Significa lasciare spazio alle idee degli alunni senza rinunciare alla guida educativa, incoraggiare la sperimentazione e riconoscere valore anche alle domande inattese, alle ipotesi fantasiose e alle divergenze di opinione.
Il protagonismo dei bambini è stato il cuore dell’esperienza, con la loro partecipazione attiva alla costruzione di una storia e di un messaggio.
È questa la dimensione che rende il risultato particolarmente significativo. Il premio riconosce un elaborato, ma al tempo stesso porta l’attenzione su una comunità scolastica che ha scelto di investire nella curiosità, nella collaborazione e nell’apertura verso il futuro.
Il nome Futura sembra racchiudere l’intero significato del progetto. Certamente indica ciò che verrà, ma invita, soprattutto, a interrogarsi sul mondo che desideriamo costruire e sulle responsabilità necessarie per renderlo possibile.
Futura è una protagonista femminile che guida una missione spaziale, ma è anche il simbolo di una generazione che può imparare a considerare la scienza come patrimonio comune, la tecnologia come strumento da utilizzare consapevolmente e la parità come principio irrinunciabile.
La sua immagine, sospesa tra galassie e natura, richiama una visione nella quale progresso e tutela ambientale non devono procedere su strade separate. Il suo viaggio verso Marte suggerisce che la conoscenza apre orizzonti nuovi, mentre la poesia finale ricorda che ogni conquista perde valore se non è accompagnata dal rispetto per la vita e per il pianeta.
C’è poi un altro messaggio, meno immediato ma altrettanto importante: le grandi trasformazioni culturali possono cominciare da una classe prima, da una storia inventata insieme, da un personaggio che rende concreta una possibilità fino a ieri percepita come lontana.
Quando una bambina immagina di guidare una missione spaziale e un bambino riconosce in lei la protagonista naturale di un’avventura scientifica, uno stereotipo perde forza. Quando la tecnologia viene usata per dare forma a un’idea, l’innovazione acquista un significato educativo. Quando il desiderio di raggiungere Marte si accompagna alla promessa di non ripetere gli errori commessi sulla Terra, la fantasia si trasforma in coscienza civile.
È questo, in definitiva, il valore più grande dell’esperienza realizzata alla scuola primaria Porta di Ferro: aver dimostrato che la scienza può nascere dalla meraviglia, che l’arte può dare voce al pensiero scientifico e che l’educazione alla parità può cominciare molto prima delle scelte scolastiche e professionali.
Il riconoscimento del Ministero dell’Istruzione e del Merito premia un lavoro che guarda lontano, ma affonda le radici nella quotidianità della scuola, nell’ascolto, nella collaborazione, nella libertà di immaginare e nella fiducia riposta nelle capacità dei più piccoli.
Perché il futuro è una responsabilità da condividere, una possibilità da costruire insieme, un orizzonte nel quale nessuno dovrebbe sentirsi escluso.
E allora Futura può davvero partire per Marte. Ma prima di accendere i motori della sua astronave, ci lascia una lezione semplice e preziosa, nata dalla fantasia di bambine e bambini che hanno già compreso una verità fondamentale: per conquistare il futuro, bisogna imparare a prendersi cura del presente.

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