Appello del coordinatore regionale della LIPU, Domenico Laratta, per salvaguardare due eccellenze nella lotta contro i reati ambientali
Quale destino toccherà al Corpo Forestale dello Stato, dopo l’ipotesi di smembramento da parte del governo Renzi anche se nelle ultime ore sembra esserci stato un ripensamento? È una domanda che si fanno in molti, anche in una regione come la Calabria nella quale i forestali sono numerosi e rappresentano una risorsa importante per il territorio.
Così la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), per bocca del suo coordinatore della vigilanza in Calabria e in particolare nella provincia di Cosenza, Domenico Laratta, esprime preoccupazione: “Siamo in totale disaccordo sullo smantellamento della forestale poiché il Corpo Forestale dello Stato deve restare autonomo come corpo, mantenendo un’identità propria che esiste da ben 193 anni, essendo tra i corpi più antichi e specifici che si conoscano, oltre modo, non è sovrapponibile a nessun’altra forza, ne sarebbe snaturata tutta un’organizzazione che ha impiegato lustri, per perfezionarsi e radicarsi”.
E anche la Polizia Provinciale è destinata ad essere riformata nonostante rappresenti uno strumento efficacissimo nella lotta al crimine ambientale e contro il territorio. Secondo i dati ad oggi disponibili la Polizia Provinciale permette di scoprire ogni anno 4.000 e i 5.000 reati ambientali e di fronte al bracconaggio insieme alla Forestale è la forza più impegnata e più attiva in termini di reati accertati e denunciati. E in base ai numeri pubblicati a ottobre dello scorso anno dalla Polizia Provinciale di Cosenza negli ultimi cinque anni ha denunciato oltre 500 persone per reati ambientali, venatori e della più diversa tipologia, sequestrando 718.555 mq tra terreno adibito a discarica e abusivamente destinato a coltivazioni in aree demaniali, recuperando 774 esemplari di fauna ferita, al controllo di 34.407 veicoli su strada e 1669 verbali al codice della strada contestati.
Come sottolinea Laratta “la Polizia Provinciale in Italia, avendo solo 2.700 unità, risulta avere i numeri tipici di altre forze con molti più uomini e strutture; a fronte della distribuzione dei comandi centrali e distaccati sul territorio, al numero esiguo di personale attivo, i reati, le sanzioni e i controlli prodotti dalle polizie provinciali sono davvero enormi, il che, fa emergere la vera realtà, al di là di ciò che si può pensare o dire. Pensare di sostituire o eliminare una realtà che ha origini dal lontanissimo anno 1907 è davvero un’assurdità”.
La strada da percorrere è una sola: “Il mio appello è quello che vengano salvaguardate le professionalità degli operatori della forestale e della polizia provinciale. Questi ultimi non possono essere dispersi e persi in altre amministrazioni che hanno una vocazione completamente diversa a quella che storicamente è la Polizia Provinciale, plaudiamo alle notizie che vorrebbero un contingente della Polizia Provinciale all’interno della forestale, ma con il correttivo, che tutto il personale dovrebbe transitare, ovviamente dopo aver valutato una serie di aspetti tecnici e, soprattutto su base volontaria, per evitare poi contenziosi e problematiche varie che certo non gioverebbero a nessuno”.
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