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Lo Statuto dei Lavoratori compie 56 anni, Valentino (Filcams Cgil): «In Calabria servono diritti contro gli algoritmi»

Il segretario lancia l’allarme: le tutele del 1970 non bastano più di fronte alla digitalizzazione selvaggia.

Il 20 maggio rappresenta una data fondamentale per il mondo del lavoro e per tutte quelle persone che ogni giorno difendono i diritti, la dignità e l’umanità di chi lavora onestamente.

Con l’approvazione della Legge 300 del 1970, meglio conosciuta come Statuto dei Lavoratori, il nostro Paese compì un enorme passo di civiltà. Fu il momento in cui la Costituzione italiana entrò realmente nelle fabbriche, negli uffici e nei luoghi di lavoro.

Prima di quella conquista, lavoratrici e lavoratori erano spesso privi di diritti fondamentali. Veniva negata loro persino la dignità umana. Lo Statuto nacque grazie alle battaglie, alle lotte e alle mobilitazioni di donne e uomini che pagarono anche con la vita il proprio impegno per la libertà e la giustizia sociale.

A distanza di oltre mezzo secolo, quella legge continua ancora oggi a rappresentare uno strumento fondamentale di tutela. Anche in Calabria, in questi anni, lo Statuto dei Lavoratori ha permesso di riportare nei luoghi di lavoro lavoratrici e lavoratori ingiustamente licenziati, ha garantito tutele contro controlli illegittimi, ha contribuito a difendere salute, sicurezza e dignità.

Ma il mondo del lavoro è cambiato profondamente.

Molti strumenti contenuti nella Legge 300 rischiano oggi di diventare insufficienti o inattuabili davanti alle nuove forme di sfruttamento e organizzazione del lavoro. Pensiamo al diritto alla disconnessione, al diritto al tempo e agli spazi di vita, all’impatto degli algoritmi e delle piattaforme digitali che organizzano e controllano il lavoro attraverso sistemi automatici spesso opachi e impersonali.

Sempre più frequentemente chi lavora non conosce nemmeno il vero datore di lavoro, nascosto dietro scatole societarie, piattaforme finanziarie e algoritmi che decidono tempi, carichi e prestazioni senza alcuna trasparenza.

Per questo oggi serve una nuova stagione di diritti.

Così come il movimento sindacale e la CGIL fecero negli anni Settanta, anche oggi è necessario riportare al centro del dibattito pubblico il tema dei nuovi diritti del lavoro e delle nuove tutele sociali.

Serve uno Statuto capace di rappresentare pienamente la condizione di chi lavora nel 2026: non solo il lavoro dipendente tradizionale, ma anche quello frammentato, discontinuo, povero, quello delle false partite IVA, del lavoro autonomo involontario, delle piattaforme digitali e dei servizi.

E serve soprattutto una nuova centralità del lavoro delle donne.

Nel 1970 l’Italia era un Paese prevalentemente industriale. Oggi siamo dentro un’economia fondata sul terziario e sui servizi, settori nei quali le donne rappresentano una parte essenziale della forza lavoro. Eppure continuano a subire precarietà, part-time involontario, bassi salari, discriminazioni e il peso spesso invisibile del lavoro di cura.

Riconoscere pienamente il valore sociale del lavoro delle donne significa costruire nuovi diritti, nuove tutele e nuove libertà.

Lo Statuto dei Lavoratori non deve essere considerato una fotografia del passato, ma uno strumento vivo, da aggiornare e rafforzare per affrontare le sfide del presente.

Perché il lavoro senza dignità e umanità non è libertà.
E perché ogni conquista ottenuta ieri va difesa e rinnovata ogni giorno.

Giuseppe Valentino 

Segretario Generale 

Filcams Cgil Calabria

Bandiere Filt e Filcams Cgil
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