Longobucco: custodire la memoria per costruire il futuro
Di Anna Maria Ventura
Un fiume, una civiltà antica, un borgo senza tempo.
Sembra l’inizio di una fiaba. Ma non è una fiaba quella che vado a raccontare, bensì fatti di storia vera, del passato e del presente, che si incontrano e si intrecciano in una dimensione in cui i legami spazio-temporali, apparentemente esili, si rafforzano attraverso le coordinate della bellezza e dell’eternità.
Una dimensione in cui si fondono natura, storia e tenacia di una terra e di una popolazione che non vuole perdersi, forte del proprio passato e della propria identità.
Diamo innanzitutto un nome a queste entità storico-geografiche: il fiume è il Trionto, l’antico Traente; la civiltà antica è quella di Sybaris, nella Magna Graecia; il borgo senza tempo, dalla bellezza antica e suggestiva, come tanti borghi della Calabria, è Longobucco.
Come si intrecciano le loro storie?
Longobucco sta vivendo un periodo di grandi difficoltà. Tutto ha avuto inizio con il crollo, il 3 maggio 2023, di una parte del viadotto Ortiano 2 – Diramazione Longobucco, sulla Strada Sila–Mare. A quasi tre anni da quell’evento, la comunità longobucchese continua a vivere nell’incertezza. Nonostante la demolizione della vecchia struttura e l’avvio della ricostruzione, i lavori procedono a rilento e le scadenze annunciate non sono state rispettate. Ad oggi non esistono date certe per la riapertura, mentre il territorio resta isolato, in attesa di un’infrastruttura sicura e definitiva.
L’isolamento condiziona la vita non solo della comunità di Longobucco, ma dell’intera vallata del Trionto. Una ferita certamente difficile da rimarginare che, tuttavia, non fermerà il sogno di rinascita di un territorio che trova nella natura e nella storia solide basi e fondamenta.
Il territorio è quello della Sila Greca e del Basso Ionio, baciato dalla bellezza di una natura che invade con forza il Parco Nazionale della Sila. Longobucco è la “capitale” di questo parco, una vasta area montana della Calabria centrale. La Sila, riconosciuta come Riserva della Biosfera dall’UNESCO, fa parte della rete mondiale dei siti di eccellenza per la conservazione e lo sviluppo sostenibile.
La natura, straordinariamente generosa, ha offerto a questo luogo tutto ciò che possedeva: boschi e prati, laghi e fiumi, monti e valli.
Il Parco non è solo natura, ma anche cultura e storia.
Longobucco si trova nel cuore della Sila Greca. Sorta in epoca medievale, viene identificata da alcuni studiosi, tra cui Tommaso Bartoli, con Themesen o Tempsa, una delle città della Magna Graecia confederate di Sibari. Il toponimo, attestato nel Trecento come Longobucto, è interpretato nel senso di Longa Bucca, “lunga cavità”.
Normanni, Svevi e soprattutto Angioini sfruttarono largamente le miniere d’argento della località San Pietro per la coniazione delle loro monete. Tra il XVI e il XVII secolo Longobucco divenne economicamente molto importante grazie alla fertilità del terreno e ai ricchi boschi della zona. Annessa al Regno d’Italia, partecipò alle successive vicende nazionali e internazionali. Il terremoto dei primi anni del Novecento causò gravi danni al borgo. Anche il fenomeno del brigantaggio postunitario non risparmiò Longobucco: erano longobucchesi i temuti briganti Palma, Faccione e Santoro, noto come Re Coremme.
Longobucco conserva intatta la bellezza della sua storia. Gli antichi palazzi e le numerose chiese, artisticamente rilevanti, testimoniano un antico splendore. La Via delle Miniere ricorda l’attività estrattiva: lungo il percorso si possono ammirare le cave delle miniere d’argento e installazioni che illustrano le tecniche di estrazione e lavorazione della galena argentifera.
Suggestivo e affascinante è il centro storico. Percorrere le strette viuzze è un’emozione: sembra di tornare indietro nel tempo, di mescolarsi agli abitanti che vivevano in quegli antichi vicoli, intrecciati e sovrapposti in modo irregolare. Si immaginano uomini e donne salire per i gafi, le scale esterne di accesso ai piani superiori delle case, e bambini rincorrersi tra le strade, riempiendo di vita il borgo.
Purtroppo,oggi, le case, un tempo quasi tutte abitate e riecheggianti di voci e di esistenze che si succedevano con il lento ma mai banale scorrere del tempo, si sono in gran parte svuotate, soprattutto dei giovani, emigrati altrove in cerca di futuro.
Eppure Longobucco resta una delle poche realtà territoriali della Calabria in cui si continuano a lavorare i tessuti su antichi telai a mano. Elemento identitario del borgo è il Museo della Tessitura, ricco di oggetti che ne testimoniano la storia.
Studiosi e visitatori giungono nel borgo, per scoprire le preziose tracce dello splendore di quest’arte, ammirando motivi e colori che contraddistinguono una forma d’artigianato tessile, preziosa e di rara bellezza.
Altro protagonista di questa storia è il fiume Trionto, nel cui alveo si è verificato il crollo della campata del ponte della Sila–Mare. Il Trionto è l’antico Traente, sulle cui sponde, nel 510 a.C., avvenne lo scontro tra Kroton e Sybaris, che decretò la fine della città più ricca della Magna Graecia calabrese. Di essa non restarono che ruderi e fango, oltre a migliaia di schiavi.
E proprio sulle rive di questo fiume sorse Sibari sul Traente intorno alla metà del sec. V a. C. dai discendenti degli antichi Sibariti. La nuova Sibari rimase sempre una città di secondaria importanza: la vita interna di essa fu dominata per qualche tempo dai contrasti fra pitagorici e antipitagorici, finché, per intervento degli Achei del Peloponneso, si poté ottenere una riconciliazione generale e le tre città achee di Crotone, Caulonia e Sibari sul Traente si unirono in una lega che fu il primo nucleo di quella Lega italiota, che resisté con qualche successo agli assalti dei Lucani e di Dionisio di Siracusa. Formatasi, intorno al 355 a. C., la lega autonoma delle tribù dei Bruzî, Sibari sul Traente fu tra le prime colonie greche a sottomettersi a quel fiero popolo Da tutto ciò si evince che la terza protagonista della storia è l’antica Sybaris indissolubilmente legata a questo territorio. Sybaris, la più ricca città della Magna Grecia Calabrese, fondata dagli Achei nel 720 a.C. Strabone, nell’opera “Geografia”, libro VI, 1,3 racconta: “con le sue abitazioni, riempiva tutt’intorno, lungo il Crati, un cerchio di 50 stadi”. Ben presto la città divenne potente grazie alla sua posizione geografica, immersa in una vasta e fertile pianura: la Piana di Sibari, in cui scorrono tre dei maggiori fiumi calabresi: il Crati, il Coscile, anticamente denominato Sybaris, e l’Esaro.
La posizione geografica la poneva di fatto al centro dei traffici del Golfo di Taranto e soprattutto ponte tra l’Etruria e la Grecia. La città controllava tutte le vie istmiche che dal Tirreno conducevano allo Jonio e le città greche presenti sul Tirreno: Laos, Posidonia e Scidro. Le sue enormi risorse la trasformarono ben presto da colonia a città fondatrice di colonie, arrivando ad estendere il suo dominio su quattro popoli e venticinque città. L’attuale territorio della Provincia di Cosenza, al tempo ancora scarsamente sfruttato e controllato esclusivamente da Sybaris e dalle sue colonie, forniva alla città ogni genere di ricchezza che le permettevano di raccogliere a basso costo una grande quantità di materie prime, come oro, argento, rame e sale.
All’apice della sua potenza, fu dilaniata da lotte interne tra partiti opposti, che determinarono l’ascesa al potere del demagogo Telys. In aperta opposizione, 500 esponenti del partito politico contrario si rifugiarono presso Kroton. Telys pretese, senza successo, l’estradizione; Kroton invece inviò presso Sybaris trenta ambasciatori per mediare la crisi, ma furono tutti massacrati. Questo affronto diede a Kroton il pretesto di muovere guerra contro Sybaris.
Lo scontro avvenne sul fiume Traente, l’attuale Trionto e qui si verificò la clamorosa sconfitta, che decretò la fine della gloriosa città.
Ed ecco che il cerchio si chiude, passato e presente si incontrano: l’antica Sybaris, il fiume Traente/Trionto, Sybaris sul Traente, il pilone del ponte, costruito proprio nell’alveo di questo fiume, che si è inclinato provocando il cedimento di una campata del ponte stesso, il borgo senza tempo di Longobucco, rimasto isolato insieme alle aree interne dell’altopiano silano. Gli abitanti, che vogliono raggiungere il mare Jonio, devono percorrere strade vetuste, costruite al tempo dei Borboni e molto pericolose.
Eppure ce la faranno gli abitanti di Longobucco, della Sila Greca, dell’Alto e Basso Ionio e delle valli interne a ritrovare la speranza e a riprendersi il sogno di riscatto. Ce la faranno a non “mollare” questa Calabria, a restare aggrappati alle piazze, alle chiese, ai vicoli dei loro paesi, ai profumi e ai colori di una terra che vive e respira dentro di loro. Una Calabria che può ancora essere abitata, pensata e raccontata come luogo di futuro, non solo di memoria.
Ce la faranno non solo per tenacia e amore per la propria terra, ma anche grazie a visioni e progetti che puntano a trasformare la resistenza in rinascita.
In questa prospettiva si collocano iniziative come “Borghi vivi: adozione di un borgo per contrastare lo spopolamento”, che mira a restituire centralità alle aree interne attraverso la cultura, la memoria e la partecipazione delle comunità locali. Un percorso che dialoga con il Parco culturale dedicato a Saverio Strati, promosso da AIParC Cosenza. Un progetto che non si limita alla celebrazione, ma che intende ridare senso ai luoghi, alle parole, alle storie e alle persone, trasformando i borghi in spazi vivi di narrazione, incontro e futuro.
Sono semi piantati per i giovani, affinché possano scegliere di restare o di tornare, investendo competenze e sogni in una terra che non chiede assistenza, ma riconoscimento. Una Calabria che può ancora essere abitata, pensata e vissuta come luogo di possibilità.
È la stessa terra che accolse i coloni greci dall’VIII secolo a.C., dopo lunghi viaggi nel Mediterraneo, con negli occhi l’azzurro del loro mare, ritrovato qui, sulle coste calabre. Qui si fermarono. Qui lasciarono una civiltà che non va tradita, ma custodita, perché da essa i giovani possano trarre il futuro.
Unire energie e azione con le forze della storia e del pensiero significa seguire un destino comune. La coesistenza di luoghi reali – Longobucco e il fiume Trionto – e luoghi che sembrano non esistere più sulle carte geografiche, come l’antica Sybaris, ma che continuano a vivere nella stratificazione di civiltà, storia e costume, ha lasciato un’impronta indelebile sulla cultura e sulle arti di questa parte di mondo, tra cielo e montagne, tra mare e terra.




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