Caro Zu’ Binnu ti scrivo per renderti partecipe del mio stato emotivo nell’apprendere che non sei più tra di noi mortali.
Fino a un certo punto della mia vita pensavo che, gente come te e come zu Totò, che a differenza tua ancora è qui e per bocca sua manda il figlio a parlare nei talk show di questa Italia che Voi avete martoriato privandocene di alcuni Uomini tra i più eccellenti, eravate Immortali e mai e niente avrebbe scalfito la “grandezza della pochezza” del vostro essere su questa Terra.

Ti immagino ora in un’altra dimensione al cospetto non di un Dio… quello avrebbe dovuto scomodarsi anni fa impedendo che simili esseri umani potessero essere concepiti… ma al cospetto di quelle persone che per colpa tua e di qualcun altro IMMORTALE non hanno potuto finire di scrivere i capitoli più belli del loro libro della Vita. Stavolta, caro Zu’ Binnu, la questione è più seria e non la potrai risolvere con la tua inseparabile Beretta Mab 38. Qua non sei in quello Stato che in alcuni momenti hai tenuto ostaggio …e soprattutto non sei nella tua Corleone dopo hai vissuto latitando per quarantatre anni.
Avessi vissuto nel lusso, ti fossi goduto la vita… niente… chiuso come una belva in gabbia in casolari spartani vivendo quasi di stenti. Eri un fantasma come latitante e lo sei stato quando ti hanno catturato circondato da tutti quegli agenti che erano riusciti a beccarti dove aver pedinato un plico con la tua biancheria. Sei stato tradito da quel sistema di fitte comunicazioni basate sullo scambio capillare di pizzini di cui tu stesso eri stato ideatore e di cui andavi fiero. Quella fierezza che ti permise di essere considerato il “ragioniere” di Cosa Nostra negli anni post stragi … erano anni in cui l’indignazione di un popolo per aver perso Falcone e Borsellino in quel modo aveva fatto si che non si dovesse più permettere alla Mafia di ricattare le Istituzioni.
Caro Zu’ Binnu quello che avrei voluto chiederti è “Ne è valsa veramente la pena?”. Uno vive in funzione di qualcosa e/o di qualcuno. Quale è stata la funzione della tua vita. Cosa mai hai potuto trasmettere del tuo vissuto al sangue del tuo sangue se non immagini di sangue altrui. Hai vissuto e male non potendoti nemmeno curare adeguatamente, sempre braccato, senza gli affetti di una moglie che vedevi saltuariamente e che non hai mai voluto o potuto sposare e di due figli che per fortuna non hanno voluto seguire la scia di un padre.
Si dice che quando ti hanno catturato con un sorriso beffardo hai fatto i complimenti a chi aveva condotto l’operazione. Provo a immaginare quel sorriso e l’unica immagine che mi viene in mente è di un povero vecchio che in vita pensava di essere un Padreterno, si vantava di vivere e pretendeva che si vivesse secondo i dettami del vero Padreterno e che ora che è morto dopo aver regalato morte gli viene negata anche l’opportunità di un ultimo ricordo all’interno della casa del vero Padreterno.
Caro Zu’ Binnu molte sono le domande che avrei voluto farti e a cui probabilmente non avresti risposto… quindi mi sono limitato a scriverti questo pizzino. Il problema sarà fartelo avere… mi mancherà scriverti come facevamo un tempo… messaggi brevi, sgrammaticati ma ricchi di contenuto. Che bei tempi… e quanti picciotti viaggiatori!! Ora più che ai picciotti dovrò affidarmi a dei piccioni che volino fin lassù… dove ti trovi ora…
Riposa in pace Bernardo Provenzano… anzi no.
“Ti prego di essere sempre calmo e retto, corretto e coerente, sappia approfittare l’esperienza delle esperienze sofferte, non screditare tutto quello che ti dicono, cerca sempre la verità prima di parlare, e ricordati che non basta mai avere una prova per affrontare un ragionamento. Per essere certo in un ragionamento occorrono tre prove, e correttezza e coerenza. Vi benedica il Signore e vi protegga.” (Bernardo Provenzano).
Special thanks to Rosita Greco (my cummy).
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