Dalla Grecia delle libertà ai conflitti del presente: la cultura come resistenza nel “Mese della Cultura AIParC Cosenza 2026”
Di Anna Maria Ventura
Ci sono epoche in cui il fragore delle armi sembra sovrastare la voce delle parole. Sono i momenti in cui il linguaggio si impoverisce, il dialogo si spezza e la politica abdica alla sua funzione più alta: quella della mediazione. Il nostro tempo sembra attraversare proprio una di queste stagioni. Il fragore delle armi scuote intere regioni del mondo e l’attenzione globale si concentra ora sulla pericolosa escalation del conflitto fra Israele Stati Uniti e Iran, con il pericoloso allargamento in Medio Oriente. Allora diventa urgente interrogarsi sul ruolo delle parole, del pensiero critico e della memoria storica.
La guerra è sempre, prima di tutto, una sconfitta del linguaggio. Quando le parole non riescono più a mediare, comprendere, negoziare, subentrano le bombe. Eppure, la storia dell’umanità dimostra che le parole sono state spesso più durature delle armi: hanno costruito civiltà, fondato istituzioni, tramandato valori. Sono le parole di Omero, di Erodoto, di Tucidide che ancora oggi raccontano conflitti lontani nel tempo, trasformandoli in coscienza collettiva, in riflessione, in identità. Il conflitto israelo americano contro l’Iran, richiama alla memoria guerre lontane, che vedevano protagonista l’antica Persia.
Le famose guerre persiane contro la Grecia del V secolo a.C. sono un simbolo potente. Quando l’immenso impero persiano si scontrò con la piccola e frammentata Grecia, nessuno avrebbe scommesso sulla vittoria delle poleis elleniche, di Atene, in particolare. Eppure Maratona, Salamina, Platea segnarono l’affermazione di un’idea di libertà politica e culturale che avrebbe inciso profondamente nella storia dell’Occidente. Dopo la stagione delle guerre persiane in Grecia, la storia compì un “paradosso’: con Alessandro Magno fu il mondo greco macedone a varcare i confini dell’Egeo e a spingersi fino all’India. Ma ciò che sopravvisse a quell’impresa non fu soltanto l’eco delle battaglie. Fu la nascita di un mondo nuovo, l’ellenismo, dove Oriente e Occidente si incontrarono nella lingua, nella filosofia, nella scienza. Ancora una volta, la forza delle armi si dissolse nel tempo; la forza delle idee costruì un modello
di civiltà, dal quale prese forma un’eredità che avrebbe alimentato Roma, il Rinascimento, l’Illuminismo, fino al moderno Occidente.
Oggi, tuttavia, la percezione appare rovesciata. In un mondo globalizzato, segnato da interessi economici e strategie geopolitiche spesso opache, l’Occidente americano non si presenta come difensore di libertà, ma come attore dominante in conflitti complessi, dove il confine tra sicurezza e profitto si fa ambiguo. La realtà sembra assumere tratti distopici: alle narrazioni ufficiali si affiancano propaganda, polarizzazione, semplificazioni estreme.
In questo scenario, la cultura diventa presidio critico e la storia uno strumento per leggere il presente. La civiltà classica è fondamento di categorie: democrazia, cittadinanza, dialogo, che permettono di distinguere tra forza e giustizia, tra potere e legittimità.
L’arma delle parole diventa studio, confronto, approfondimento. È la capacità di restituire complessità a ciò che viene ridotto a slogan. È la possibilità di educare le nuove generazioni al pensiero critico, alla consapevolezza storica, alla responsabilità civile, al valore della pace.
È in questa prospettiva che assume un significato ancora più profondo la Seconda Edizione del Mese della Cultura, promossa da AIParC Cosenza.
Nel corso di marzo 2026, le città di Cosenza, Rende, Montalto Uffugo, Altomonte e Casali del Manco diventano luoghi di incontro e riflessione, trasformando sale istituzionali, accademie e spazi culturali in laboratori di pensiero. Presentazioni di libri, conferenze storiche, approfondimenti filosofici e letterari costruiscono un percorso che attraversa la memoria civile, la tradizione francescana, il Risorgimento locale, la figura di Dante, di Corrado Alvaro, fino al ricordo di grandi intellettuali come Luigi Lombardi Satriani.
Ogni appuntamento del Mese della Cultura è un atto di resistenza culturale: un’affermazione del valore della conoscenza contro l’impoverimento del dibattito pubblico. In un tempo in cui il rumore mediatico rischia di sostituire l’argomentazione, questi incontri riaffermano la centralità della parola ragionata, del confronto rispettoso, della memoria condivisa.
Se l’antica Grecia difese la propria libertà anche attraverso la forza delle idee, oggi la difesa della civiltà passa attraverso la cura della cultura. Non si tratta di opporre ingenuamente libri e bombe, ma di riconoscere che senza cultura non esiste coscienza critica, e senza coscienza critica non esiste vera libertà.
Il Mese della Cultura AIParC Cosenza si inserisce così in un orizzonte più ampio: celebrazione del patrimonio locale, ma anche contributo concreto alla costruzione di una comunità consapevole. In tempi di guerra e disorientamento globale, tornare alla storia, alla filosofia, alla letteratura significa rimettere al centro l’uomo, la sua dignità, la sua capacità di dialogo.
E forse, proprio nelle sale di una città del Sud, tra studiosi e cittadini riuniti attorno a un libro, si rinnoverà silenziosamente quella stessa convinzione che animò le antiche poleis greche: la civiltà non nasce dalla forza, ma dalla parola.

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