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Mimmo Lucano

Mimmo Lucano, dal “Modello Riace” alla condanna

La storia di Mimmo Lucano è una di quelle storie che non si possono non raccontare.

Le sue iniziative, la sua fama dovuta alla creazione del “Modello Riace”, si sono diffuse tra la gente tanto che, nel 2016, l’ex sindaco di Riace, paese allora ai più sconosciuto in provincia di Reggio Calabria, si posiziona al quarantesimo posto nella classifica dei 50 leader più influenti del mondo nella rivista americana Fortune.

Oggi questo stesso leader, così acclamato ed apprezzato, si vede gettare addosso una condanna a 13 anni e due mesi di reclusione per presunte irregolarità nella gestione dei migranti.

E’ il 1998 quando a Riace Marina sbarcano 200 profughi provenienti dal Kurdistan. Mimmo Lucano, attivista, poi sindaco della cittadina calabrese, decide di riaprire le case lasciate vuote a causa dell’immigrazione, da sempre piaga del meridione, ridando vita e speranza ad un territorio destinato all’abbandono.

Lucano dedica gran parte della sua attività amministrativa all’integrazione degli immigrati e nasce il “Modello Riace”.

Vengono aperti bar, laboratori, scuole, nasce una moneta speciale per aiutare gli immigrati nelle spese giornaliere in attesa dell’arrivo dei fondi europei. Riparte l’economia. Nasce il “Villaggio Globale”, centro dell’accoglienza. In 17 anni si stima che siano passati almeno 6mila richiedenti asilo da più di 20 Paesi del mondo.

Mimmo Lucano
Mimmo Lucano

Mimmo Lucano e il suo “Modello” diventano famosi in tutto il mondo come esempio da seguire, come simbolo di accoglienze e solidarietà. La stessa solidarietà che oggi, dopo la pesantissima condanna, il mondo sta manifestando nei confronti di colui che, per molti, è solo responsabile di aver concesso una seconda opportunità di vita a chi, arrivando nel nostro paese senza possedere nulla, per sopravvivere non avrebbe potuto far altro che dedicarsi ad azioni illecite.

Mimmo Lucano concede case gratis

In cambio, grazie a un efficiente sistema di cooperative messo in piedi, gli immigrati possono imparare un mestiere tramite «borse lavoro», prendere un piccolo stipendio e spendere i soldi guadagnati negli esercizi commerciali convenzionati del paese.

La favola del Modello Riace si infrange il 2 ottobre 2018 quando a Lucano viene notificata un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per presunte irregolarità nella gestione del modello Riace. Parte l’inchiesta “Xenia”. Tra le accuse, anche quella di organizzare matrimoni combinati tra donne straniere e persone del posto per permettere alle prime di risiedere in modo permanente in Italia.

Ieri è arrivata la condanna, sconcertante per i più, ad una pena che è quasi il doppio di quella richiesta della procura. E mentre Lucano aspetta le motivazioni della sentenza tutti, dal mondo della politica alla gente comune hanno espresso un parere sulla vicenda.

Il mondo politico calabrese, in fermento a causa delle elezioni regionali che si svolgeranno domenica 3 e lunedì 4 ottobre, non si è risparmiato nell’esprimere il proprio parere in merito alla vicenda. Parole di dissenso nei confronti della condanna sono giunte soprattutto dalla sinistra, da sempre a sostegno delle iniziative di Lucano.

Mimmo Lucano è attualmente candidato alle regionali a sostegno della candidatura di Luigi de Magistris a presidente della Regione Calabria, il quale ha deciso di chiudere la sua campagna elettorale proprio dalla cittadina reggina. A causa della sua condanna, per la legge 6 novembre 2012, n. 190 (nota anche come legge Severino) Lucano al momento risulta impresentabile.

Si è svolta oggi pomeriggio, a Riace, una manifestazione in sostegno dell’ex sindaco. In tanti, da ogni parte della Calabria si sono recati nella cittadina per esprimere la propria solidarietà uniti da un solo grido accorato “Siamo tutti Mimmo Lucano”. Lucano che, dalla notizia della sentenza è stato travolto da un vortice di emozioni, alla fine del suo intervento è scoppiato in un pianto dirotto.
Tante altre sono le iniziative in programma nei prossimi giorni a sostegno dell’ex sindaco.

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