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Mongrassano, rinasce l’antico rito della Corajisima: il filo della memoria unisce la comunità

A Mongrassano le sette pupattole tornano a scandire le settimane di penitenza tra i vicoli del paese grazie alla sinergia tra anziani, esperti e associazioni del territorio.

Un tempo le società tradizionali, in mancanza di riferimenti cronologici, per contare il susseguirsi delle settimane quaresimali si affidavano ad antichi metodi e calendari rurali le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Solitamente in Calabria, come in molte regioni del Sud Italia che condividono questa tradizione, si usava esporre una singola pupattola con un’arancia o una patata in cui erano conficcate sette penne di gallina. Settimana per settimana si sfilava una penna, fino ad arrivare alla Santa Pasqua.

Mongrassano, comunità arbëreshë dell’alto cosentino che ben mantiene riti e tradizioni comunitarie e intime, vanta una particolare diversità culturale che consiste nell’esposizione in rappresentazione orizzontale di sette diverse pupattole, vestite in abiti tradizionali e sospese a una corda o canna tra le case. Le sette pupe, che fanno la loro apparizione la domenica di Carnevale, vengono rimosse settimanalmente — una per ogni domenica di Quaresima — fino a lasciare per ultima la “Matrona”: la Corajisima di dimensioni più grandi, armata di conocchia fino al Sabato Santo. Essa diventa il simbolo del tempo che scorre e del lavoro femminile che tesse pazientemente i giorni della penitenza.

Questo patrimonio culturale che, come vedremo, quest’anno ha riunito la comunità di Mongrassano, è stato protagonista ieri di un incontro organizzato e fortemente voluto dalla attiva Associazione culturale Antonio Staffa, che ha trasformato la memoria in confronto culturale. Nel pomeriggio di ieri, infatti, nella gremita sala del Circolo Comunale Anziani, dopo i saluti istituzionali del Vicesindaco Orestano Baldino, del vice presidente della Proloco Pasqualino Della Motta e del presidente del Circolo ospitante, Vito Argodizzo,  il convegno è stato avviato dalla testimonianza del Presidente dell’associazione promotrice Angelo Posteraro, che oltre a entrare nei particolari della tradizione quaresimali rivitalizzata, ha evidenziato anche con la proiezione di un contributo video come il momento della realizzazione delle Corajisime abbia coinvolto l’intera comunità in modo prezioso.

Il convegno è stato impreziosito dal contributo del Prof. Franco Ferlaino, esperto di etnologia, che ha analizzato la spiritualità della “spogliazione” quaresimale attraverso la storia dell’arte. In collegamento online, la ricercatrice Lucia Laterza dalla Basilicata, in rappresentanza della Rete Nazionale Bambole Quaresima, ha tracciato un ponte con la sua Montescaglioso, che condivide l’esposizione di sette pupattole con le normali varianti nei simboli. Tali interventi hanno confermato come queste tradizioni siano tasselli di un mosaico meridionale più ampio, ricco di varianti locali ma profondamente interconnesso.

A conclusione, Andrea Bressi, musicista ed esperto di tradizioni popolari, ha portato testimonianza della sua ricerca sul campo riguardo alla tradizione delle Corajisime in Calabria e sulla personificazione della Quaresima: la vedova di Carnevale, riflesso della Vecchia Filatrice, una delle figure mitologiche della cultura europea. Bressi, mosso dalla passione per la ricerca, è tornato più volte negli anni a Mongrassano mostrando interesse verso la rappresentazione delle sette bambole, invitando la comunità e le associazioni a scavare ancora più a fondo e a interrogare le ultime anziane che potrebbero conservare preziosi ricordi su questa tradizione antica. Un invito che, man mano che l’amicizia si consolidava, è stato piacevolmente accolto dall’Associazione Staffa: dopo aver incontrato signore di buona memoria, come la Signora Erminia e tante altre, quei racconti hanno riallacciato il filo con il passato, stimolando a riprendere ago e filo per riportare in vita le sette pupe. Ieri la comunità di Mongrassano ha così festeggiato la rinascita di un rito identitario. L’iniziativa ha avuto il merito di coinvolgere le signore del Circolo Anziani insieme ai più giovani, permettendo il recupero di saperi tecnici legati all’uso di materiali d’epoca. Questa sinergia non ha solo rinsaldato il legame sociale, ma ha restituito al borgo un simbolo visibile del proprio passato. È straordinario osservare come la figura della “Corajisima” smetta di essere un oggetto polveroso per tornare a “penzolare” tra i vicoli, scandendo nuovamente il tempo della comunità.

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