Scalpore e indignazione per la proposta di “regalare” una morte dignitosa al boss Totò Riina. Cosa si sarebbero detti Falcone e Borsellino a riguardo?

Si può uccidere due volte una persona? Ovviamente razionalmente parlando la risposta è no: ma vi invito per un attimo a immaginare la visione paradisiaca insita in gran parte di noi dello scenario che ci si propone subito dopo la nostra morte: un pò come quella famosa pubblicità del noto caffè dove Paolo Bonolis e Luca Laurenti sono due anime appena giunte in Paradiso e che interloquiscono con il San Pietro pubblicitario gustandosi una tazza di caffè. Aggiungiamo a questo scenario pubblicitario la possibilità per i protagonisti di osservare quello che accade sulla Terra. Bonolis e Laurenti amici in vita un pò come lo erano in vita Falcone e Borsellino e che magari in questo momento da lassù osservano quanto accade sulla terra. Sono in quel posto da ormai tanti anni e da lì avevano potuto compiacersi delle tante battaglie che in terra si erano vinte subito dopo la loro morte e anche grazie alla loro morte, contro quel nemico oscuro e tentacolare.
La mafia, dopo la morte di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, ha subito pesanti sconfitte: sulla spinta anche di un’emotività nazional-popolare sono state condotte varie operazioni tra cui gli arresti di Bernardo Provenzano e Totò Riina ossia i principali artefici delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Oltre a questo in Italia si respirava e per fortuna si respira un’aria diversa dopo le due stragi: gli Italiani avevano potuto apprezzare quanto di buono i due magistrati avevano fatto per combattere la piaga. Gente che scende in piazza a manifestare e crollo di alcuni di muri di silenzio soprattutto al Sud e in particolar modo in quella Sicilia tanto amata da Paolo e Giovanni. Da lassù, sorseggiando un caffè, i due amici hanno potuto vedere ciò e hanno potuto constatare che la loro morte era servita a qualcosa…fin quando non accade quello che mai si sarebbero aspettato.
La vita di Totò Riina, condannato al carcere a vita, diventa dapprima il tema di una fiction televisiva, e da lì a qualche anno ci tocca assistere sulla emittente pubblica di Vespiana fattura una puntata intera di “Porta a Porta” in cui il figlio del boss mafioso cerca di dare un’immagine più umana di Totò. Paolo e Giovanni rimangono basiti quando scoprono che nel momento in cui Salvo Riina racconta che della strage di Capaci ricorda che si trovava in una sala giochi e ricorda solo sirene e che non sospettava che il tutto poteva essere accaduto per mano del padre, circa il 14% degli italiani, in seconda serata , è incollato a ascoltare quelle fandonie.

Vi lascio immaginare cosa sta succedendo in questi giorni in cui la Cassazione si è espressa favorevole a dare una morte dignitosa a Totò Riina visto il suo attuale precario stato di salute. Io me lo vedo imprecare Giovanni: “Ma che cazzo deve fare uno affinchè marcisca in carcere per tutta la vita?” Paolo più diplomaticamente cerca di calmare l’amico, di rassicurarlo, lo invita ad avere fiducia nella Giustizia. Giovanni si calma e tornano a bere il loro caffè…finchè dopo vari minuti di silenzio si guardano negli occhi e si rendono conto che uno sta pensando la stessa cosa che sta pensando l’altro. E quasi tra i denti Paolo dice: “No, non può accadere, non qui, non è questo il posto per lui…ci hanno insegnato che i cattivi vanno da un’altra parte” .”Guarda c’è Pietro proviamo a chiedere a lui: “Pietro dovrei chiederti una cosa“. Pietro li guarda e dice loro: “Ragazzi chiedetemi ma fate velocemente, ho da fare…stiamo aspettando uno che in vita si faceva chiamare “u’Curt”, una persona tutta d’un pezzo…il classico uomo d’onore“. E’ una storiella inventata ovviamente…si sa che i cattivi vanno all’inferno. Quello che però è vero è tutto il resto, inclusa la possibilità che Totò Riina muoia comodamente nel suo letto.
“Io vi perdono, ma inginocchiatevi“. Rosaria Schifani (moglie di Vito Schifani, scorta di Giovanni Falcone).
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