Alla Giornata nazionale del Risorgimento premiato lo storico calabrese Giuseppe Ferraro, simbolo di una ricerca capace di unire rigore scientifico, impegno civile e formazione delle nuove generazioni
Di Anna Maria Ventura
Nei giorni 16 e 17 marzo, la città di Napoli ha ospitato le celebrazioni della Giornata nazionale del Risorgimento, in stretta connessione con la Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera, istituita con la legge n. 222 del 23 novembre 2012. L’iniziativa, promossa in collaborazione con l’Istituto nazionale per la storia del Risorgimento italiano e la Direzione Generale Archivi del Ministero della Cultura, con il patrocinio del Comune partenopeo, ha rappresentato un momento di alta riflessione civile e culturale.
Al centro delle celebrazioni, ospitate nella suggestiva “Sala Filangieri” dell’Archivio di Stato di Napoli, si è collocata la cerimonia di conferimento del premio nazionale “Giornata Nazionale del Risorgimento” al professor Giuseppe Ferraro. Un riconoscimento che valorizza una lcarriera accademica ed evidenzia il ruolo cruciale della ricerca storica nella costruzione della coscienza collettiva.
In un’epoca segnata da crisi globali, conflitti e trasformazioni profonde, il richiamo al Risorgimento è un invito a interrogarsi sulle radici della cittadinanza e dell’identità democratica.
La storia, intesa come disciplina critica, consente infatti di comprendere i processi di lunga durata che hanno condotto alla formazione dello Stato nazionale, offrendo strumenti interpretativi indispensabili per orientarsi nel presente.
In questo senso, la Giornata del Risorgimento assume una funzione educativa fondamentale: ricostruire il passato per rafforzare i valori costituzionali, promuovere il senso civico e contrastare derive di disinformazione e semplificazione. Il dialogo tra ricerca storica e società civile emerge come elemento imprescindibile per la tenuta delle democrazie contemporanee.
La figura di Giuseppe Ferraro si inserisce pienamente in questa prospettiva. Originario di Longobucco, in provincia di Cosenza, Ferraro si è affermato nel panorama storiografico nazionale e internazionale grazie a studi rigorosi e innovativi. Le sue ricerche spaziano dalla storia dell’unificazione italiana al brigantaggio, fino alla storia culturale del Novecento.
Opere come “Il prefetto e i briganti”Le Monnier-Mondadori 2016), sulla storia dell’unificazione italiana e il brigantaggio in Calabria, hanno contribuito a rileggere criticamente il processo unitario, mettendo in luce le tensioni sociali e politiche che hanno attraversato il Mezzogiorno. Più recentemente, con Giornali prigionieri (Donzelli 2024), Ferraro ha esplorato un ambito meno noto ma estremamente significativo: la produzione giornalistica nei campi di prigionia durante la Prima guerra mondiale, restituendo voce a esperienze marginalizzate dalla narrazione dominante.
Accanto alla ricerca, Ferraro ha sviluppato un forte impegno nella didattica della storia. La sua ultima pubblicazione “ La storia tra i banchi. Educazione civica, intersciplinarietà, inclusione”, Carocci, 2026. evidenzia l’importanza dell’educazione civica, dell’interdisciplinarità e dell’inclusione nei percorsi formativi. Un approccio che mira a rendere la storia una disciplina viva, capace di dialogare con le nuove generazioni e di contribuire alla formazione di cittadini consapevoli.
Tra accademia e territorio
Il profilo di Ferraro si distingue anche per la capacità di coniugare attività accademica e impegno istituzionale. Dottore di ricerca presso l’Università degli studi della Repubblica di San Marino, è docente di Storia e Filosofia. Dal 2018 è membro del Centro studi “Paolo Prodi” per la Storia costituzionale (Università di Bologna). Ha collaborato e collabora con diversen Università. Fa parte del comitato scientifico-direttivo dell’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea. È deputato di Storia patria per la Calabria. Le sue ricerche hanno ricevuto importanti riconoscimenti tra i quali: “Spadolini-Nuova Antologia” a Firenze, “P.P. D’Attorre” a Ravenna, “Troccoli Magna Graecia” e “Amaro Silano” in Calabria. La sua monografia “Il prefetto e i briganti” ha ricevuto anche la menzione speciale al premio “Sele d’oro” ed è stata nel 2017 tra le cinque finaliste nazionali dell’Opera prima della SISSCO. Ferraro collabora con il Dizionario biografico degli italiani della Treccani. La sua attività riguarda anche la Didattica della storia e la formazione docenti. Attualmente è Direttore dell’Istituto per la storia del Risorgimento Italiano-Comitato Provinciale di Cosenza. Tutto questo testimonia un radicamento profondo nel territorio e una volontà di diffusione capillare della cultura storica. Ma è soprattutto nella capacità di incidere nei processi educativi e civili che si coglie la portata del suo lavoro.
Il conferimento del premio a Giuseppe Ferraro, nel contesto delle celebrazioni napoletane, assume dunque un valore simbolico e programmatico. In un presente spesso “martoriato” da tensioni e incertezze, la storia si configura come uno strumento essenziale per comprendere, interpretare e, in ultima analisi, costruire il futuro.
La lezione che emerge da queste giornate è chiara: senza memoria storica non può esistere una cittadinanza pienamente consapevole. E senza il lavoro degli storici , rigoroso, critico, impegnato, il passato rischia di diventare un repertorio di miti, anziché una chiave per leggere la complessità del nostro tempo.

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