I politici cosentini nella bufera, e tremano leggendo le dichiarazioni dei pentiti di ‘Ndrangheta, Ernesto, Alfonso e Vincenzo Foggetti, resi noti dal Corriere della Calabria
Voti a destra, come a sinistra, dicono i pentiti di ‘ndrangheta. Soldi e posti di lavoro in cambio di voti alle ultime amministrative cosentine per il candidato del Pd Enzo Paolini, e per Mario Occhiuto poi eletto primo cittadino. E così gli stralci di alcuni verbali resi noti, rischiano di travolgere l’intera classe dirigente che ha guidato Cosenza nell’ultimo decennio.

I pentiti di ‘ndrangheta, Ernesto, Adolfo e Vincenzo Foggetti, hanno “parlato”, interrogati, nei mesi scorsi dalla Dda di Catanzaro. E’ proprio Adolfo Foggetti, un tempo esponente della cosca “Bella Bella” a spiegare ai magistrati quale fu il sostegno della ‘ndrangheta alle elezioni comunali del 2011 poi vinte da Mario Occhiuto del centro destra, dopo il ballottaggio che avvenne con Enzo Paolini del Pd.
Nei “faldoni dell’inchiesta”, tante le vicende che riguardano i rapporti mafioso/politici della città di Cosenza, alcune vissute in prima persone dal collaboratore di giustizia, altre invece riferite dal Boss Maurizio Rango.
Il pentito avrebbe affermato ai pm che “sia lui, che Maurizio Rango, con la loro organizzazione criminale di riferimento, facente capo agli zingari, si erano impegnati nelle ultime elezioni comunali di Cosenza, a favore del candidato Paolino”.
Lo stesso pentito cita il ricordo di quando “si incontravano sotto casa di Maurizio Rango, con Paolini, che arrivava a bordo della sua auto – il cui autista era il figlio di Ennio Stancati – ed insieme si recavano al villaggio degli zingari allo stadio, per presentare Paolini come candidato, chiedendo agli zingari stessi, un impegno elettorale a suo favore”.
E poi soldi in cambio dei voti. “Paolini elargiva agli zingari somme di denaro che andavano dai 50 ai 150 euro a secondo dei nuclei familiari”, dice il pentito di ‘ndrangheta. Ma anche posti di lavoro promessi, in cambio dell’impegno elettorale, per i congiunti di alcuni boss, se gli avessero aperto le porte del villaggio rom.
Ma quelle elezioni le vinse Mario Occhiuto, che secondo Adolfo Foggetti, era sostenuto dalla cosca Perna. Lo stesso infatti, fa mettere a verbale, “di essere a conoscenza che Claudio Perna, boss a Cosenza, avesse fatto campagna elettorale in favore del candidato Mario Occhiuto”.
“Sono a conoscenza di queste circostanze – ha dichiarato – in quanto vi fu un incontro presso il bar Phoenix di via Giulia tra me, Maurizio Rango e Claudio Perna, nel corso del quale si discusse delle problematiche riguardanti le cooperative di servizi delle quali sia Claudio Perna, sia Plateroti, sia lo stesso Rango avevano la disponibilità”.
Secondo il pentito, il boss Perna lamentava che Occhiuto, dopo essere stato eletto con i voti della cosca, non avrebbe mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale. Ecco perché, Maurizio Rango, esponente del clan degli zingari, “lo rimproverava di non aver votato Paolini, il quale una volta eletto, avrebbe invece mantenuto le promesse”.
Lo stesso Enzo Paolini, consigliere comunale del Pd, replica: “Per quanto mi riguarda si può indagare su ogni aspetto della mia vita pubblica e privata. Qualsiasi illazione fatta su di me deve essere approfondita, analizzata, verificata, riscontrata da ogni punto di vista. E così farà la magistratura, per questo sono tranquillo come deve essere qualsiasi cittadino per bene”.
Respinge le accuse del pentito anche il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, secondo cui la sua amministrazione “ha messo per la prima volta mano nella storia della città alla riorganizzazione delle cooperative sociali richiedendo da subito la certificazione antimafia e bandendo gare pubbliche”.
“Tant’è che, proprio per l’indirizzo seguito, com’è noto – continua Occhiuto – sono stato minacciato e messo sotto scorta. Se avessi fatto qualunque tipo di promessa o avessi preso impegni di qualunque tipo, certamente non avrei mai potuto seguire questa condotta di legalità”.
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